Il paradosso, in realtà, è tale solo parzialmente. Perché la sensazione generale è che Zhegrova venga visto da Spalletti come un giocatore da ultima mezz'ora, quello che entra in campo e spariglia le carte contro un avversario stanco e meno lucido. Come accaduto contro il Napoli, ad esempio.
Dopo la partita persa contro il Sassuolo, l'allenatore lo aveva definito "imprendibile e imprevedibile quando crea questi uno contro uno nello stretto". Ma aveva aggiunto immediatamente che "poi magari una palla la tiene troppo, magari perde un pallone facile e non ha la qualità di rincorrere sulla fascia".
Ecco: Spalletti per puntare dall'inizio su un calciatore cerca anche altro. Cerca la continuità di rendimento, aspetto su cui Zhegrova - anche a causa dei problemi fisici, va detto - ha sempre peccato. E cerca un lavoro "totale" che lo sbarazzino Edon fatica a svolgere.
Lo stesso Lele Adani, dopo il secondo tempo di Cagliari nel quale proprio Zhegrova aveva contribuito a riaccendere la Juventus, aveva dato una definizione piuttosto chiara e senza troppi peli sulla lingua dell'esterno kosovaro: un giocatore di qualità e con potenzialità, sì, ma sul quale difficilmente si può puntare dal primo minuto.
"Zhegrova è un giocatore da mezz'ora: alla Juve possono esserci questi calciatori? Ci vogliono giocatori che siano pronti a fare i titolari, non giocatori da trenta minuti. Zhegrova è un calciatore funzionale per il sesto posto, ma il passo in avanti lo fai quando uno come lui ti fa tre partite consecutive".