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Fabio-Paratici(C)GettyImages

Paratici e il Milan saltato: "Avevamo chiuso due volte, alla Juventus eravamo 20 anni avanti a tutti"

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Salvare la Fiorentina e dare il via a un nuovo ciclo: è chiaro l'obiettivo di Fabio Paratici, diventato direttore sportivo del club toscano un paio di mesi fa dopo l'esperienza al Tottenham.

Avventura londinese condizionata dalla squalifica ricevuta per il caso plusvalenze emerso ai tempi della Juventus, con l'intermezzo della trattativa col Milan naufragata proprio sul più bello.

Di questo e molto altro ha parlato Paratici nell'intervista concessa a Paolo Condò sul 'Corriere della Sera'.

  • LA SQUALIFICA PER IL CASO PLUSVALENZE CON LA JUVENTUS

    "Non mi sento colpevole di nulla, se è questo che vuole sapere. Premesso ciò, è stata un’esperienza molto pesante perché l’indagine penale è durata cinque anni e mezzo, e per sostenerla è stato necessario essere forti. Sono stato condannato per una strategia tecnico-finanziaria che ha riguardato molti nazionali, le cito Rovella, Orsolini, Spinazzola. È stato applicato un principio contabile mai visto prima e che sto aspettando di rivedere: negli atti si parla di questo e non di plusvalenze gonfiate, come invece si racconta in giro. Nel processo sportivo non ti difendi, c’è poco da fare. Quello penale ho voluto chiuderlo per ricominciare a vivere".

  • IL MANCATO ARRIVO AL MILAN E MAROTTA

    "Io al Milan? Non in trattativa. Avevamo chiuso. Due volte nel giro di quindici giorni, mancava solo la firma. Poi mi hanno detto che non se ne faceva più niente. C'è stato lo zampino di Marotta? Non so, non credo, lui ha smentito. E di certo non l’ho chiamato, cosa potevo dirgli? Sei stato tu? E lui cosa poteva rispondermi? 'Ma no, figurati…' Acqua passata, la mia storia è Firenze".


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  • I 9 SCUDETTI CON LA JUVENTUS

    "Eravamo vent’anni avanti tutti gli altri. Un presidente visionario, un direttore sapiente, il talento che mi riconosco nel 'vedere' i calciatori, gli allenatori più preparati, i giocatori più seri. E le difficoltà delle milanesi nel gestire il declino delle grandi famiglie proprietarie, questo va detto".

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  • CRISTIANO RONALDO

    "Prezioso per la Juve, importante per tutti come fu poi Mourinho alla Roma, un campionato ha bisogno di grandi personaggi. Noi tutti volevamo la Champions e il primo anno avremmo potuto vincerla, l’eliminazione dall’Ajax mi resta ancora qui. Il problema fu che segnando un gol a partita, Cristiano rese troppo facile la vita ai compagni, che peraltro avevano già vinto tanto. Per questo cambiammo allenatore, per provare una shakerata".

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  • LE RIFORME PER IL RILANCIO DEL CALCIO ITALIANO

    "La federazione dovrebbe emanare le linee guida per i vivai come il ministero dell’Istruzione fa per le scuole. Uguali per tutti, dovrebbe controllare la loro applicazione con ispettori. A 5 anni si impara il controllo, a 6 il passaggio facendo correre veloce la palla, a 7 si comincia con l’uno contro uno. Niente classifiche almeno fino a 12 anni, parola d’ordine enjoy come in Inghilterra — divertiti — tattica di reparto a 13, tattica di squadra a 15. E se un allenatore ha la fortuna di avere quattro piccoli numeri 10 in una leva deve trovare il modo di metterli assieme, non schierarne uno e lasciare in panchina gli altri tre. Nel settore giovanile vanno costruiti i singoli per poi organizzarli in squadra, il contrario degli adulti dove si parte dalle squadre per esaltarne i singoli".

  • KEAN E FAGIOLI

    "Se riusciremo a trattenere Kean? Spero di sì, ha una clausola d’uscita importante ma in Europa ne conoscono il valore. E aggiungo il nome di Fagioli, un centrocampista da Barcellona che gioca in Italia".

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