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Paolo Maldini Leonardo Araujo MilanGetty Images

Leonardo sul momento del Milan: "Vuoto e senz'anima, mandando via Maldini tolto un pezzo di passione"

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Leonardo Nascimento de Araujo, quando parla di Milan, apre un mondo.

Lo dimostrano le parole pronunciate in un'intervista al 'QS' dove l'ex fantasista, allenatore e dirigente rossonero fotografa la fase complicata che sta attraversando il Diavolo, con cui da calciatore ha vinto lo Scudetto 1998/99, che ha guidato dalla panchina nel 2009/2010 e di cui è stato dg tra 2018 e 2019.

Secondo il brasiliano molto ruota attorno alla figura di Paolo Maldini, bandiera e icona di un club vittima di scelte da cui è scaturito il momento difficile: su tutte, appunto, l'uscita dello storico capitano dall'organigramma societario.

  • "IL MILANISMO C'ERA E SI CHIAMAVA MALDINI"

    "Serve più milanismo? Ma c’era, si chiamava Paolo Maldini e da dirigente ha vinto uno Scudetto ed è arrivato in semifinale di Champions. Poi è stato mandato via, e con lui un grande pezzo di passione".

  • "MILAN VUOTO E SENZ'ANIMA"

    "Oggi se ne sono accorti tutti, il Milan è vuoto, senz’anima. Ma sono cicli, passerà. Anche perché credo che in società abbiano capito di aver sbagliato".

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  • "SAN SIRO CREA ANSIA, MA TOGLIERLA TOCCA ALL'ALLENATORE O AL DIRIGENTE"

    "Giocare a San Siro ti crea ansia, è una sollecitazione non facile da reggere. Ma da allenatore o dirigente tocca a me capire come il calciatore possa liberarsene. E comunque la pressione non c’è solo a San Siro, ma da tutte le parti. Ci sono addirittura giocatori che preferiscono partire dalla panchina per essere più tranquilli".

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  • LEONARDO SULL'ESPERIENZA DA ALLENATORE DEL MILAN

    "Certe situazioni le ho vissute, anche se l’allenatore l’ho fatto poco. Ho cominciato col Milan in un momento particolare: Kakà era stato venduto, Maldini aveva smesso. Insomma, parecchie novità. Iniziai l’annata senza vincere per 5-6 partite. Tutti mi invitavano a non condividere con i calciatori scelte o sistemi di gioco e io invece andavo in palestra e dicevo: 'Giochiamo in modo spericolato e rischiamo'. In realtà i difensori non volevano (sorride, ndr), ma col tempo digerirono l’idea".

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  • "IL '4-2-FANTASIA' ERA BELLO E DIVERTENTE"

    "Vero, fu un azzardo, ma in tanti dicevano che il '4-2-fantasia' era bello e divertente. Tutto cominciò nella terza partita di Champions a Madrid, avevamo schierato una squadra molto sbilanciata in avanti e vincemmo 3-2. Mai successo al Bernabeu...".

  • "DURA FAR CRESCERE I GIOVANI, PRIMA SI GIOCAVA ANCHE IN STRADA"

    "Lo dico da papà a papà, non è facile dare consigli giusti per far crescere bene un giovanissimo calciatore del 2012 o del 2014, perché ogni bambino è fatto in un determinato modo. C’è chi ha bisogno di una spinta o un incoraggiamento in più, altri invece di una affettuosa “sgridata", ma di base l’obiettivo di tutti è giocare. La strada da percorrere è lunga ed è una cosa naturale, noi adulti non possiamo costringere il bambino e mettergli ansia se non ha voglia. Anche perché, vi assicuro, oggi chi ha talento non passa inosservato, gli “scout“ sono dappertutto. Di più: loro non guardano solo chi fa gol, ma osservano le potenzialità generali dei ragazzi".

    "Un bambino non potrà mai essere costante, quindi evitiamo di mettergli pressione. La verità è che prima, anche in strada, giocavamo 8 ore al giorno mentre adesso si gioca meno".

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