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Chivu Milan Inter GOAL GFX HDGetty GOAL

Le scelte di Chivu hanno inciso sul Derby? Cosa ha detto ai nerazzurri Milan-Inter

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La narrazione della "Pazza Inter" è romantica almeno quanto rischiosa: tutte le grandi rimonte, le partite rimesse in piedi con rabbia e orgoglio, le gare decise con il cuore, nascondono lati negativi che di solito finiscono in sala video, lontano da occhi indiscreti, coperte dal risultato. E quando questo non c'è è inevitabile vedere le crepe di un progetto che, almeno nel Derby contro il Milan, si è inceppato.

Facile parlare dopo, direte voi. Il ruolo di Cristian Chivu è anche quello di prendere decisioni impopolari, a volte: provare, sperimentare. È evidente che le scelte destinate alla gara di San Siro non hanno funzionato.

Ma è stato solo questo a decidere il Derby? L'Inter ha perso (di nuovo) contro il Milan perché il suo allenatore ha sbagliato la formazione iniziale? Proviamo a riepilogare quanto ci ha raccontato la serata del Meazza.

  • ESPERIMENTO FALLITO

    Non possiamo non partire dalla formazione schierata da Chivu, e dalle sue novità: la difesa rimane a tre, ma a centrocampo giocano Djed Spence a destra e Carlos Augusto a sinistra. Dietro a Marcus Thuram si muovono Petar Sucic e Andy Diouf. Federico Dimarco va in panchina.

    A priori quella che può essere considerata una piccola rivoluzione potrebbe anche aver senso: l'allenatore nerazzurro vuole una formazione più bloccata, più coperta, con un giocatore molto tecnico sulla trequarti e un altro che ha dimostrato più volte di lasciarsi andare in scorribande verticali. Bocciare questo progetto è un pregiudizio, insomma, ma non ha funzionato.

    Nei primi dieci minuti il Milan non si limita a guidare il gioco, ma lo domina totalmente: l'Inter è schiacciata e non riesce mai a ripartire, Thuram rimane isolato e in balìa dei centrali dei rossoneri. Sucic e Diouf fanno quel che possono, ma i nerazzurri soffrono maledettamente un Luka Modric a cui non prendono mai le misure (solo nel secondo tempo Chivu chiederà a Nicolò Barella di andare a prenderlo alto).

    Schiacciandosi, poi, si perde anche il momentum di Carlos Augusto, costretto a difendere come meglio può su un Diego Moreira incontenibile: il resto chiaramente riguarda la difesa in sé e i suoi componenti e poco l'esperimento tattico dell'Inter. E qui apriamo il secondo argomento.

  • LA DIFESA È UN PROBLEMA

    Fatta eccezione per il goal di Diego Moreira (una punizione su cui incide comunque una piccola sbavatura di Diouf in barriera, ma che non toglie nulla all'esecuzione, bellissima), entrambe le altre reti subite sono figlie di un atteggiamento difensivo dell'Inter da rivedere.

    Sul primo goal Yann Bisseck si fa prendere il tempo in maniera decisiva da Christian Pulisic: troppo spazio, troppo libero. Sul secondo goal è tutto il pacchetto che fa fatica, quest'ultima figlia probabilmente di un avvio shock.

    Messa sotto pressione, la linea difensiva dell'Inter si ripete nei suoi errori: è svogliata anche nei suoi punti di forza, frenetica in quello che nel recente passato è stato il presupposto del gioco, ovvero la sicurezza nell'impostazione. A inizio ripresa, con ritmi lenti, Manuel Akanji sventaglia a sinistra sostanzialmente verso nessuno: è l'immagine chiave del momento della difesa nerazzurra, aggravata dai numeri.

    Sono 13 i goal subiti in Serie A in 10 partite dall'Inter: nella passata stagione, in totale, ne ha presi 35, come nell'ultima annata di Simone Inzaghi. Siamo a circa un quarto del campionato e ne ha incassati un terzo. Questo dice tutto.

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  • COSA VA SPIEGATO, ANCORA?

    Pochi secondi dopo l'80' Chivu, dopo un importante e intenso dialogo con Aleksandar Kolarov, decide di far entrare Dimarco, ma anche e soprttutto Francesco Pio Esposito e Ange-Yoan Bonny. È tardi, tutti rimangono spiazzati. Serviva più peso prima, pensano i presenti, gli assenti e quelli da casa.

    Solo dopo il triplice fischio Barella, ai microfoni di Sky e DAZN, svelerà la condizione emergenziale che ha dovuto vivere l'Inter in attacco.

    "Eravamo in emergenza davanti perché non c’è Lautaro. Pio ha avuto la febbre in settimana, Bonny ha giocato oggi con 39 di febbre".

    Poi aggiunge: "Marcus era lì da solo, certo, dovevamo aiutarlo di più...", e questo è un punto importante. Non è la prima volta che i nerazzurri si mostrano senza troppe soluzioni alternative alle trovate difensive avversarie.

    Ci si appella spesso al cinismo che serve in condizioni difficili (intorno al 56' Carlos Augusto ha una chance per riaprire la partita, ma la sciupa da pochi metri), ma la storia di questo Derby di Milano è stata scritta soprattutto con l'inchiostro del carattere e dell'atteggiamento.

    La partenza del Milan ha inciso, la mancata reazione dell'Inter all'inizio del secondo tempo pure: la notte della ripartenza simbolica di Ruben Amorim coincide con quella dei dubbi, di un approccio difficile da spiegare e della prima sconfitta in campionato della formazione di Cristian Chivu. E dei suoi esperimenti. Forse affascinanti, ma non riusciti.

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