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Dodo Fiorentina JuventusGetty Images

Dodô e il fratello coinvolto nel traffico di droga: "Volevano sparargli davanti a me"

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Dodô, oggi, è il terzino titolare della Fiorentina e uno dei protagonisti della Serie A. Ma come spesso accade, prima di un presente da calciatore professionista c'è un passato doloroso da ricordare.

Il brasiliano lo ha fatto in "A luci spente", format ideato della Fiorentina nel quale si è raccontato senza filtri esponendo alcuni episodi di un'infanzia difficile.

Il ricordo di quanto accaduto con il fratello, in particolare, fa ancora male a Dodô. Come quando, tanti anni fa, due malviventi provarono a sparargli senza successo.

  • LA CARRIERA INIZIATA "PER CASO"

    "Sono cresciuto in un quartiere di San Paolo, dove abitavo con i miei genitori e le mie sorelle, che oggi sono una dottoressa e un architetto. Era un quartiere povero. Io sognavo di diventare un calciatore, volevo portare via la mia famiglia da quel posto".

    "La mia carriera è iniziata quasi per caso: giocando a pallone per strada venni investito da una macchina, così mia madre mi iscrisse a una scuola calcio per farmi stare in un luogo più sicuro

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  • L'INFANZIA, GLI AMICI, IL TRAFFICO DI DROGA

    "L'infanzia in Brasile è stata molto dura, molti ragazzi della mia età venivano coinvolti presto nel traffico di droga e spesso finivano per andare in carcere. Io volevo costruirmi una vita diversa".

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  • "VOLEVANO SPARARE A MIO FRATELLO"

    "Ho un fratello più grande, solo da parte di mia madre, che era il mio specchio in casa. Si è avvicinato al traffico della droga a 16 anni. Una volta, era mezzanotte, ero insieme a mamma per cercare di farlo tornare a casa e a un certo punto lo abbiamo trovato ubriaco. Sono arrivati dei ragazzi con una pistola, gli volevano sparare. Mamma ha iniziato a pregarli di non farlo, la pistola non sparava e così lui è scappato.

    È sparito per due mesi, quando è tornato ha rubato in una casa insieme ad altre persone, la polizia lo ha seguito e anche loro volevano sparargli: la pallottola per un segno del destino non è arrivata a destinazione".

  • "UN INSEGNAMENTO PER LA VITA"

    "Quello è stato un insegnamento per la mia vita: non volevo essere la stessa persona che era diventato lui. Avevo 11 anni. Mio fratello a 18 è andato in carcere e ci è rimasto 15 anni. Io ho provato a dargli una mano, ma non ci sono riuscito".

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