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Scotland World Cup GFXGetty/GOAL

Guida ai Mondiali 2026: Scozia

Per la prima volta dal 1998, la Tartan Army è presente a un Mondiale, ma la squadra di Steve Clarke riuscirà a entrare nella storia raggiungendo la fase a eliminazione diretta?

GOAL
  • Tra gli anni Settanta e Novanta la Scozia era una presenza quasi abituale ai Mondiali, ma dopo Coppa del Mondo 1998 è iniziato un lungo digiuno durato quasi tre decenni. La qualificazione al 2026 ha quindi un peso storico enorme, arrivata al termine di una campagna tutt’altro che lineare. Il percorso degli scozzesi è iniziato con uno 0-0 in casa della favorita Danimarca, per poi proseguire tra alti e bassi: vittorie poco convincenti contro Grecia e Bielorussia, qualche fischio del pubblico e una pesante sconfitta per 3-0 ad Atene che sembrava compromettere tutto. Quando la qualificazione diretta pareva sfumata, un inatteso pareggio della Bielorussia a Copenaghen ha riaperto i giochi, preparando il terreno per una notte epica. 

    Il 4-2 contro la Danimarca del 18 novembre 2025 ha rappresentato il punto più alto della storia recente della “Tartan Army”: una notte indimenticabile, iniziata con l’eurogoal in rovesciata di Scott McTominay dopo appena tre minuti, e con le reti tra il 93’ e il 98’ di Tierney e McLean, che sono valsi tre punti fondamentali per il clamoroso sorpasso last minute in classifica sui diretti contendenti. È stata una qualificazione sofferta e a tratti insperata, ma proprio per questo ancora più significativa per una nazionale che cercava da anni il ritorno sul grande palcoscenico.


  • Cosa aspettarsi

    Scotland 2026
    Getty Images

    La Scozia sa che quattro punti dovrebbero essere sufficienti per assicurarsi il passaggio del turno dal Gruppo C.

    Il ritorno al Mondiale porta con sé entusiasmo ma anche interrogativi. Inserita in un girone con Haiti, Marocco e Brasile, la Scozia si trova davanti a una sfida tutt’altro che semplice. Il Brasile si presenta come testa di serie, ma dovrà fare i conti con un Marocco sempre più credibile a livello internazionale, forte del quarto posto conquistato nell’ultima edizione disputata in Qatar nel 2022 – dopo l’eliminazione in semifinale contro la Francia e la sconfitta nella finalina contro la Croazia – e del recente trionfo, seppur a tavolino, in Coppa d’Africa. A completare il girone c’è Haiti, considerata la squadra “cuscinetto”, contro cui – per tutte e tre le rivali principali – sarà fondamentale conquistare i tre punti.

    L’obiettivo dichiarato è storico: superare per la prima volta la fase a gironi, un traguardo mai raggiunto nelle otto precedenti partecipazioni. Il nuovo formato a 48 squadre, che premia anche alcune delle migliori terze, aumenta le speranze. Tuttavia, le quote dei bookmaker tendono a collocare la Scozia tra le outsider, più o meno allo stesso livello di nazionali come Austria, Paraguay e Canada, con una quota per il trionfo nel torneo che si aggira intorno a 250. Molto dipenderà dagli scontri diretti con Brasile e Marocco, ma a decidere il possibile passaggio del turno potrebbero essere ancora una volta le giocate dei singoli, così come accaduto nel corso delle qualificazioni e, in particolare, nell’ultima e decisiva partita contro la Danimarca.


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  • Il commissario tecnico

    Steve Clarke Scotland 2026
    Getty/GOAL

    Steve Clarke ha qualificato la Scozia per tre degli ultimi quattro grandi tornei


    Alla guida della Scozia c’è Steve Clarke, artefice principale di questa rinascita. Arrivato nel 2019, ha riportato stabilità e identità a una nazionale che per anni aveva faticato a trovare continuità. Il suo stile è pragmatico, basato su organizzazione difensiva, disciplina tattica e grande fiducia in un gruppo ristretto di giocatori. Non è un allenatore spettacolare, ma estremamente efficace nel massimizzare le risorse a disposizione.

    Clarke ha già raggiunto un traguardo storico portando la Scozia a tre grandi tornei consecutivi, qualcosa mai riuscito prima a un commissario tecnico scozzese. Il suo lavoro è stato particolarmente apprezzato per la capacità di creare un gruppo compatto, capace di reagire nei momenti difficili, come dimostrato nel corso delle qualificazioni a questo Mondiale. Se davvero questo sarà il suo ultimo torneo alla guida della nazionale, avrà l’occasione di chiudere il ciclo nel migliore dei modi, lasciando un’eredità importante. Il suo approccio non cambierà: solidità, attenzione ai dettagli e fiducia nei suoi uomini chiave.


  • MVP

    Scott McTominay Scotland 2026
    Getty Images

    L'influenza di Scott McTominay sulla nazionale scozzese è cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni.


    Il volto simbolo della Scozia è senza dubbio Scott McTominay. L’MVP della scorsa Serie A (2024/25) è ormai un centrocampista totale, capace di unire fisicità, tempi d’inserimento e senso del goal, qualità che negli ultimi anni lo hanno reso il leader tecnico ed emotivo sia della nazionale, che del Napoli. La sua importanza è emersa chiaramente anche durante le qualificazioni, dove ha segnato reti fondamentali, tra cui quella nel match decisivo contro la Danimarca, impreziosita da una rovesciata indimenticabile. McTominay non è soltanto un interditore, ma un giocatore in grado di incidere in entrambe le fasi di gioco. La sua abilità negli inserimenti senza palla lo rende una minaccia costante per qualsiasi difesa, comprese quelle di Brasile e Marocco. Ma c’è di più: il classe 1996 ha dimostrato di esaltarsi proprio nelle serate più importanti, quando la pressione aumenta e serve personalità. In una squadra che non può contare su molte stelle di primo piano, il suo contributo sarà determinante: le ambizioni della Scozia di superare il girone passeranno inevitabilmente anche dalle sue prestazioni.


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  • One to watch

    Ben Gannon-Doak Scotland 2026
    Getty Images

    Ben Gannon-Doak è pronto per un torneo eccezionale, ma solo se il suo fisico non lo tradisce.

    Tra i giovani più interessanti spicca Ben Gannon-Doak, uno dei prospetti più promettenti del calcio scozzese. Esterno offensivo rapido e tecnico, è capace di creare superiorità numerica grazie alla sua velocità e alla facilità con cui salta l’uomo. Nonostante la giovane età (classe 2005), ha già mostrato personalità e intraprendenza, qualità che potrebbero renderlo una delle sorprese del torneo.

    Cresciuto nei settori giovanili di Dalry Rovers, Ayr United e Celtic – club con cui ha esordito anche tra i professionisti – Gannon-Doak ha attirato presto l’attenzione della Premier League, con il Liverpool che lo ha acquistato nell’estate del 2022. Dopo una parentesi tra Under 21 e prime apparizioni in prima squadra, è stato ceduto in prestito al Middlesbrough per una stagione, prima del trasferimento definitivo al Bournemouth nell’estate 2025 per circa 25 milioni di sterline.

    Gannon-Doak rappresenta una variabile importante per Steve Clarke, soprattutto nelle partite più bloccate, dove la sua imprevedibilità può fare la differenza. Può partire dalla panchina come arma a gara in corso o trovare spazio dal primo minuto, a seconda delle esigenze tattiche. Se riuscirà a gestire l’emozione del grande palcoscenico, potrebbe diventare uno dei volti nuovi più interessanti del Mondiale, attirando nuovamente l’attenzione dei grandi club europei.