L'Italia l'ha solo accarezzato, ma ad agguantare Sebastian Driussi è stato lo Zenit. E mai scelta fu più azzeccata, come confermato dal gioiello argentino alla sua seconda presenza con la maglia dei russi. La prima da titolare, peraltro.
Contro il Rubin Kazan, gara valevole per la seconda giornata della Premier League russa, Roberto Mancini ha puntato su di lui in attacco dopo avergli regalato un quarto d'ora all'esordio contro lo SKA. E non si è pentito: è stata proprio dell'ex River la doppietta decisiva per la rimonta vincente dello Zenit.
Il Rubin era passato in vantaggio agli sgoccioli del primo tempo con Zhemaletdinov, ma nella ripresa Driussi ha ribaltato tutto con due reti: un tocco facile facile a porta vuota, poi una splendida zampata, in anticipo con l'esterno destro. Al 91', quando la gara sembrava indirizzata verso il pareggio.
Un impatto con i fiocchi con lo Zenit e con il mondo russo, così diverso da quello argentino. E dire che Driussi l'aveva cercato - più o meno concretamente - mezza Serie A: la Roma, l'Inter, la Sampdoria. A fare la differenza sono stati i rubli del ricchissimo club di San Pietroburgo.
Ottime notizie per Mancini: con due vittorie su due lo Zenit è in vetta al campionato, assieme a Lokomotiv e Krasnodar e in attesa di UFA e Terek Grozny, impegnate oggi. 90 minuti anche per l'altro ex 'italiano' Leandro Paredes: era rimasto in campo tutto il campo anche all'esordio.


