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Alessandro Del Piero Juventus

#Tifareperbene - Juventus, il primo scudetto post-Calciopoli e l'attesa premiata

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La Juventus è diventata, nel corso degli anni, sinonimo di successo. Una fama, quella che si è costruita il club bianconero, che non è legata solo ai trionfi delle ultime stagioni, ai cinque Scudetti consecutivi vinti a suon di record sbaragliando la concorrenza, ma che è figlia di numeri che non possono mentire: nessuna società italiana è riuscita a vincere nei confini nazionali quanto la Vecchia Signora .

Eppure c’è stato un periodo storico, coinciso con il ciclone Calciopoli , nel quale la Juve non solo ha perso la sua egemonia in Italia, ma è dovuta ripartire da quella Serie B con la quale, nel corso della sua leggendaria storia, mai si era dovuta confrontare. Siamo nel 2006, in poche settimane si passa dalla gioia per la vittoria del secondo Scudetto consecutivo dell’era Capello , all’inferno di una realtà fatta di inchieste, intercettazioni telefoniche, giustizia sportiva ed infine una retrocessione con penalizzazione nella Serie cadetta.

Un colpo, quello inflitto dal caso più clamoroso che abbia mai travolto il calcio italiano, che avrebbe potuto cambiare per sempre il volto e il destino di una società che però,  nel momento certamente più duro della sua storia, trova in uomini quali Buffon , Del Piero , Nedved , Camoranesi , Trezeguet e Chiellini , quelle colonne alle quali appoggiarsi, quei simboli di fedeltà ma anche riconoscenza dai quali ripartire.

Nonostante i nove punti di penalizzazione inflitti, la compagine bianconera, allenata da Didier Deschamps , potendo contare su fenomeni di prima grandezza, alcuni dei quali reduci da trionfo Azzurro a Germania 2006 , ma anche su giovani talenti cresciuti nel vivaio quali Marchisio , Giovinco , De Ceglie e Palladino , domina il campionato e, insieme a Napoli e Genoa, altre due società dalla storia gloriosa, festeggia il pronto ritorno in Serie A dopo un anno di purgatorio.

La Massima Serie però non è la B e il ritorno al successo richiederà un cammino lungo e faticoso. Nella stagione 2007/08, sulla panchina della Juventus siede Claudio Ranieri , tecnico scelto per sostituire il dimissionario Deschamps. I bianconeri si comportano bene, al termine del campionato arriverà un più che onorevole terzo posto ma, di fatto, mai la squadra è stata realmente in lotta per un titolo che si è rivelato una questione a due tra l’Inter (vincitrice del torneo) e la Roma.

La stagione 2008/09, vedrà la Juventus di Ranieri prima e Ferrara poi (alla guida della squadra nelle ultime due giornate) chiudere al secondo posto a -10 dall’Inter ma, proprio quando si inizia ad avere la sensazione che il ritorno alla conquista di uno Scudetto sia ormai vicino, qualcosa si inceppa. Nella stagione successiva, i bianconeri piazzano i colpi Diego e Felipe Melo e riaccolgono Fabio Cannavaro che nel frattempo ha chiuso la sua avventura al Real Madrid. In molti considerano la squadra di Ferrara la grande favorita per la conquista del titolo ma la stagione di trasformerà in un Calvario. La Juve non è mai in grado di tenere il passo delle primissime, i nuovi non ingranano e nemmeno la scelta di affidare la panchina a Zaccheroni in corso d’opera consente di cambiare marcia. Il campionato viene chiuso al settimo posto e, per la prima volta dal 1999, la Juve manca sul campo una qualificazione alla Champions League.

Nella stagione 2010/11 si riparte da Luigi Del Neri , la storia non cambia. Arrivano rinforzi quali Bonucci , Aquilani , Quagliarella e soprattutto la grande speranza Krasic . Altro settimo posto a - 24 dal Milan campione d’Italia.

Quando la Juventus sembra aver ormai smarrito la strada del successo, la ricetta che le ha regalato tanti trionfi nel passato, tutto cambia di nuovo, quasi per magia e questa volta in meglio. L’annata 2011/12 è quella della rinascita, è quella che ha portato la compagine bianconera ad essere ciò che è oggi: la dominatrice assoluta in Italia, oltre che una delle squadre più temute nell’intero panorama calcistico europeo.

Sulla panchina della Juve approda un tecnico acclamato a furor di popolo: Antonio Conte . E’ giovane, ha fatto cose egregie a Bari e Siena ma soprattutto è stato una bandiera bianconera. Ha vestito la maglia della Juventus dal 1991 al 2004 per un totale di 419 partite nelle quali si è consacrato come centrocampista di valore mondiale ma anche come straordinario capitano e uomo spogliatoio.

La società decide di ripartire da suo DNA vincente, dalla sua perfetta conoscenza dell’ambiente e del sapere cosa vuol dire essere alla Juve. La squadra è forte e matura, arrivano elementi di spessore come Lichtsteiner , Vucinic , Vidal e Pirlo e le partite interne si giocano in una casa tutta nuova che si chiama Juventus Stadium , un impianto all’altezza dei migliori standard europei che regalerà ulteriore senso di appartenenza e punti, diventato una ‘tassa’ per gli avversari.

La Juventus inizia subito bene e, approfittando delle false partenze delle milanesi, prende slancio impensierita solo da una sorprendente Udinese. Alla nona giornata i ragazzi di Conte, battendo la Fiorentina, guadagnano la testa solitaria della classifica, ma è imponendosi a San Siro contro l’Inter che lanciano un chiaro segnale a tutti.

A fine gennaio la Juventus si aggiudica il platonico titolo di campione d’inverno, il percorso che li attende è però ancora lunghissimo e bisogna fare i conti con un Milan che, messi alle spalle i deludenti risultati di inizio stagione, ha ripreso a marciare a velocità spedita trascinata dalla sua stella, Zlatan Ibrahimovic, ma anche dalle reti, inaspettate, di Antonio Nocerino, il più bravo tra i centrocampisti rossoneri ad approfittare del gran lavoro di sponda dell’asso svedese con i suoi inserimenti.

Il 25 febbraio Juve e Milan si trovano di fronte a San Siro per un match che può dare la svolta definitiva al torneo. La gara è tesissima e non mancheranno le recriminazioni da una parte e dall’altra. Per giorni le polemiche la faranno da padrone, il tutto mentre sul campo non si è andati oltre il risultato di parità. I rossoneri guidati da Allegri trovano però nuovo slancio, volano in testa e alla 27esima giornata si portano a +4 sui bianconeri. Il campionato sembra ormai indirizzato ma ad aprile cambia di nuovo tutto. La Juventus inanella successi importanti, il Milan viene clamorosamente fermato in casa da una Fiorentina in lotta per non retrocedere e poi, sempre a San Siro, pareggia contro il Bologna. I bianconeri hanno il titolo in pugno.

A fine stagione i punti in classifica saranno 84 (quattro in più rispetto a quelli dei rivali meneghini), frutto di 23 vittorie, 15 pareggi e 0 sconfitte. Lo Scudetto torna a Torino e la prima Juventus di Conte sarà ricordata come quella degli ‘ Invincibili ’.  E’ una vittoria figlia di una ritrovata solidità difensiva (20 le reti subite, un record), della grinta di un tecnico che trova la sua consacrazione da allenatore proprio lì dove si era consacrato da giocatore. E’ la vittoria delle geometrie di Pirlo (giocatore ritenuto da molti ormai in declino ma ancora affidabile come pochi e capace di dirigere come nessuno), della forza di Vidal, dei goal di Matri e Quagliarella. E’ però anche e soprattutto la vittoria di Buffon e capitan Del Piero (al congedo dopo 19 anni di straordinario servizio), due campioni del mondo che al richiamo dei grandi club europei e dei loro ingaggi monstre hanno preferito la Serie B proprio iniziare un cammino che avrebbe dovuto riportare la Juventus lì dove era sempre stata.

La loro pazienza, la loro voglia, la loro attesa, come quella dei tanti tifosi juventini, viene ripagata il 6 maggio del 2012.  Si vince contro il Cagliari sul neutro di Trieste, in un solo istante le amarezze di quel nefasto 2006, le fatiche della B e le successive annate condite da troppi alti e bassi, sono state cancellate prima da un triplice fischio e poi da un boato di gioia.

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