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2017-06-05-juventus-daniel-alves(C)Getty Images

Numeri primi - Triplete sfiorato, la Juve perde un’altra finale europea

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Ancora una sconfitta per la Juventus in finale di Champions League, la settima per la precisione (quinta consecutiva), che fa della squadra bianconera quella ad aver perso più volte proprio all’ultimo atto di questa coppa, tanto affascinante e importante quanto maledetta.

È durata 45 minuti la resistenza della Juve. Nel primo tempo infatti erano stati gli uomini di Allegri a fare male, più del Madrid, arrivando otto volte alla conclusione (quattro nello specchio) contro i cinque tentativi blancos. Cuore, grinta, carattere e una predominanza importante nei duelli individuali (54% a favore della Juve) non sono però bastati a portare Buffon e compagni avanti, che anzi hanno riacciuffato l’iniziale svantaggio solo grazie ad una prodezza stilistica e balistica di Mario Mandzukic.

Nella ripresa la musica cambia; la Juve, quella vera, non entra praticamente mai in campo. I bianconeri soffrono terribilmente i duelli in mezzo al campo, con una percentuale di successo che dal 54% del primo tempo scende addirittura al 24%. Mandzukic e Dani Alves, i due preposti a fare numero a centrocampo in fase difensiva, si spengono troppo presto, e il palleggio di Modric e Kroos, con la collaborazione di Carvajal e Marcelo ha il sopravvento sulla spoglia mediana bianconera, effettuando il 32% in più dei passaggi degli avversari e portando il possesso palla al 60%. La Juve tira una sola volta nella seconda frazione di gioco (all’82°), il Real 13. E dei quattro tentativi nello specchio ben tre (con un pizzico di fortuna) finiscono nel sacco.

La Juve aveva subito solo tre goal in questa Champions League fino al giorno prima della finale, il Real ben 17. Ma la finale è una partita strana, difficile da azzeccare, facilissima da sbagliare. E ieri sera in campo c’erano la squadra che le finali le azzecca sempre e quella che spesso le sbaglia.

Zinedine Zidane è il secondo allenatore a vincere due Coppe Campioni/Champions League nelle prime due partecipazioni alle coppe europee (il primo fu Dettmar Cramer col Bayern Monaco nel 1975 e 1976), mentre Allegri perde la seconda finale in tre anni. Destini opposti come opposti appaiono quelli di due grandi campioni in campo, Ronaldo e Buffon. Il portoghese segue le orme di Di Stefano andando a segno in tre finali diverse di questa coppa, mentre l’azzurro vede andare in fumo la terza finale dopo quelle del 2003 e del 2015.

Il tempo è tiranno per Gigi, e l’essere diventato il terzo più anziano giocatore a disputare una finale di Champions a 39 anni e 126 giorni testimonia quanto siano ormai poche le chance di alzare questo trofeo, uno dei pochissimi assenti in una bacheca delle più prestigiose.

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