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Ingesson ce l'ha fatta, il mieloma è sconfitto: "Ora alleno l'Elfsborg, il calcio mi ha aiutato. Ma come mi piacerebbe correre..."

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Ricordate Klas Ingesson, 'gigante buono' che ha prestato servizio con onore nelle mediane di Bari, Bologna e Lecce una quindicina di anni fa? Il centrocampista svedese dopo l'addio al calcio giocato se la è vista davvero brutta, essendogli stato diagnosticato un tumore, ma adesso - secondo i medici che lo curano da più di 4 anni, da quando nel 2009 si manifestò il male - il mieloma è stato sconfitto.

E poichè spesso le favole hanno davvero un lieto fine, dopo la guarigione un paio di settimane fa il buon Klas è stato promosso sulla panchina dell'Elfsborg, lui che allenava le giovanili, per prendere il posto del tecnico esonerato, quel Lennartsson che nella scorsa stagione aveva vinto lo Scudetto. E Ingesson è partito subito bene, con una vittoria ed un pareggio.

"Mi considero solo di passaggio in prima squadra, sino a fine torneo, tra circa un mese - racconta lo svedese ad 'Extratime' - Non frequenterò il corso per conseguire il patentino di tecnico di primo livello. Almeno per ora, non lo accetto. Dopo aver girato il mondo da calciatore a certi livelli, mi sembra assurdo che abbia bisogno di superare un corso per essere abilitato ad allenare una prima squadra. Vorrei essere un mix ideale dei miei maestri Fascetti e Mazzone".

"Nel caso, tornerò a lavorare con i giovani - continua Ingesson - Nel periodo più difficile della mia vita, proprio i ragazzi mi hanno dato la forza per resistere. Se mi posso ritenere guarito? E chi me lo garantisce? Per tre anni e mezzo mi sono lasciato bombardare di farmaci per tentare di debellare il mieloma. Nello scorso gennaio, ho giocato l'ultima carta della speranza: il trapianto di cellule staminali. E' andato male l'auto-trapianto, invece è riuscita perfettamente l'operazione grazie alle cellule di un tedesco. Vorrei conoscerlo. Mi ha salvato, lo guarderei in faccia per trasmettergli la mia felicità, il mio senso di gratitudine. Ogni tre settimane mi sottopongo a controlli presso l'ospedale di Linkoping. E tutto procede bene".

Il ricordo della sofferenza è indelebile: "Sono passato da 79 a 106 chili, in una parabola di valori che mi abbattevano. In certi giorni ho pensato di non avere la forza per continuare la battaglia. Mia moglie Veronica e i nostri due figli sono diventati le catene alle quali mi sono legato per far scattare la molla psicologica. Il calcio mi ha aiutato tanto. Un messaggio a chi sta lottando contro il cancro? Devono crederci, avere la fiducia nei medici e il coraggio per restare attaccati alla vita. Ogni mattina mi considero un superstite, che può godersi un altro giorno. Ho ricevuto migliaia di messaggi da ex compagni, tecnici e tifosi".

"Cosa mi manca di più? Mi sono sottoposto a nove interventi chirurgici alla schiena: al limite, posso andare in bicicletta, ma con cautela. Ora peso 94 chili, nella mia media. Mi piacerebbe correre e invece non ce la faccio, non ho più muscoli. Ma, visto che da calciatore ho dato tanto sul piano atletico, ora posso riposarmi. Mi godo Veronica, Martin e Davide: finalmente non soffrono per causa mia. Ora si aprirà la caccia all'alce. E continuerà lo spettacolo della mia vita infinita. Prima o poi, tornerò in Italia per trascorrere un po' di tempo con i vecchi amici", conclude l'ex medianone. A presto Klas...

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