1 - In panchina ha parlato in 3 lingue diverse. In italiano, con la squadra e con lo staff. In spagnolo, con Agudelo: un colombiano di 20 anni che prima non aveva mai visto il campo. “Mirame: tranquilo”, gli ha detto prima di farlo esordire sullo 0-1. Sbam, l’ha messa sotto l’incrocio: Tranquilissimo. Poi, in portoghese, con sè stesso, la lingua dei suoi pensieri, sul 3-1 di Pandev.
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2 - Squadre in campo, lui è appena arrivato in panchina, la partita non è ancora cominciata. Gli corre incontro Rómulo: “Grande, sono felice per te. Te lo meriti. In bocca al lupo”, gli dice. Lui, in piedi nella sua nuova area tecnica, sorride e lo abbraccia.
3 - La prima indicazione in campo da allenatore del Genoa è sul calcio di inizio. A Lerager e Schone: “Occhio che la calciano profonda, abbassatevi”.
4 - Kouame segna, 2-1. Realizza che quella girata stupenda è davvero finita in rete con qualche istante di ritardo. Ma è troppo tardi: quando si gira per cercare qualcuno da abbracciare sono tutti già scappati verso la bandierina, verso Kouame che esulta. Auto-abbraccio, va bene anche così.
5 - Beve molto, avrà finito 2-3 bottigliette d’acqua.
6 - L’ultimo ad arrivare in campo, il primo ad andare via. Sensazione: avrebbe voluto scomparire, essere uno dei tanti. “Il Genoa prima di tutto” state of mind.
7 - Post partita, zona interviste. Ha delle chiazze, degli aloni sulla maglia. “Ma mister le hanno lanciato dell’acqua addosso?”, gli chiedo. “No, no, ho solo abbracciato i ragazzi”.
8 - Pillole di tattica: l’esterno di centrocampo deve attaccare il terzino avversario, prenderlo alto, senza paura. Gli interni devono dare copertura, nel primo tempo ha chiesto tantissima corsa a Cassata e Schone.
9 - Inizio secondo tempo. Il suo Genoa non ha ancora ritmo. Prende un foglio, la “distinta”, quello con le formazioni, e inizia a scriverci sopra. Poi disegna un campetto. Venti, trenta secondi. Poi inizia a stritolarlo, piegarlo, spezzarlo. Anche lui ha bisogno di un antistress.
10 - A fine intervista mi ha salutato dicendomi: “In bocca al lupo”. Grazie, non me l’aveva mai detto nessuno.


