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Chapecoense fansGetty Images

Dalla D alla finale di Sudamericana: la storia spezzata della Chapecoense

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“Se morissi oggi, morirei felice”

A pochi giorni di distanza, suonano tristi e beffarde le parole di Caio Junior, allenatore della Chapecoense,una delle vittime dello schianto del volo CP2933 che trasportava la squadra catarinense in Colombia. Parole pronunciate al termine della semifinale di ritorno di Copa Sudamericana contro il San Lorenzo, pareggiata per 0-0 dopo l'1-1 del Nuevo Gasometro. E dire che in carriera il 51enne tecnico di soddisfazioni ne aveva già avute: aveva allenato Flamengo e Palmeiras, per dire, ovvero due dei club più prestigiosi del Brasile. Ma una finale continentale no, non l'aveva mai raggiunta. E soprattutto non l'aveva mai raggiunta la Chape, giunta al punto più alto mai toccato nella propria storia. Una storia drammaticamente spezzata dal destino al culmine di un'ascesa portentosa.

L'incidente aereo della Chapecoense

L'inizio della cavalcata

Fondata nel 1973, in bacheca appena 5 tornei catarinensi, nel 2009 la Chapecoense è ancora legata al campionato di Serie D. Quasi da non crederci, pensando a quanta strada ha percorso da allora. Ed è proprio da lì che inizia la risalita dopo anni di profonda depressione: il 27 settembre di quell'anno il Verdão perde in casa contro l'Araguaia nel ritorno dei quarti di finale, in un match epico interrotto per quasi mezz'ora da pioggia e grandine, ma grazie al 2-1 dell'andata conquista la semifinale e conseguentemente il diritto di entrare tra le magnifiche quattro che, l'anno successivo, disputeranno la C.

Nivaldo, il trait d'union

Il portiere della promozione è José Nivaldo Martins Constante, per tutti Nivaldo e basta: oggi ha 42 anni e gioca ancora. Sempre nella Chapecoense. Ha attraversato la D, la C, la B e infine la A con la stessa maglia. E in estate ha trasportato la Torcia Olimpica lungo le strade di Chapecó. Prossimo al ritiro, oggi è una sorta di totem dello spogliatoio nonostante quest'anno non sia mai sceso in campo: per la finale contro l'Atletico Nacional non è stato nemmeno convocato, ed è stata la sua fortuna. “Sono stato svegliato alle 5 da un amico. Mi sto preparando al peggio. Non ci resta che pregare, dobbiamo essere forti”, diceva questa mattina, prima che le tristi voci provenienti dalla Colombia si tramutassero in notizie confermate.

L'approdo in Serie B

Nivaldo; Anelka, Kléber Goiano, Silvio Bido; Luís André, Cadu Gaúcho, Fabrício, Cristiano, Aelson; Giancarlo, Rogério. Allenatore: Mauro Ovelha. La cavalcata verso la gloria inizia da loro. Una cavalcata che si ferma per un paio di stagioni e poi riprende, inesorabile e inarrestabile, nel 2012: altro quarto di finale superato con successo, stavolta contro il Luverdense (3-0 e 0-1) e altra promozione, stavolta in Serie B. La stella è il terzino Fabiano, oggi al Palmeiras, a segno domenica proprio contro i suoi ex compagni nella gara che ha certificato il trionfo nel Brasileirão dei paulisti.

La storica promozione in A

Nel 2013, altro giro e altra promozione. La Serie A apre finalmente le proprie porte alla Chapecoense: a sigillare la matematica è l'1-1 rimediato contro il Bragantino a due giornate dalla fine. All'Arena Condá, davanti a quasi 10000 spettatori, è Bruno Rangel, una delle vittime dell'incidente aereo scomparso a nemmeno 35 anni, a segnare il goal promozione: uno dei 31 messi a referto in quella fortunata stagione dal capocannoniere indiscusso del campionato. La Chape conclude il campionato al secondo posto dietro al Palmeiras e accede alla massima serie per la prima volta nella propria storia: nel 1978 e nel 1979 si era già misurata con le grandi, ma in tornei sui generis, allargati rispettivamente a 74 e 94 partecipanti dalla dittatura militare.

L'avventura continentale

Neto Chapecoense RiverGetty Images

Il resto è storia recente: tre campionati in A, altrettante salvezze, due qualificazioni alla Copa Sudamericana. Nel 2015 la Chapecoense si era schiantata ai quarti di finale contro lo scoglio River Plate, ma a testa altissima: al ritorno aveva ottenuto un 2-1 ininfluente quanto storico. Il 2016 poteva essere l'anno della gloria: davanti alla Chape erano caduti, nell'ordine, il Cuiabá, gli argentini dell'Independiente, i colombiani dello Junior di Barranquilla e il favoritissimo San Lorenzo guidato dall'ex genoano Belluschi. Con tanto di memorabile tweet post partita: un camino dal quale esce una fumata verde e la frase “Habemus finalista”, in riferimento alla fede azulgrana di Papa Francesco. Una finale mai disputata, per colpa di un maledetto incidente aereo.

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