Pubblicità
Pubblicità
Questa pagina contiene link di affiliazione. Quando acquisti tramite i link forniti, potremmo guadagnare una commissione.
Paulo Fonseca MilanGetty Images

Fonseca-Milan, matrimonio mai decollato: passi falsi, difficoltà tattiche e i 'down' con Theo e Leao

Pubblicità

Da comandante del nuovo corso, Paulo Fonseca si è ritrovato messo alla porta dal Milan.

La scelta compiuta in estate da Ibra e soci dopo il ciclo Pioli non si è rivelata produttiva, con una prima metà di stagione ben al di sotto delle attese che ha sancito l'esonero del tecnico portoghese.

I mesi di Fonseca al timone del Diavolo sono stati caratterizzati da troppi bassi e pochi alti, portando il matrimonio a scricchiolare fin da subito e tenuto in piedi da qualche exploit che a tratti ha avuto il sapore di una riscossa mai definitiva.

Il progetto non è mai decollato, con discontinuità di rendimento e proposta tattica spesso e volentieri finite sotto la lente di tifosi e addetti ai lavori. Senza dimenticare il complicato rapporto coi 'senatori' Theo Hernandez e Leao, a cui si è unita l'insoddisfazione palesata dall'allenatore per un approccio mentale della squadra in diverse occasioni ritenuto poco idoneo.


  • TREND DISCONTINUO

    Troppe volte il Milan di Fonseca, sul più bello, si è sgretolato. Quando sembrava che le cose stessero raddrizzandosi è maturato il passo falso che ha rimescolato le carte, togliendo le certezze riacquisite e rialimentando dubbi sulla bontà dell'impatto che il lusitano avesse sui propri calciatori.

    Ne è derivato un percorso che in campionato vede i rossoneri ottavi in classifica a distanza siderale dalla vetta (-14) e, seppur in Champions la mira sia stata corretta dalle 4 vittorie di fila che hanno bilanciato i 2 ko iniziali (rendendo la qualificazione alla portata) e in Coppa Italia il Diavolo si ritrovi ai quarti, le troppe battute a vuoto offerte in A non consentono di redarre un bilancio soddisfacente. Tutt'altro.

  • Pubblicità
  • FBL-EUR-C1-REAL MADRID-MILANAFP

    DERBY E IMPRESA COL REAL LAMPI ILLUSORI

    I picchi più alti della gestione Fonseca sono state le vittorie nel derby di fine settembre, con la coraggiosa scelta di opporre all'Inter un inedito 4-2-4 che ha salvato la già traballante panchina del portoghese, nonché la notte da sogno vissuta al 'Bernabeu' col 3-1 rifilato il 5 novembre al Real.

    Due lampi di un bagliore assoluto che però, vista l'evoluzione della liaison, hanno soltanto squarciato le nubi addensatesi attorno ai mesi trascorsi dall'ex Roma e Lille a Milanello.

  • Pubblicità
    Pubblicità
  • DIFFICOLTÀ TATTICHE

    A destare maggiori perplessità, guardando il Milan di Fonseca, è stata la fragilità difensiva: il 4-2-3-1 proposto dall'erede di Pioli non ha mai convinto né garantito solidità, con tanti punti interrogativi legati a scelte di formazione o collocazione tattica di alcuni singoli (vedi quella di Reijnders e Loftus-Cheek tra mediana e trequarti).

    I numeri, in termini di equilibri precari, sono eloquenti: 27 gol subiti in 24 partite stagionali, una media di oltre una rete incassata a match. Troppo per chi vuole puntare a vincere.

  • Theo Hernandez FonsecaGetty Images

    IL RAPPORTO CON THEO E LEAO

    Se poi l'alchimia con i leader tecnici della rosa non esplode, il quoziente di difficoltà si innalza pericolosamente. La doppia panchina di Theo e Leao all'Olimpico in Lazio-Milan ha rappresentato il punto di partenza di un idillio in salita, alimentato da ulteriori successive esclusioni e da messaggi recapitati a più riprese sia a mezzo stampa che tra le mura dello spogliatoio.

    Alla base dei 'down' di Fonseca col terzino francese e col connazionale un approccio mentale spesso poco convincente in rapporto all'enorme talento, focus trasformatosi poi in un neo che ha investito anche il resto dei calciatori.

  • Pubblicità
    Pubblicità
  • LO SFOGO DOPO MILAN-STELLA ROSSA

    Emblematico a tal proposito lo sfogo offerto da Paulo al termine di Milan-Stella Rossa di Champions, quando la vittoria ottenuta in extremis grazie al guizzo di Abraham anziché far sorridere ha rappresentato il gancio per scoperchiare un vaso ampiamente tracimante.

    "Per come sono fatto io non mi soddisfa solo il risultato. Non posso essere contento di quanto fatto dalla squadra. Era importante vincere, siamo in una buona posizione, ma io sono così: sono anche stanco di lottare contro queste cose. Non sono soddisfatto della prova".

    "Devo parlare con la squadra, per me è tutto chiaro: non è una questione di tecnica o tattica, arrivare a questa partita decisiva e avere la sensazione di non fare di tutto per vincere è la cosa peggiore possibile".

    "Il problema è che siamo come le montagne russe: oggi bene, domani non lo so, è come lanciare una moneta e aspettare cosa esca".

    "Lavoro tutti i giorni per preparare la squadra e tirare fuori il meglio, ma non so se in squadra tutti possono dire di fare lo stesso. Devono capire che questo non deve succedere".

    "Io ho la coscienza apposto. Se ci sarà bisogno di portare i ragazzi della Primavera o del Milan Futuro, lo farò. Senza problemi".

  • LIBERALI, JIMENEZ E CAMARDA, POI L'ESONERO

    Parole al vetriolo seguite da scelte altrettanto forti, con un minutaggio sempre più ampio concesso a Camarda e l'impiego di altri talenti come Jimenez (al posto di Theo) e Liberali (col Genoa).

    Un ribaltone tecnico che ha fatto da antipasto all'esonero di Fonseca, che con lo 0-1 di Verona ha soltanto rimandato una scelta messa in cantiere da giorni e divenuta realtà dopo il pari con la Roma: benservito a redini a Conceicao, certificando una sintonia (sul campo, perché classe e doti umane non si discutono) mai sbocciata.

  • Pubblicità
    Pubblicità
0