Justin Kluivert

Il Ragazzo Dell’Ajax Che Diventerà Re

C’è voluto poco più di un anno, ma adesso il resto del mondo ha compreso ciò che all’Ajax avevano già capito da qualche tempo: Justin Kluivert può diventare uno dei migliori giocatori del pianeta.

La carriera da professionista del 18enne conta appena 50 partite, ma il suo ritmo devastante e le sue grandi capacità lo hanno visto passare regolarmente dalle giovanili a titolare della prima squadra alla Johan Cruijff ArenA.

Allenatori ed esperti scommettono su di lui come la prossima superstar del pallone. Ha già battuto Gianluigi Donnarumma ai premi dell’edizione di quest’anno della NxGn, mentre i top club europei stanno già battagliando per averlo. E invece di voltare le spalle a cotante attenzioni, Kluivert se ne sta lasciando avvolgere.

Ogni tanto parla casualmente di un possibile trasferimento al Real Madrid o al Barcellona, includendo allo stesso tempo Arsenal, Tottenham, Chelsea e Manchester United come possibili alternative, insistendo che “c’è la possibilità” di andare a giocare in uno dei migliori club del continente.

Potrebbe essere raro sentire un giovanissimo alimentare le voci di mercato, invece di spegnerle, ma Kluivert non è un giocatore ordinario. Anzi, è uno che ama pavoneggiarsi. E nulla lo spaventa.

Se il suo status di uno dei prospetti più entusiasmanti del club di Amsterdam da tanti anni a questa parte non lo ha sottoposto a un’eccessiva pressione, ecco un altro fardello: quello di essere il figlio di Patrick, leggenda dell’Ajax e del Barcellona.

Kluivert, tuttavia, non sembra per nulla infastidito da un livello così alto di aspettative. Anzi, lo gestisce così come gestisce i duelli con i difensori avversari sul campo: affrontandolo a testa alta, con grande fiducia e grandi propositi.

Nonostante tutte le opzioni disponibili, Justin ha come obiettivo finale quello di vestire la maglia del Barcellona. Un desiderio direttamente collegato all’eredità lasciata dal padre.

“La squadra dei miei sogni? Il Barcellona. E’ il club dove sogno di giocare” ha detto a Goal alla consegna del premio NxGn. “Seguire le orme di mio padre? Sì. Il Barcellona è il club dei sogni. Non scarterei nessun’altra ipotesi, ma il sogno è il Barcellona”.

Non c’è solo talento dietro a questi sogni. Potrà essere privilegiato sotto certi aspetti, ma Kluivert sa che tutto questo non basterà per portarlo al Camp Nou.

Quando gli si chiede cosa lo renda così speciale, dice: “Credo di aver sempre fatto tanti sacrifici per raggiungere i miei obiettivi e per avere una carriera di successo, e ancora li faccio. E’ fondamentale per i giovani. Poi, chiaro, c’è la questione del talento e del duro lavoro durante gli allenamenti.

Ovviamente, gli occhi sono tutti puntati su di lui. Un reportage speciale lo ha seguito dall’adolescenza, quando in Olanda iniziava a diffondersi la voce secondo cui il figlio dell’uomo che nel 1995 aveva segnato il goal decisivo per regalare la Champions League all’Ajax era diventato una stella del settore giovanile del club.

Kluivert è rapidamente salito di livello in un vivaio rinomato nel mondo, giocando nell’Under 19 biancorossa ad appena 16 anni prima di essere inserito in prima squadra un anno più tardi, dopo un breve periodo nella seconda serie olandese con il Jong Ajax.

Da quando ha fatto il proprio debutto con l’Ajax, nel gennaio del 2017 a 17 anni, si è abituato a essere costantemente paragonato al padre, uno dei migliori marcatori olandesi di sempre. Invece di essere avvolto dall’ombra di Patrick, Justin vuole usare l’esperienza del padre per farne tesoro, evitando così gli errori che anche un’icona può compiere lungo il proprio cammino.

“Papà è stato ovviamente molto importante per il mio sviluppo, perché quello che sto vivendo io lui l’ha già vissuto”, ha detto. “Ha già avuto queste esperienze e dunque da lui si può solo imparare.

“Se qualcuno commette un errore, è facile che non lo ripeta. E dunque la sua esperienza mi sta aiutando. Sto imparando dai suoi errori. Ovviamente anche io ne commetto, però imparo. Fa parte del mio sviluppo”.

La sua carriera, in realtà, non è una reincarnazione di quella del padre. Una questione che Kluivert ha sempre chiarito è di voler fare le cose a modo suo: ha già superato il padre in certi aspetti, ad esempio esordendo con l’Ajax prima di lui oppure diventando il primo della famiglia a segnare una tripletta in Eredivisie.

Ovviamente, i due sono molto diversi tra loro. “Justin ha un fisico e qualità differenti”, ha detto a Goal il CEO dell’Ajax Edwin van der Sar. “E’ più veloce, usa sia il destro che il sinistro, mentre Patrick era un centravanti puro”.

“Justin è più piccolo, ma è più veloce e ha un buon occhio per la porta. Ecco, questo è un aspetto che hanno in comune”.

Kluivert ha anche un grande controllo di palla, accelerazione, una sterzata rapida; sa sempre come passare in mezzo agli propri avversari, anche negli spazi stretti.

Il suo stile di gioco ha portato qualcuno a costruire un paragone con Neymar, che Kluivert considera il modello ideale da emulare.

“Chiaramente mi fa molto piacere, ma Neymar è un fuoriclasse. Il mio obiettivo è quello di diventare bravo come lui e per questo mi alleno sempre duramente. Ci saranno difficoltà da affrontare, ma ho solo 18 anni. Spero di diventare come Neymar”.

“Proprio come me, lui non è particolarmente alto o forte, ma veloce e agile. Sì, mi riconosco in alcune delle sue qualità. E anche in quello stile di gioco frivolo che lo rappresenta. Quindi sì, posso capire i paragoni”.

Tuttavia, i modelli sono anche altri: “Mio padre è uno di questi, Cristiano Ronaldo è un altro, anche per quello che fa fuori dal campo”, ha detto.

“Ronaldo non pensa soltanto a se stesso, ma anche agli altri. Si dedica alla beneficenza. E si dedica alla sua vita da calciatore in maniera assoluta. Imparo molto da lui, anch’io voglio essere così”.

Nonostante la sua ammirazione, Kluivert non considera la stella del Real Madrid il migliore al mondo.

“Faccio parte del Team Messi. E’ il miglior giocatore del mondo, ma Ronaldo è un modello per me”.

“Sono certo che anche Messi lavora duramente, ma mi piace il modo in cui Ronaldo trasmette questo messaggio sui social. E’ un esempio da seguire, perché si vede che vive per il calcio. E’ grandioso”.

Kluivert deve ancora fare molto in Olanda, prima di pensare di seguire le orme dei propri eroi nella Liga.

Il suo traguardo principale è quello di vincere l’Eredivisie con il club in cui gioca dall’età di otto anni. Sin dai primi giorni della sua carriera da professionista, è uno dei migliori giovani proposti ad Amsterdam assieme a Matthijs de Ligt, Frenkie de Jong, David Neres e Donny van de Beek.

Tuttavia, non c’è dubbio che lui e de Ligt, giunto quarto nella classifica della NxGn, siano talenti speciali. Forse addirittura leggendari, dice Van der Sar.

“Vincere un trofeo o un premio individuale dovrebbe motivarli a lavorare ancora più duramente, non deve fermarle la loro ascesa, bisogna sempre guardare avanti”, dice l’ex portiere del Manchester United. “Speriamo che possano seguire le orme di altri grandi giocatori come Johan Cruyff, Johan Neeskens, Frank Rijkaard, Marco van Basten, Dennis Bergkamp, Patrick Kluivert, Frank de Boer, Edgar Davids, Clarence Seedorf, Wesley Sneijder, è una lunga lista. Speriamo possano costruirsi una carriera di successo all’Ajax, e poi compiere il passo successivo”.

Kluivert ha mostrato il primo squarcio delle proprie qualità con un bel debutto da sostituto contro il PEC Zwolle, nel gennaio dello scorso anno, prima di passare i mesi successivi in panchina.

Nonostante ciò, è andato a segno alla sua terza apparizione da titolare e la sua influenza sul gioco dell’Ajax è aumentata sempre più, tanto che la squadra di Peter Bosz ha conteso fino all’ultima giornata il titolo al Feyenoord, poi campione.

“Ha fiuto, ed è questa la sua forza”, ha detto Bosz al Voetbal International. “E in campo non ha paura. E’ un ragazzo sfacciato, ma nel senso positivo del termine”.

“Riesce a tenere sotto controllo le proprie emozioni. Ed è una gran cosa per un giocatore giovane, in mezzo a una serie di influenze esterne”.

“Justin sa come comportarsi nonostante una serie di fattori intorno a lui rendano tutto più difficile. Sta mostrando un grande carattere”.

Kluivert ha concluso la scorsa stagione con due reti e quattro assist in 14 presenze in Eredivisie, ma è in Europa League ha lui e l’Ajax hanno sorpreso, eliminando lo Schakje e poi il Lione nella fase a eliminazione diretta.

Giovani stelle come Kasper Dolberg, Davinson Sanchez, De Ligt, Neres e Kluivert hanno catturato i cuori dei tifosi europei sulla strada della prima finale continentale dopo 21 anni, e se l’ultimo atto si è concluso con una sconfitta per 2-0 contro il Manchester United in Svezia, la sua chiacchierata in campo con José Mourinho ha fatto nascere rumours immediati su un suo possibile trasferimento all’Old Trafford.

“E’ venuto da me e mi ha detto: “Ti conosco da tanto tempo,’” ha rivelato Kluivert mesi dopo.

“L’ho guardato un po’ confuso e lui mi ha spiegato che ricopriva il ruolo di assistente allenatore del Barcellona ai tempi in cui mio padre giocava lì. ‘Ti conosco da tanto tempo, da quando avevi una settimana di vita’.

“Mi ha detto che era bello vedermi e che mi ero comportato bene nella finale contro di loro. Mi ha anche detto di salutare mio padre per lui”.

“Per cui, non è accaduto nulla di quello che hanno detto i media. Sono stati tutti ingannati!”.

Se i media sono stati veloci, all’inizio di questa stagione Kluivert si è immediatamente reso conto di avere ancora tanto lavoro da fare per conquistarsi un posto in pianta stabile all’Ajax.

Sulla fascia destra è sembrato perso, tanto che per qualche settimana il nuovo allenatore Marcel Keizer ha deciso di puntare su Neres al posto suo.

Tuttavia, quando Amin Younes si è infortunato a novembre, Kluivert è tornato nel suo ruolo naturale, a sinistra, sfruttando al meglio l’opportunità.

Nel giorno del suo ritorno nella formazione titolare, ha fornito un bellissimo assist a Donny van de Beek, a segno in un 8-0 esterno al NAC Breda.

La settimana successiva ha invece segnato una strepitosa tripletta al Roda JC, prendendosi le copertine di tutto il mondo. In quell’occasione ha mostrato la sua gamma di abilità, segnando tre gol diversi tra loro ma tutti bellissimi.

Kluivert gioca regolarmente titolare nonostante l’allenatore sia cambiato: fuori Keizer e dentro Erik ten Hag a December. Il suo stile vario è infatti perfetto per i piani dell’ex tecnico dell’Utrecht e della seconda squadra del Bayern Monaco.

L’unico difetto di Kluivert è quella rara capacità di essere decisivo nelle grandi partite. Tutti i goal segnati in questa stagione sono arrivati contro squadre della parte bassa della classifica, mentre il figlio d’arte non ha incantato contro formazioni come PSV, AZ, Feyenoord e Utrecht. Al contrario, giocatori come Neres, De Jong e De Ligt hanno mostrato maggiore personalità in occasioni del genere.

Tuttavia, è qualcosa di cui Kluivert è consapevole. Al termine di una prestazione deludente in un match perso per 3-2 contro il Vitesse, ha ammesso: “Devo mostrare qualcosa di più in queste partite. E voglio farlo a partire dalle prossime gare e dal prossimo anno”.

“Contro il Vitesse non ho brillato. Io voglio essere un giocatore che si porta la squadra sulle spalle”.

Nonostante ciò, i complimenti nei suoi confronti si sprecano. E pure Giovanni van Bronckhorst, allenatore del Feyenoord, lo ha individuato come il pericolo maggiore a gennaio, dicendo che Kluivert “ha tutte le qualità che un esterno deve avere nel calcio moderno”.

Ne avrà bisogno, perché la voce si è già sparsa: Justin Kluivert sta diventando un grande giocatore.