Era il 16 maggio del 2010 quando l'Inter, all'Artemio Franchi di Siena, conquistava il suo Scudetto numero 18. Uno Scudetto sofferto, seppur giunto al termine di una stagione esaltante, soffiato alla Roma di Ranieri proprio al fotofinish grazie anche alla doppietta di quel Giampaolo Pazzini che di lì a poco avrebbe indossato proprio la maglia nerazzurra.

Quel giorno, l'Inter e i suoi tifosi non sapevano ancora che sei giorni dopo avrebbero conquistato anche la Champions League nella storica notte del Bernabeu, cornice iconica del leggendario Triplete.

Tuttavia, molti tra i supporters nerazzurri più ottimisti e meno scaramantici, trascinati dalla carica dello "Special One" Josè Mourinho, a quel Triplete credevano ormai da mesi.

Nemmeno il più pessimista dei tifosi, al contrario, avrebbe potuto immaginare che per festeggiare il Tricolore numero 19 sarebbero dovuti trascorrere ben undici anni.

Raggiunto l'apice, infatti, come talvolta accade nello sport, l'Inter si è accartocciata su se stessa, facendo appena in tempo a salire sul tetto del Mondo con l'unico sorriso regalatole da Rafa Benitez e poi, praticamente un anno dopo lo storico 'Triplete', a portare a casa la Coppa Italia targata Leonardo, prima di dare il via a un digiuno interminabile.

Un'astinenza da trofei lunga ben dieci anni e interrotta soltanto grazie all'arrivo di Antonio Conte che, dopo aver permesso già lo scorso anno ai propri sostenitori di sognare a lungo, prima in campionato e poi in Europa League, stavolta ha fatto centro.

Perché quello dell'Inter è anche il suo trionfo. Il trionfo di un allenatore capace di restituire a una squadra smarrita un DNA vincente, di replicare duramente ma saper resistere alle critiche e di tirar fuori il massimo dai suoi calciatori. Calciatori che, ad onor del vero, compongono una rosa di tutto rispetto, probabilmente la più attrezzata della Serie A 2020-2021, ma sicuramente valorizzata al meglio, tatticamente e soprattutto mentalmente da un allenatore magari non tra i più diplomatici del panorama calcistico, ma sicuramente tra i più cinici e pragmatici.

Le scorribande di Hakimi, la grinta di Barella, i lanci di Bastoni, le geometrie di Brozovic, l'ordine di De Vrij, la 'garra' di Lautaro, la potenza dominante di Lukaku. Se dovessimo scegliere 7 istantanee per racchiudere la stagione nerazzurra, probabilmente sceglieremmo proprio queste.

Eppure la stagione 2020-2021 dell'Inter è stata tutt'altro che una passeggiata. Le difficoltà non sono mancate, così come le polemiche e i momenti di tensione, esasperati dall'ennesima magra figura raccolta in Champions League e dai rumors legati alle difficoltà economiche della società che, inevitabilmente, hanno costretto Conte e i suoi ad un grande lavoro mentale per poter restare concentrati al 100% sul campo, lasciando fuori dallo spogliatoio e dal rettangolo di gioco tutto il resto.

A rendere ancor più anomala la stagione, disagio ovviamente condiviso con tutte le altre squadre, ha sicuramente contribuito il fatto di giocare tutte le gare del campionato in stadi malinconicamente vuoti: quello appena conquistato dall'Inter è infatti il primo Scudetto ottenuto senza il calore dei propri supporters, dall'inizio alla fine della stagione. Un record del quale avremmo fatto volentieri tutti a meno.

A proposito di record, però, i nerazzurri si sono tolti anche la soddisfazione di interrompere la serie di Scudetti consecutivi degli storici rivali della Juventus, impedendo loro di centrare il 10° di fila: uno sgambetto che lo stesso Antonio Conte non ha fatto a meno di sottolineare.

La Juventus, a dirla tutta, non è stata nemmeno la rivale più ostica per l'Inter che, per larga parte della stagione, si è ritrovata a duellare con i cugini del Milan, scavalcati in vetta alla classifica soltanto il 14 febbraio, in un Saint Valentine's day dolcissimo per tutti gli innamorati dell'Inter.

Il derby dominato e vinto la settimana successiva ha rappresentato poi l'apice della stagione nerazzurra: quella contro i rossoneri è stata la partita perfetta, sfoderata nel momento più importante e contro la rivale più accreditata. La stoccata vincente, probabilmente definitiva. Una dimostrazione di forza e superiorità che ha dato all'Inter la sicurezza necessaria per involarsi indisturbata verso lo Scudetto numero 19.


Pronti-via e la stagione si apre subito con un'anomalia. I nerazzurri, impegnati fino al 21 agosto in Europa League, chiedono e ottengono il rinvio della prima di campionato, prevista sul campo del neopromosso Benevento. Scorie di una stagione incredibile, scorie di un anno incredibile per tutta l'umanità.

Il debutto avviene così a San Siro, il 26 settembre, quando per tutti è la seconda giornata ma per l'Inter è ancora la prima. Di fronte ai ragazzi di Conte c'è la Fiorentina ed è subito una serata da 'Pazza Inter': viola subito avanti, l'Inter pareggia e poi trova il 2-1, ma i viola ottengono in rapida successione prima il goal del 2-2 e poi addirittura quello del sorpasso, firmato da Federico Chiesa: si tratta dell'ultimo squillo del talento viola prima del trasferimento alla Juve. Una stagione iniziata col piede sbagliato? Non proprio. Lukaku e D'Ambrosio, nei minuti finali, regalano all'Inter uno di quei successi che profuma tanto di DNA Inter e che fa impazzire di gioia Antonio Conte. Quella sarà soltanto la prima di tante esultanze iconiche.

La gara di Benevento viene presto recuperata, quattro giorni dopo, ed è la gara che fa subito capire di che pasta è fatto Achraf Hakimi. Il marocchino è straripante sulla fascia destra, confeziona assist e trova il suo primo goal in nerazzurro nel roboante 5-2 finale. É vero, subire 5 goal in appena 180 minuti non è il massimo, nè molto in stile Conte, ma a fare da contraltare a qualche problema difensivo ci sono i 9 goal realizzati, tre dei quali firmati da Romelu Lukaku, subito autoproclamatosi leader della squadra.

I primi scontri diretti, però, non sorridono alla banda nerazzurra: all'Olimpico contro la Lazio il risultato finale è di 1-1, poi arriva lo scivolone nel derby contro il Milan.

I rossoneri, lanciatissimi e a punteggio pieno, si affidano all'ex di lusso Ibrahimovic per il tremendo uno-due a cavallo tra il minuto 13 e il minuto 16. Il goal di Lukaku non basta, l'Inter torna a casa a mani vuote e con una bocciatura eccellente, quella di Alexandar Kolarov che, dopo quella prestazione disastrosa, finirà ai margini del progetto Inter.

"Il Milan corre, bisogna tenere il passo", è il mantra post-derby. Ma dopo la vittoria sul campo del Genoa, i nerazzurri subiscono un altro stop inatteso in casa contro il Parma e devono anzi ringraziare Perisic, "ripescato" da Conte dopo l'anno vissuto al Bayern Monaco, se il punteggio finale è di 2-2.

La settimana successiva l'Inter frena ancora, sul campo dell'Atalanta: Lautaro Martinez e Miranchuk segnano i goal dell'1-1 finale, un pareggio che può starci ma che, sommato al precedente, fa storcere un po' il naso ad alcuni tifosi.

Il 22 novembre, contro il Torino, l'Inter vive un'altra delle sue notti folli: sotto di due goal al 62', i nerazzurri riescono a imporsi per 4-2 grazie alla loro potenza di fuoco. Sanchez, Lukaku (doppietta) e Lautaro mandano al tappeto i granata e lanciano un segnale chiaro: l'Inter quest'anno non molla.

Ed è proprio la rimonta sul Torino il punto di svolta della stagione: dopo quell'impresa, l'Inter - balbettante in Europa - in campionato non sbaglia più: 3-0 sul campo del Sassuolo, 3-1 al Bologna con un Hakimi dominante e autore di una doppietta, 3-1 anche a Cagliari subito dopo l'eliminazione dalla Champions, 1-0 sul Napoli, 2-1 allo Spezia e stesso risultato sul campo del Verona, poi addirittura un 6-2 al Crotone che apre nel migliore dei modi il 2021.

Dopo 15 giornate i nerazzurri hanno 36 punti, ben 6 in più della favorita Juventus, ma ancora uno in meno del sorprendente Milan, ancora al comando nonostante il filotto dei cugini nerazzurri.

Inevitabile, dopo 8 vittorie consecutive, arriva un nuovo passo falso: la Sampdoria di Ranieri punisce un'Inter non brillante e alle prese con voci poco rassicuranti relative al futuro della società.

Il messaggio è chiaro: l'Inter non farà operazioni di mercato a gennaio. Ciò significa, di conseguenza, che Christian Eriksen, corpo estraneo fino a quel punto, rimarrà almeno fino al termine della stagione. In quel momento non è semplice prevederlo, ma sarà proprio questo il colpo del mercato invernale.

Dopo un rocambolesco 2-2 ottenuto sul campo della Roma, arriva il giorno del big-match: a San Siro, il 17 gennaio, si presenta la Juventus di Cristiano Ronaldo. I tifosi nerazzurri temono il 'braccino', così come accaduto nel derby. Ma l'Inter del 17 gennaio è un'altra squadra rispetto a quella scesa in campo contro i rossoneri ad inizio stagione: Barella, Vidal e compagni scendono in campo con un impeto travolgente che fa a pezzi la Juventus: Vidal sblocca il risultato di testa (sarà quello l'unico lampo della sua stagione, ma un lampo importantissimo), poi Barella raddoppia nella ripresa al termine di una cavalcata personale. Il match finisce 2-0, ma non esprime appieno il dominio nerazzurro, non tanto in termini di occasioni ma di predominio territoriale.

Tuttavia, la serata perfetta non basta per conquistare il primato: anzi, il Milan si laurea Campione d'Inverno con 90 minuti d'anticipo.

Il girone d'andata, inoltre, si chiude con un altro pareggio colmo di polemiche sul campo dell'Udinese: Conte litiga con Maresca e viene espulso, il Milan però cade con l'Atalanta e, al giro di boa, ha solo due punti in più rispetto ai nerazzurri. Decide il derby, al momento.

Il pareggio di Udine, però, si rivela l'ultimo passo falso nella corsa dell'Inter verso lo Scudetto numero 19.

Il girone di ritorno è infatti una cavalcata trionfale, partita col 4-0 rifilato al Benevento e conclusa col successo di Crotone tre mesi dopo.

La svolta definitiva della stagione dell'Inter però, arriva a metà febbraio. Sabato 13, a otto giorni dall'attesissimo derby di ritorno, il Milan viene steso dallo Spezia, che si impone per 2-0 sui ragazzi di Pioli al termine di una gara letteralmente dominata. L'indomani l'Inter non sbaglia: a San Siro arriva la Lazio, ma Lukaku e Lautaro travolgono i biancocelesti e completano il sorpasso sui cugini, facendo impazzire i tifosi innamorati dei colori nerazzurri, proprio nella notte di San Valentino.

Sette giorni dopo, poi, arriva il definitivo colpo del ko per i rossoneri: l'Inter domina un derby mai in discussione, lo vince per 3-0 ancora una volta grazie a Lautaro Martinez e Lukaku. Scatenati. Insaziabili. Dominanti.

Da lì in avanti, l'Inter non si ferma più: 3-0 al Genoa, 2-1 a Parma grazie al redivivo Sanchez, autore di una doppietta e ancora una volta decisivo nel momento più delicato, 1-0 sull'Atalanta grazie ad un goal pesante come un macigno messo a segno da Skriniar, 2-1 sul campo del Torino, 1-0 a Bologna, 2-1 nel recupero contro il Sassuolo, 1-0 contro il Cagliari frutto della stoccata vincente di Darmian.

11 vittorie consecutive nelle prime 11 gare del girone di ritorno: un ruolino che, sommato al crollo verticale del Milan e alle difficoltà attraversate dalla Juve, fa sì che i nerazzurri si ritrovino a +11 sui rossoneri e ai +12 sui bianconeri a 8 giornate dalla fine. Un vantaggio largo, meritato, rassicurante.

Una serie di vittorie arrivata grazie alle qualità indiscutibile dei singoli ma, soprattutto, a un'Inter progettata per giocare a memoria. "Troppo prevedibile", attacca qualcuno. Beh, se nessuno riesce a fronteggiarla, forse non così tanto.

E così, le accelerazioni di Hakimi diventano una costante, così come le verticalizzazioni di Bastoni, cresciuto in maniera esponenziale nel giro di pochi mesi. Conte, poi, ci mette del suo, individuando gli interpreti migliori per il suo 3-5-2 e riuscendo (finalmente) a far funzionare anche Eriksen, divenuto titolare inamovibile e perno del centrocampo nerazzurro anche a causa della lunga assenza di Vidal. Gli alti e bassi di Brozovic, ben compensati dall'esagerata continuità di rendimento offerta da Barella, rendono il centrocampo uno dei punti di forza della squadra di Conte.

In difesa, poi, De Vrij e Skriniar non sbagliano più un colpo. Handanovic sì, ma di parate decisive ne sfodera anche parecchie. E il suo carisma - spesso sottovalutato - è tante volte decisivo per tenere alta la concentrazione.

A proposito di carisma, poi, c'è Romelu Lukaku. Il leader, il capitano senza fascia, il trascinatore, il treno, il bomber. Chiamatelo un po' come preferite, ma Romelu Lukaku è il volto dell'Inter 2020-2021. Non solo i goal, tantissimi, ma una costante presenza nei meccanismi della squadra, soprattutto sul piano motivazionale.

Se poi, al suo fianco, agisce un certo Lautaro Martinez, non può che nascerne una coppia da Scudetto. Mai un'incomprensione, mai un pestarsi i piedi nonostante caratteristiche di gioco tutt'altro che opposte. Decisivi nei momenti più delicati. Determinanti per la serie di undici vittorie che, a conti fatti, è valsa all'Inter lo Scudetto. Semplicemente complementari.

I due pareggi per 1-1 raccolti in trasferta contro Napoli e Spezia non fanno male: le rivali non accelerano e l'Inter si avvicina lentamente verso il tricolore. Un terzo pareggio consecutivo, in casa contro il Verona, rischierebbe di riaccendere gli entusiasmi delle inseguitrici ma ci pensa ancora una volta Darmian, l'uomo del destino, a piegare gli scaligeri e a spegnere ogni illusione altrui.

L'ultimo lampo, quello decisivo, arriva sul campo del Crotone: nel sabato che condanna i calabresi alla retrocessione in Serie B, l'Inter coi goal di Eriksen e Hakimi permette ai propri tifosi di mettersi in posizione d'attesa e prepararsi a stappare quelle bottiglie messe in fresco da tanto tempo.

Il pari tra Atalanta e Sassuolo fa definitivamente saltare il tappo: l'Inter è Campione d'Italia per la diciannovesima volta, undici anni dopo l'ultima volta.

Via alla festa.