A STORY OF EXCELLENCE: ANTONIO CONTE
LA STORIA DEL CAPITANO GREGARIO
Antonio Conte non era un bomber come Gianluca Vialli, non ha mai avuto la classe di Alessandro Del Piero né è stato un campione assoluto alla Gianluigi Buffon, eppure il suo nome resterà impresso nella storia della Juventus come quello di uno dei capitani più amati di sempre dai tifosi bianconeri.
Forse perché Antonio Conte, nella sua straordinaria normalità, ha rappresentato proprio il tifoso che ce l'ha fatta. Un tifoso che per 13 anni ha servito fedelmente la Vecchia Signora: prima da giovane promessa, poi da capitano.
CLUB: Juventus
PRESENZE: 419
GOL: 44
NAZIONALE
PRESENZE: 20
GOL: 2
Conte, nato a Lecce il 31 luglio del 1969, arrivò alla Juventus nel 1991 per volontà di Giovanni Trapattoni che qualche anno fa ha spiegato cosa lo fece innamorare del centrocampista salentino.
La Juventus, d'altronde, era nel destino di Conte che mosse i primissimi passi nella squadra del padre dal nome profetico: Juventina Lecce.
Dopo una sola stagione di ambientamento, Conte diventò subito un punto fermo della vera Juventus bagnando col goal il suo debutto in Coppa UEFA e firmando addirittura una doppietta in un derby vinto per 2-1.
Centrocampista non particolarmente dotato tecnicamente, Conte con l'avvento di Marcello Lippi sulla panchina bianconera, cambiò la sua posizione in campo e ne affinò la capacità di inserimento grazie a cui realizzerà reti spesso decisive quanto spettacolari. Indimenticabile in tal senso resta quella segnata contro il Brescia il 21 settembre 1997, gara vinta dalla Juventus per 4-0.
La carriera bianconera di Conte da giocatore è costellata di successi, dai 5 Scudetti alla Coppa UEFA continuando con 1 Coppa Italia, 5 Supercoppe Italiane, 1 Coppa Intercontinentale e 1 Supercoppa Europea. La ciliegina sulla torta però è ovviamente la Coppa dei Campioni vinta nel 1996 contro l'Ajax.
La notte del 22 maggio, all'Olimpico di Roma, Conte partì nell'undici titolare, ma prima dell'intervallo fu costretto a lasciare il posto a Jugovic causa infortunio. Proprio l'ex centrocampista serbo, peraltro, realizzò poi il rigore decisivo nella lotteria finale regalando la seconda (e per ora ultima) Champions League alla Juventus.
Quello sarà anche il regalo di addio del capitano Gianluca Vialli e così dalla stagione successiva la fascia finirà sul braccio di Antonio Conte, divenuto in pochi anni leader carismatico dello spogliatoio bianconero.
Il salentino d'altronde ha incarnato come pochi altri giocatori lo spirito della juventinità e certe dichiarazioni rilasciate da Conte qualche anno fa ne sono solo la conferma.
Le stagioni migliori di Conte in bianconero, forse, sono state quelle con Ancelotti che mise subito il numero 8 al centro del suo progetto mentre i contrasti con Lippi non mancarono di certo tanto che, con il ritorno del tecnico viareggino sulla panchina della Juventus nella stagione 2001/02, il nuovo capitano diventò Alessandro Del Piero.
Anche se proprio con Ancelotti allenatore Conte ha vissuto anche la più grande delusione della sua esperienza juventina, quando i bianconeri persero uno Scudetto che sembrava già vinto sotto il diluvio di Perugia. Episodio che lo stesso Conte, qualche anno fa, ha indicato tra i suoi peggiori incubi calcistici.
"Quando perdemmo lo scudetto all'ultima partita contro il Perugia io ero il capitano e ricordo tutto molto bene. Dopo quella partita dovetti partire con la Nazionale per l'Europeo e non dormii per sei giorni perché per me fu uno shock incredibile perdere quel titolo".
Conte invece contribuì comunque ai successi del Lippi-bis, seppure non più da titolarissimo. L'ultimo squillo della carriera da calciatore di Conte arrivò nella notte di Manchester quando, durante la finale di Champions 2003 persa ai rigori contro il Milan, il centrocampista subentrò nel secondo tempo e colpì una clamorosa traversa.
Al termine della stagione 2003/04 Conte decise quindi di appendere gli scarpini al chiodo e solo due anni più tardi iniziò la sua carriera da allenatore che lo riportò alla Juventus nel 2011/12.
Anche in panchina Conte ha scritto pagine indimenticabili della storia bianconera, riportando subito la Juventus a vincere lo Scudetto dopo i noti fatti di Calciopoli e stabilendo il record di 102 punti nella stagione 2013/14.
A spiegare i segreti del Conte allenatore ci ha pensato l'ex compagno e oggi vicepresidente bianconero Pavel Nedved che ben ricorda il carattere indomito del salentino.
"Mi ha sorpreso anche se sapevo che era un grande, avendoci giocato insieme. Non mi sarei mai immaginato che fosse così preparato. Cos'ha in più? E' riuscito a trasmettere il suo carattere, la voglia di vincere e non mollare mai".
Una caratteristica tipica della Juventus con cui Conte, in 13 anni di militanza, ha collezionato 419 presenze segnando in totale 44 goal. Non male per il capitano-gregario.
