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Premier League cost-control rules GFX 1:1GOAL

Come le regole finanziarie della Premier League proteggono le “Big Six” e costringono Aston Villa e Newcastle, entrate in top-four, a svendite d’emergenza

Mark Doyle
Tradotto da
  • All’esordio della scorsa stagione, Aston Villa e Newcastle hanno ospitato un coro unanime: «Premier League, corrotta da morire!». Il motivo del disprezzo era chiaro. Entrambe le squadre si consideravano, insieme ai loro tifosi, le principali vittime delle «Profit & Sustainability Rules» (PSR) della Premier League.

    Alla vigilia di quel match al Villa Park, l’allora tecnico dei Magpies Eddie Howe aveva dichiarato: «Queste restrizioni ci costringono a vendere giocatori che vorremmo tenere e a non poter acquistare chi servirebbe per rinnovare la rosa. E il problema non sparirà».

    Lo stesso pessimismo era condiviso dall’allenatore dell’Aston Villa, Unai Emery, che nelle note del programma di gara ha chiesto una revisione delle norme.

    «Non possiamo negare che l’estate sia stata impegnativa perché le norme finanziarie hanno condizionato i nostri investimenti nella rosa», ha scritto lo spagnolo. «Le norme di controllo finanziario sono nate per evitare fallimenti e insolvenze, ma ora limitano i club ben gestiti che vogliono puntare in alto, perché gli introiti, chiave di queste regole, arrivano solo dopo il successo sportivo».

    In parte Emery ha ottenuto ciò che voleva: la Premier League ha varato un nuovo sistema finanziario valido dalla stagione 2026-27. Come recita un vecchio detto, però, bisogna sempre stare attenti a ciò che si desidera: c’è chi ritiene che l’introduzione dello Squad Cost Ratio (SCR) e del Sustainability and Systemic Resilience (SSR) non migliorerà le possibilità dell’Aston Villa e di altre squadre ambiziose di colmare il divario economico rispetto all’élite della Premier League; anzi, alcuni sospettano che tale divario possa aumentare nei prossimi anni.

  • Ponte levatoio chiuso

    FBL-ENG-PR-CHELSEA-WIGAN
    AFP

    Roman Abramovich ha rivoluzionato il Chelsea investendo milioni in nuovi giocatori prima delle norme FFP.


    Il PSR è stato introdotto nel 2013 come risposta della Premier League al Fair Play Finanziario (FFP) della UEFA, nato per contrastare i rischi legati a proprietari irresponsabili e alle loro spese eccessive.

    Sebbene simili, il punto chiave del regolamento inglese era che le squadre non potevano superare i 105 milioni di sterline di perdita in tre anni, un limite più elastico rispetto a quello UEFA, pensato per permettere ai club non europei di restare competitivi in Premier.

    Negli anni, però, si è diffusa l’idea che tali regole ostacolassero le ambizioni di alcuni club, anche perché il limite alle perdite non era mai stato adeguato all’inflazione.

    Il problema principale era che i nuovi proprietari non potevano investire per crescere. Ad esempio, Quando il Newcastle è stato acquisito dal Fondo pubblico di investimento saudita (PIF) nel 2021, i nuovi proprietari, pur essendo molto ricchi, non hanno potuto spendere quanto le “Sei Grandi” della Premier League (Manchester United, Liverpool, Arsenal, Spurs, Chelsea e Manchester City), perché il club non generava ancora entrate paragonabili a quelle delle tradizionali big inglesi.

    Come spiega aGOALKieran Maguire del podcast *The Price of Football*: «Qualunque fossero le intenzioni originali delle regole, queste hanno di fatto impedito ai club con nuovi proprietari ambiziosi di emulare personaggi come (l’ex proprietario del Chelsea) Roman Abramovich e (l’attuale proprietario del Manchester City) lo sceicco Mansour, investendo ingenti somme nei giocatori e subendo enormi perdite per trasformare le loro squadre in vincitrici seriali di trofei».

    Ne è derivata l’accusa, soprattutto dai tifosi, di un doppio standard: una regola per i «Big Six» e un’altra per gli altri. L’ultima estate di mercato ha confermato questa percezione.

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  • Partenze importanti

    Paris Saint-Germain v Aston Villa - UEFA Super Cup 2026
    Getty Images Sport

    Unai Emery ha perso sei titolari della squadra che ha battuto il Friburgo e vinto l'Europa League.

    Mentre attendiamo ancora il verdetto della Premier League sul City, accusato di oltre 100 violazioni finanziarie, e il Chelsea ha pagato solo una multa simbolica per pagamenti illeciti a intermediari non registrati, Newcastle e Aston Villa hanno trascorso l’estate a ricostruire le rose dopo la partenza di giocatori chiave.

    Dopo non essere riusciti a trattenere Alexander Isak, venduto al Liverpool la scorsa estate per una cifra record, i Magpies hanno dovuto cedere quest’anno anche Anthony Gordon, Bruno Guimaraes e Sandro Tonali. L’Aston Villa è stato colpito ancora più duramente: sei degli undici titolari della finale di Europa League vinta contro il Freiburg il 20 maggio sono già stati ceduti “per il bene del club”, come ha spiegato Emery.

    Infatti, sei degli undici titolari della finale di Europa League vinta il 20 maggio contro il Friburgo sono stati ceduti «per il bene del club», come ha spiegato Emery. Le partenze dei veterani Emiliano Martínez e Lucas Digne erano attese, i tifosi dell’Aston Villa sono rimasti comprensibilmente sbalorditi nel vedere Morgan Rogers accaparrato dal Chelsea, che non si è nemmeno qualificato per la Champions League di questa stagione, e poi hanno ricevuto un ulteriore colpo al cuore vedendo Alejandro Garnacho partire nella direzione opposta.

    La frustrazione dei tifosi è aumentata vedendo gli Spurs, reduci da due 17esimi posti, lanciarsi in una campagna acquisti senza precedenti.

  • "I giocatori sono come opere d'arte"

    Chelsea FC v Brighton & Hove Albion - Premier League 2026/27
    Getty Images Sport

    È difficile stabilire il vero valore di un giocatore sul mercato dei trasferimenti

    L’Aston Villa, tra i club più spendaccioni degli ultimi cinque anni insieme al Newcastle, ha avuto problemi finanziari con Premier League e UEFA perché per molto tempo ha destinato oltre il 90% delle entrate agli stipendi e ha venduto poco.

    Per motivi finanziari e storici, però, né l’Aston Villa né il Newcastle possono permettersi di accumulare giocatori come Chelsea o City, che eccellono nel trarre profitto dai trasferimenti falliti.

    «I giocatori sono come opere d’arte, senza un valore concordato», spiega Maguire, «e se la UEFA ha regole rigide che impediscono profitti su trasferimenti incrociati entro 45 giorni, la Premier è più flessibile.

    Di conseguenza, alcune operazioni di quest’estate sembrano convenienti e permettono di registrare profitti ai fini del controllo dei costi.”

    Ora la domanda è se la sostituzione del PSR con SCR e SSR cambierà qualcosa o manterrà lo status quo. La Premier League offre più margine di manovra: limita la spesa sul campo all’85% dei ricavi calcistici e dell’utile/perdita netto da cessioni, mentre per le squadre europee la soglia è del 70%.

    «Stiamo concedendo maggiore flessibilità ai club affinché possano investire nel tempo, per consentire alle squadre che inseguono di competere», ha spiegato Richard Masters, amministratore delegato della Premier League. «E il rapporto sui costi della rosa è concepito per lo stesso scopo. Ritengo che nella Premier League abbiamo un ottimo equilibrio competitivo e spero che l’SCR lo rafforzi».

    Infatti, La Premier League sostiene che, concentrandosi sui costi della rosa, «l’SCR offre ai club maggiore libertà di investire in altri aspetti della loro attività» (Villa Park è già in fase di ristrutturazione!), e che valutare i club stagione per stagione, anziché su un ciclo triennale, «consentirà un’applicazione più tempestiva delle norme» e «incoraggerà i club a gestire le proprie finanze in modo responsabile in tempo reale, anziché fare affidamento su un riequilibrio finanziario a lungo termine».

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  • Campionato competitivo o circolo chiuso?

    Liverpool FC v Crystal Palace FC - Premier League
    Getty Images Sport

    L'amministratore delegato della Premier League, Richard Masters, sostiene che le norme finanziarie del campionato proteggano da un ulteriore aumento delle disparità tra i club.

    Newcastle e Aston Villa hanno approvato il nuovo quadro finanziario, ma il presidente del Crystal Palace Steve Parish prevede che presto gli stessi critici del PSR attaccheranno anche SCR e SSR. Parish prevede che «con queste nuove regole, le cessioni diventeranno un fenomeno di massa»: la pratica di monetizzare i prodotti del vivaio per bilanciare i conti, già criticata nel PSR, potrebbe quindi diffondersi ulteriormente.

    Parish sottolinea che il voto contrario di Brentford, Brighton, Bournemouth, Fulham e Leeds, «club tra i più ambiziosi», è un campanello d’allarme.

    Tuttavia, era necessario intervenire, e Masters ha evidenziato che abolire ogni norma sui costi creerebbe caos e accrescerebbe il divario finanziario in Premier.

    «Il nostro campionato sarebbe molto diverso senza di esso», ha dichiarato a talkSPORT. «I club della Premier League non vogliono questo. Vogliono una regolamentazione finanziaria, anche se ciascuno di loro potrebbe avere una versione leggermente diversa delle regole finanziarie che vorrebbe per sé. Ma l’Aston Villa ha partecipato alle competizioni europee per quattro volte consecutive, di cui due in Champions League. Ha vinto il suo primo trofeo dopo tantissimo tempo e so che vorrebbe ripartire da qui, ma ha già ottenuto un successo straordinario.

    “Il Newcastle sta vivendo una stagione di cambiamenti, con giocatori che partono e altri che arrivano, oltre a un nuovo allenatore (Matthias Jaissle). Chi può sapere cosa succederà? È questo il bello della Premier League. Tutti dovrebbero poter aspirare a qualcosa e credo che le ultime quattro o cinque stagioni lo dimostrino.”

    Molti gruppi di tifosi non sono d’accordo, visto che la squadra che ha speso di più in stipendi ha vinto sei degli ultimi nove titoli. C’è chi sostiene che la Premier League abbia un problema non solo di competitività, ma anche di credibilità.

    Maguire però ribatte: «Gli ascolti e la fedeltà dei tifosi dimostrano il contrario. La mentalità è “La mia squadra, nel bene e nel male”. Conta solo vincere, il resto si dimentica in fretta. Le questioni di governance non hanno mai spento l’interesse».

    Non credo che la popolarità della Premier League sarà intaccata dalla controversia sul controllo dei costi. Anche se alcuni tifosi la ritengono «corrotta da morire», la maggioranza dei sostenitori dei ‘Big Six’ è soddisfatta dello status quo, e probabilmente resterà tale.