Vialli racconta la malattia: "Giravo con un maglione sotto la camicia, non so come finirà"

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Gianluca Vialli rivela di aver combattuto contro il cancro: "Sono tornato ad avere un fisico bestiale ma non so ancora come finirà la partita".

Gianluca Vialli , ex attaccante tra le altre di Sampdoria e Juventus, racconta a 'Il Corriere della Sera' la lunga battaglia contro la malattia che lo ha colpito e di cui ha parlato nel suo libro 'Goals. 98 storie + 1 per affrontare le sfide più difficili'.

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L'ultima appunto è quella per sconfiggere il cancro: " Sapevo che era duro e difficile doverlo dire agli altri, alla mia famiglia. E ti prende come un senso di vergogna, come se quel che ti è successo fosse colpa tua.

Giravo con un maglione sotto la camicia, perché gli altri non si accorgessero di nulla , per essere ancora il Vialli che conoscevano. Poi ho deciso di raccontare la mia storia e metterla nel libro".

Dopo mesi di chemio e radioterapia le cose ora vanno meglio: " È passato un anno e sono tornato ad avere un fisico bestiale. Ma non ho ancora la certezza di come finirà la partita. Spero che la mia storia possa servire a ispirare le persone che si trovano all’incrocio determinante della vita.

L’importante non è vincere; è pensare in modo vincente. Spero che la mia storia possa aiutare altri ad affrontare nel modo giusto quel che accade.  Vorrei che qualcuno mi guardasse e mi dicesse: “È anche per merito tuo se non ho mollato".

PS Vialli

Il mondo di Vialli ovviamente resta il calcio: "La Cremonese è la mia squadra del cuore. Da bambino però tifavo Inter. Giocare per la Juventus è un onore, e un onere.

Senti il peso della maglia, il dovere di riconsegnarla piegandola per bene e riponendola un po’ più in alto di dove l’avevi presa.  Lippi? Il mio messia. Al primo colloquio gli dissi che volevo lasciare la Juve. Mi rispose: “Proprio ora che arrivo io e ho bisogno di te?”.

Vialli torna sul processo doping che lo vide tra i grandi accusati da Zeman : "Avrei potuto vivere più serenamente quella vicenda, come altri colleghi. Non ce l’ho fatta. Fu un’ingiustizia.

È possibile discutere se sia meglio per una distorsione dare il Voltaren, o andare 15 giorni in montagna a riposare. Non è possibile mettere in dubbio i risultati di una carriera". 

Infine Vialli dice la sua anche Luciano Moggi e su Calciopoli : "Un dirigente che ti metteva nelle condizioni di dare il massimo.

Quella Juve avrebbe potuto vincere 6 o 7 scudetti su 10, rispettando le regole. Ma poi la gola ha fatto sì che tentasse di vincerli tutti, non rispettando le regole".

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