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Il Togo di Adebayor e il drammatico assalto ai bus prima della Coppa d'Africa 2010

14:18 CEST 02/06/20
Charles Kabore of Burkina Faso and Emmanuel Adebayor of Togo
Alla vigilia della Coppa d'Africa 2010, il Togo è vittima di un attentato terroristico sul confine fra Angola e Congo: 3 i morti, illeso Adebayor.

Il Togo, dopo aver preso parte ai Mondiali 2006 in Germania e aver mancato la qualificazione alla fase finale della Coppa d'Africa 2008, ci riprova nell'edizione 2010 del torneo continentale, forte della presenza in squadra di un attaccante come Emmanuel Adebayor, che gioca in Premier League con il Manchester City di Roberto Mancini.

Alla vigilia, però, un'ombra di terrore si allunga sulla manifestazione che deve disputarsi in Angola. Gli Sparvieri del Ct. Stephen Keshi sono impegnati in Congo in uno stage pre-torneo. L'8 gennaio 2010 i due pullman che trasportano la squadra con delegazione al seguito, mentre attraversano il confine per raggiungere l'exclave angolana di Cabinda, dove sono in programma le gare del gruppo B in cui è stata inserita con Costa d'Avorio, Ghana e Burkina Faso, sono presi d'assalto dai terroristi a colpi di mitra.

Subito perdono la vita l'autista e 2 persone della delegazione al seguito della squadra: si tratta di Abalo Amélété, dello staff tecnico, e di Stan Ocloo, dell'ufficio stampa. I feriti sono complessivamente 9. La Federcalcio togolese, vista la gravità della situazione, chiede immediatamente il rinvio della Coppa d'Africa, ma la CAF dice di no.

Show must go on, la Coppa d'Africa si giocherà comunque. Se non che due dei feriti più gravi, l'allenatore in seconda e l'addetto stampa, non ce la fanno, e i morti salgono a 5 unità. Fra gli altri feriti in gravi condizioni anche due giocatori, il portiere Serge Akakpo ed il difensore Kodjovi Obilalè

"Siamo stati presi a mitragliate mentre lasciavamo il Congo - racconta all’AFP l'attaccante del Nantes, Thomas Dossevi, ancora sotto schock - ci hanno colpito delle pallottole e abbiamo preso una raffica sulla parte anteriore del pullman. Ci sono due giocatori feriti, uno è stato colpito alla schiena e l’altro ai reni. L’allenatore dei portieri e il medico sono stati colpiti e di sicuro sono feriti gravemente. Sono stati portati in ospedale a Cabinda".

"Abbiamo dovuto attraversare la frontiera - aggiunge Dossevi ricostruendo i momenti precedenti l’attacco - dopo avere completato le formalità. Vi è stata un’intensa mitragliata e tutti noi ci siamo buttati sotto i sedili. La nostra scorta ha risposto al fuoco. C'era sangue dappertutto. Quando siamo scesi dall'autobus ci siamo chiesti cosa fosse successo e perché fosse capitato a noi. Piangevamo e ringraziavamo Dio. È incredibile e vergognoso. È stata come una guerra. - ha proseguito Dossevi - Sono scioccato. In questo momento non abbiamo molta voglia di giocare la Coppa d'Africa. Pensiamo ai nostri compagni feriti".

Illeso il capitano Emmanuel Adebayor, anche lui chiaramente sotto schock dopo l'accaduto.

"Se non sarà garantita la sicurezza andremo via domani", annuncia.

La situazione è particolarmente drammatica. La voce, diffusa nell'immediato, secondo cui l'attacco al pullman dei togolesi fosse opera di ladri non trova alcun fondamento. Presto emerge la verità: autori dell'attentato sono i guerriglieri del FLEC (Fronte Liberazione Enclave Cabinda), in lotta per l'indipendenza della Cabinda, la regione settentrionale del Paese, oltre il fiume Congo. Particolarmente ricca di petrolio, chiede da anni la secessione dall'Angola, cui è stata unita dopo la Rivoluzione dei Garofani in Portogallo che diede l'indipendenza alle colonie portoghesi in Africa.

Il chiaro obiettivo è quello di sabotare la Coppa d'Africa e di fare pressioni sul Governo di Luanda per acquistare visibilità internazionale, data l'importanza della manifestazione. Le 'Forze di liberazione di Cabinda' rivendicano l'attentato la sera stessa dei fatti. Il Governo dell'Angola attraverso il Primo ministro Paulo Kassoma promette di fare tutto il possibile "per garantire la sicurezza della manifestazione" e assicura che "l'attacco contro la nazionale del Togo è stato un atto isolato e che la sicurezza delle squadre è garantita", ha detto il Primo ministro dell'Angola, Paulo Kassoma

Per i giocatori del Togo, invece, non ci sono le condizioni per scendere in campo. 

"Se siamo in grado di boicottare la Coppa d'Africa, lo faremo. - afferma Alaixys Romao del Grenoble - Se siamo in grado di cancellare tutte le partite, perchè non farlo? Pensiamo di tornare a casa".

La replica del Comitato organizzatore angolano, il Cocan, non si fa attendere.

"Il Togo è stata l'unica Nazionale a non rispondere alle nostre raccomandazioni e a non informare il Cocan del suo arrivo in pullman - accusa il dirigente Virgilio Santos - le regole sono chiare, nessuno doveva viaggiare in pullman, non so cosa li abbia spinto a farlo ma in città tutto questo non sarebbe mai successo".

All'indomani dell'attentato, viste la posizione netta degli organizzatori, non disposti a rinviare la manifestazione e le singole partite, e considerato l'aumento del numero delle vittime, il Togo, dopo averci pensato, matura la decisione di ritirarsi dalla Coppa d'Africa.

Non era peraltro la prima volta che la Nazionale degli Sparvieri veniva colpita da una tragedia: già il 3 giugno 2007, dopo una partita di qualificazione alla Coppa d'Africa in trasferta contro la Sierra Leone, aveva vissuto una grande tragedia, con 20 membri della delegazione, fra cui il Ministro dello Sport Richard Attipoe, che furono uccisi nell'esplosione dell'elicottero che li trasportava

La Coppa d'Africa 2010, invece, si sarebbe dunque regolarmente disputata, e avrebbe visto il successo in finale dell'Egitto sul Ghana a pochi mesi dai Mondiali in Sudafrica.