"Spero tra un paio d'anni di cambiare per guadagnare di più": la Roma multa Schick

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Patrick Schick verrà multato dalla Roma dopo la discussa intervista rilasciata a 'Reporter': "Non correrò mai per aggredire l'avversario".

Ha giocato solo pochi minuti a causa di svariati problemi fisici eppure Patrick Schick ha già fatto arrabbiare la Roma e i suoi tifosi. Tutta colpa di un'intervista concessa al magazine ceco 'Report' in cui l'attaccante spiega il suo modo di vivere il calcio.

Intervista che come detto non è però piaciuta alla Roma tanto che Monchi, secondo quanto scrive 'La Gazzetta dello Sport', ha già rimproverato il ragazzo invitandolo a utilizzare toni più appropriati e nei prossimi giorni quasi certamente per Schick arriverà anche l'inevitabile multa.

Durante l'intervista, riportata da 'La Gazzetta dello Sport' e 'Il Messaggero', il ceco tra le altre cose ha detto: "Tra un paio d'anni spero di spostarmi dove sarò pagato ancora meglio. Dove? Difficile migliorare rispetto alla Roma. Restano Real Madrid, Barcellona o Manchester United".

Frasi queste che Schick in un primo momento ha cercato di smentire con una storia pubblicata sul suo Instagram, poi cancellata e sostituita con un post di amore nei confronti dei colori giallorossi. Ma il danno era ormai fatto.

Non solo Roma peraltro nell'intervista di Schick che ha svelato anche qualche problema caratteriale: "A 12 anni ero un giocatore dello Sparta Praga e partecipai a un torneo. Per qualche motivo, papà scosse ancora la testa, e quando mi urlò qualcosa non ressi più, mi girai verso di lui e gli feci il dito medio. Non ho mai più mostrato il medio, di solito ondeggio la mano, ma significa la stessa cosa".

Riguardo al suo modo di giocare invece Schick spiega: "Allo Sparta Praga volevano che corressi e lottassi di più sul campo, ma credo che un calciatore debba migliorare principalmente negli aspetti in cui è già sopra la media. Dissi che se non gli piacevo, avrei giocato da qualche altra parte, ma che non avrei cambiato il mio modo di giocare. Probabilmente non correrò mai ad aggredire gli avversari come un pazzo".

Schick PS

Schick quindi ne ha anche per Giampaolo, suo ex tecnico alla Sampdoria: "Mi chiese come mi chiamassi e mi resi conto che non sapeva chi fossi. Mi fece giocare contro la Juventus a Torino. Probabilmente voleva farmi fuori, dandomi una chance per poi avere motivi per non farsi rompere le scatole dopo la sconfitta. Ma andò abbastanza bene e dopo un quarto d’ora segnai.

Due giorni dopo in allenamento sbagliai un paio di volte e lui cominciò a urlarmi contro in modo isterico. C’erano anche i miei genitori a vedermi. Quando tornai a casa mi chiusi in camera e diedi calci alle sedie per un’ora.

Nella partita successiva l’allenatore mi fece scaldare all’intervallo, ma al 18’ mi disse di sedermi perché sarebbe entrato qualcun altro. Ma poi lui fu allontanato per proteste e il suo secondo mi chiamò: nella mia testa avevo già smesso di giocare, ma entrai e segnai al 90’".

Schick quindi ricorda i suoi inizi allo Sparta e ammette: "Ero ricco ed eccitato e intorno al diciottesimo compleanno andò anche meglio, perché iniziai ad allenarmi con gli adulti e lo Sparta mi offrì un nuovo contratto da 30.000 corone al mese: realizzai che ero diventato un professionista. Un vero giocatore dello Sparta che poteva comprarsi un nuovo iPhone al mese, una bomba".

Infine l'attaccante torna sul mancato trasferimento alla Juventus: "Alla fine della stagione potevo scegliere, le offerte che mi piacevano di più arrivavano da Torino, Milano e Roma. Scelsi la Juventus, ero stato chiamato da Nedved e tutto sembrava affascinante. Non vedevo l’ora. A giugno mi sentivo un giocatore della Juventus, ma in realtà non lo ero.

Sapevo che non era niente di serio, era un’infiammazione cardiaca che era passata, stavo bene, sapevo di avere abbastanza tempo per riposare e che tutto sarebbe stato normale, ma la Juventus rinviò il mio trasferimento. Quando tornai dalle vacanze, il mio agente Paska mi disse che sarei dovuto tornare a Torino per altri test. Risposi che non sarei andato da nessuna parte".

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