Simon Kjaer, il Barzagli del Milan: dallo scetticismo al ruolo di leader imprescindibile

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Simon Kjaer Milan
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Dal suo arrivo al Milan Kjaer è il giocatore più vincente della Serie A: insostituibile per Pioli, un grande colpo targato Maldini.

Il Milan ha bisogno di un difensore centrale a gennaio: è il segreto di Pulcinella del mercato, la certezza di tutti gli operatori del settore, foraggiata dalle confessioni, sia a microfoni accesi che spenti, dei dirigenti rossoneri e dai tentativi andati a vuoto nella sessione estiva. Una verità che va però leggermente modificata per essere inconfutabile: il Milan ha bisogno di un difensore centrale a gennaio, ma non di un titolare, non di una spalla per Romagnoli. Perché quel ruolo, quello status, è stato pienamente conquistato e consolidato, partita dopo partita, dal leader meno mediatico di questa squadra: Simon Kjaer.

Il suo arrivo a gennaio scorso era stato accompagnato da un diffuso scetticismo, giustificato dai (pochi) mesi grigi vissuti a Bergamo. Ma Kjaer si è calato nella sua nuova realtà con professionalità, carisma ed esperienza, diventando a stretto raggio un’assoluta certezza del Milan di Pioli.

Il ritorno di Ibrahimovic viene visto da tutti, a ragion veduta, come l’innesco che ha fatto esplodere positivamente un gruppo giovane, di talento ma che aveva bisogno di un trascinatore dal punto di vista tecnico e mentale. Ma altrettanto importante è stato l’innesto di Kjaer, che ha dato stabilità al reparto difensivo, guidando la linea con personalità e autorevolezza.

Il nome del capitano della Nazionale danese non manca mai nell’undici di Pioli: titolare in tutte le prime 16 gare stagionali dei rossoneri, una sola volta in panchina (per un turno di riposo) dal suo arrivo in rossonero. Sempre in campo, senza mai dare l’impressione di patire la stanchezza data dal ritmo folle del calendario post-lockdown.

A 31 anni Kjaer si è imposto come uno dei centrali più continui, affidabili e autoritari del campionato. Ma soprattutto vincenti. Dal giorno della firma con il Milan il danese è il giocatore ad aver festeggiato più vittorie in Serie A: 24 presenze, 19 successi, 4 pareggi e una sola sconfitta, nel derby vinto dall’Inter 4-2 a febbraio, registrata non a caso nella peggior prestazione personale della sua avventura in rossonero.

Numeri eccezionali, che rendono l’operazione che ha portato Simon a Milano uno dei più grandi capolavori di mercato degli ultimi anni. Un'operazione in cui Maldini ha sempre creduto fermamente: lo scambio di prestiti con Caldara, il riscatto a cifre quasi irrisorie (3.5 milioni di euro) dal Siviglia, un ingaggio assolutamente sostenibile per un giocatore di questo livello (1.2 milioni di euro netti).

Un colpo che per certi versi non può che ricordare l’incredibile affare messo a segno dalla Juventus nel gennaio del 2011 con l’acquisto in saldo di Andrea Barzagli, approdato in bianconero all’alba dei 30 anni per essere la riserva della coppia Bonucci-Chiellini e diventato in poco tempo uno dei pilastri indiscutibili della squadra che ha dominato in Italia nell’ultimo decennio. Kjaer che di Barzagli è stato prima erede a Palermo e poi partner di reparto, per pochi mesi, al Wolfsburg.

E pensare che proprio il riscatto del danese è stato uno dei punti centrali che ha portato alla rottura delle trattative tra il Milan e Rangnick, come poi confermato anche pubblicamente dal manager tedesco. “Per me ha poco senso puntare su Ibrahimovic e Kjaer”, la sua ammissione in un’intervista alla ‘Gazzetta dello Sport’. Fortuna per i rossoneri che Maldini e Gazidis erano ben convinti del contrario...

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