Redondo e l'infortunio al Milan: "Ho usato una tecnica proibita per guarire"

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Getty Images
Fernando Redondo ripercorre gli anni al Milan, segnati dalla rottura del crociato: "Due anni ai box perché la prima operazione non era andata bene".

Quella tra Fernando Redondo e il Milan è una storia strana, surreale. Fatta di rimpianti, più che di giocate da campione. Colpa dell'età avanzata alla quale l'argentino arrivò in Italia e poi, soprattutto, di un infortunio che, in pratica, ne decretò la fine della carriera.

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A distanza di una ventina d'anni, Redondo ripercorre gli eventi al quotidiano argentino 'La Nacion', che con 100 domande - non una di più, non una di meno - snocciola tutte le fasi della sua carriera. Anche quella legata al Milan, a cui il delizioso argentino arrivò nell'estate del 2000, in un momento di ricostruzione di una squadra nuovamente vincente. Senza di lui, però.

"Avevo svolto il precampionato con il Real Madrid, poi sono stato ceduto. Al Milan il sistema di allenamento era molto diverso, con tanto lavoro di forza. Non ho mai detto nulla, un po' per orgoglio, ma dal punto di vista muscolare ero morto. E in una delle prime partite mi sono rotto il crociato del ginocchio destro e non ho potuto giocare per due anni. Perché due anni? Perché la prima operazione non è andata bene. Il legamento non è stato collocato nella posizone giusta. Stavo sempre peggio".

Da qui, la famosa decisione di chiedere al Milan la sospensione dello stipendio fino al rientro in campo. E poi tanti viaggi, da Madrid a Buenos Aires, per cercare la cura giusta.

"Ho vissuto per due mesi ad Anversa, ho lavorato con tecniche completamente nuove per me, tre volte al giorno durante tutta la settimana. Passavo la domenica con la famiglia a Milano e poi tornavo in Belgio. Ho utilizzato una tecnica chiamata Bier Block, che era proibita in Italia e che agiva sul sistema nervoso centrale per rompere la memoria del dolore. Il rischio è che se fosse stato coinvolto il cuore, avrei potuto avere dei problemi. Potevo farlo 6 volte al massimo: l'ho fatto 5 volte".

In ogni caso, dopo un paio d'anni Redondo torna a giocare. Dura poco, ma sono due stagioni da ricordare: Champions League nel 2002/03, scudetto nel 2003/04. Poi, il ritiro.

"Se mi sento in debito con il Milan? No, no, perché alla fine quando ho giocato ho avuto un rendimento alto. Mi sarebbe piaciuto giocare molto di più, naturalmente, però mi sento in pace. I compagni, la dirigenza, i tifosi mi hanno sempre trattato molto bene. Il ritiro? Ho avuto la fortuna di deciderlo io, non che un infortunio lo decidesse per me. Ho detto stop perché non mi divertivo più come prima, perché per tre giorni alla settimana dovevo stare su un lettino per sfiammare il ginocchio. Però mi sono ritirato giocando".

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