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Andrea Pirlo

Pirlo Series vol. 7 - New York: una sfida dentro e fuori dal campo

12:00 CET 11/11/17
Andrea Pirlo New York City FC MLS 20150726
Per celebrare il ritiro di Andrea Pirlo, ripercorriamo la sua carriera, un capitolo al giorno, una maglia al giorno. Oggi tocca al New York City FC.

Per celebrare l'addio al calcio di Andrea Pirlo, questa settimana ripercorriamo insieme la sua carriera in 7 capitoli. Il volume 7 racconta la parte conclusiva della sua vita da calciatore: l'esperienza nella MLS e il senso di chiudere a New York.

A ogni calcio d'angolo battuto da Pirlo, tutto il settore vicino alla bandierina si alzava in piedi ad osannarlo. Allo Yankee Stadium come a San Siro, tutto il mondo è paese e poco importa se l'America è così lontana - anche calcisticamente - rispetto a tutto ciò con cui Pirlo ha sempre convissuto e a cui era abituato. 

New York come Milano, ma anche come Torino e Berlino o Atene, Brescia, Reggio Calabria e via dicendo, perché se è vero che niente come la Grande Mela incarna lo spirito del sogno americano, là dove tutto è possibile, la lingua del calcio è riconosciuta in tutto il mondo e pur senza i successi e gli sfarzi di una Champions League o di uno scudetto, Andrea Pirlo ha saputo mettere la sua firma anche nel "nuovo calcio". 

"The Maestro" con la maglia del New York City FC non ha stupito, non ne aveva più bisogno del resto, ma ha lasciato il segno sulla Major League Soccer e sulla città di New York, trasformando lo Yankee Stadium e il Bronx in qualcosa di diverso dalle solite notti da lupi cantate in passato. Oggi passando da quelle parti se vi doveste imbattere in un uomo barbuto e dall'espressione imperturbabile è colpa sua: un'icona contemporanea, arte pura come quella disegnata in carriera dai suoi piedi e impressa sui bus che divorano traffico nei dintorni dello Yankee Stadium.

Sì perché l'ultimo capitolo della carriera, Pirlo, ha voluto scriverlo in maniera diversa e a suo modo coraggiosa in MLS, pur dall'alto di un ricchissimo stipendio: "Volevo continuare a giocare, ma con meno stress. Ho deciso più con la testa che con il fisico". Una sfida verso se stesso dentro, ma soprattutto fuori dal campo. Un campionato in crescita come quello nordamericano, non a livello dei maggiori torneo europei ma nemmeno così poco sviluppato da potersi arrangiare con qualche apparizione da stella mondiale, anzi. Il tutto reso ancora più intrigante dal lancio di una nuova franchigia come è stata nel 2015 il New York City FC, a fianco di altri campioni come Villa e Lampard. Il più interessante però per gli americani è stato senza dubbio lui, l'Architetto e il Maestro del calcio mondiale, reduce dalla finale di Champions con la Juventus persa tra le lacrime a Berlino.

Un matrimonio perfetto, un business di rara intelligenza che nel corso delle due stagioni e mezza con la numero 21 sulle spalle ha diviso - e non poco - gli appassionati di questo sport. Una dicotomia inevitabile tra chi si aspettava sul campo tutta la differenza del mondo e chi, invece, criticava la scelta come puramente opportunistica per strappare l'ultimo grande contratto in un campionato considerato - anacronisticamente - come il cimitero degli elefanti. Il binomio Pirlo-New York City è andato ben oltre e la MLS lo sa bene. Il Pirlo come brand ha spopolato dal primo all'ultimo giorno, dividendo e creando discussione, ma aiutando la lega nel suo processo di crescita e avvicinando i mezzi-tifosi e gli scettici al campionato. Perché? Perché c'era Pirlo, un patrimonio calcistico mondiale. Pur non giocando benissimo, va detto, per gli appassionati del "soccer" è rimasto un qualcosa di unico da apprezzare ed incitare.

"Se il New York City FC sta diventando grande è inutile negare che buona parte del merito lo hanno avuto Villa e soprattutto Pirlo - ci ha raccontato Andrea Previati, studente italiano alla St John's University e tifoso di NYCFC che non si è perso una partita allo Yankee Stadium, facendo anche da interprete al fuoriclasse italiano durante qualche intervista -. Non ha mai giocato ai livelli che ci ha abituato in carriera, ma i tifosi qui lo hanno sempre apprezzato perché non si è mai tirato indietro nel fare le cose. Ha sempre dato il massimo dentro e fuori dal campo, aiutando la squadra, la società e il campionato a crescere con la sua personalità. New York aveva bisogno di un giocatore come lui per far sì che una squadra nuova si ritagliasse il proprio spazio in una città dove la concorrenza non manca e sì, con tutte le critiche del caso, possiamo dire che Pirlo ha lasciato qualcosa al calcio americano. Il bilancio è sicuramente positivo e il City è stato bravo a far vedere un lato diverso del giocatore mostrandone alcune caratteristiche che anche in Italia conoscevamo poco".

Il problema, semmai, è che è mancato un punto di incontro tra il modo di giocare del fuoriclasse bresciano e l'attuale calcio giocato in MLS, più fisico che tattico. In sessantadue partite giocate, Pirlo ha segnato un solo gol (su punizione contro Philadelphia al secondo anno in MLS) fornendo 18 assist, ma dando una buona versione di sé solo nel 2016. In quest'ultima annata complice qualche acciacco di troppo e le scelte di Vieira, il suo rendimento (16 partite, 0 gol, 2 assist) si è abbassato come ammesso da lui stesso: "Non si deve giocare per forza fino a 50 anni. I problemi aumentano ed è giusto che il coach faccia giocare i ragazzi più giovani. Io li sto aiutando a migliorare in allenamento".

Del resto da sempre Andrea Pirlo è stato un lusso che una squadra doveva poter sostenere. Un fuoriclasse, un genio del pallone in grado di rendere il gioco più semplice e uno spettacolo da ammirare per il pubblico, migliorando i compagni di squadra con il suo modo evoluto di interpretare il calcio e la sua calma olimpica. Niente a che vedere con la schizofrenia del calcio nordamericano che, seppur in via di affinamento tecnico-tattico, resta ancora basato su una fisicità dirompente che spesso ha finito col travolgerlo, da incompreso. Proprio come l'ultima immagine che avremo di lui su un campo di calcio, negli ultimi minuti di New York City-Columbus Crew valida per la semifinale di Eastern Conference: un lancio lungo nel vuoto, frutto di un malinteso coi compagni. Non capito a fondo esattamente come il suo passaggio in MLS.

Ed è lì che Pirlo ha fatto il salto di qualità personale guardando al futuro ben oltre il pallone, pur avendo dichiarato di non sapere cosa questo gli riserverà. Il Maestro - complice anche la MLS e il NYCFC - ha saputo far innamorare gli americani dell'idea di se stesso, creando un personaggio che andasse oltre ai novanta minuti sul campo ben più di quanto mai fatto in carriera. La celebrazione del Pirlo che fu e di quello che sarà, dimenticandosi del presente ma costruendo un qualcosa che possa durare anche fuori dal rettangolo verde, con un bicchiere del suo vino in mano e quell'espressione così enigmatica, esaltazione del pensiero contro la fisicità, sublimazione del tocco palla contro la corsa. Personalità dirompente, personaggio che non ha illuminato in campo, ma che tra qualche anno sarà ricordato come passaggio chiave della Major League Soccer che verrà.