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Pelé, la leggenda di 'O Rei': icona del Santos, tre volte campione del Mondo col Brasile

08:22 CEST 23/10/21
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Si afferma giovanissimo nel Santos e vince tre Mondiali col Brasile, il primo da protagonista a soli 17 anni: la storia di Pelé, 'O Rei' del calcio.

"Il suo corpo si muoveva a tempo con un ritmo atavico e negro, che si adattava armoniosamente al movimento capriccioso della sfera. Le sue qualità muscolari gli permettevano di compiere qualsiasi prodezza; non sapremo mai, per esempio, se Pelé saliva dalla terra o scendeva dal cielo per colpire il pallone in piena fronte con il portiere come vittima e la rete come destinazione finale" - Jorge Valdano

Per molti è stato il più grande di sempre. Edson Arantes do Nascimento, da tutti conosciuto come Pelé, di certo è il giocatore che più di tutti, con le sue gesta e le sue prodezze, ha scritto pagine indelebili nella storia del gioco del calcio.

FIFA, CIO e IFFHS, l'Istituto internazionale di storia e statistica del calcio, lo hanno nominato 'Calciatore del secolo'. Campione universale, passato dalla povertù dell'infanzia alla leggenda, numero 10 per antonomasia, ha vinto tutto con il Santos, il club di cui costituisce un'icona eterna, e con la maglia del Brasile, unico a potersi fregiare di tre Campionati Mondiali.

Nella sua trentennale carriera da professionista, che negli ultimi anni lo ha visto anche 'ambasciatore' negli Stati Uniti con i New York Cosmos, ha stabilito numerosi record, che ancora oggi gli appartengono, fra cui quello di massimo cannoniere di sempre della Seleçao con 77 goal in 92 gare.

Questo numero di reti gli ha permesso fino al 10 settembre 2021 di essere a lungo il miglior realizzatore di una Nazionale sudamericana: a superarlo, con una tripletta rifilata alla Bolivia, è stato l'argentino Lionel Messi, portatosi a 79 goal in 153 gare, ma ad O'Rei resta la miglior percentuale realizzativa (0,84 goal a partita contro 0,52 della Pulce).

Fra partite ufficiali e gare amichevoli, la FIFA riconosce in tutto a Pelé 1281 goal realizzati, cifra che è tuttavia costantemente oggetto di dibattito.

DALLA POVERTÀ DELLE FAVELAS AL SANTOS

Nato il 23 ottobre del 1940Três Corações, nello Stato del Minas Gerais, Edson è chiamato affettuosamente 'Dico' da papà Dondinho, ex calciatore professionista che giocava come attaccante, era molto forte di testa e calciava con entrambi i piedi, ritiratosi per un infortunio al ginocchio, e da mamma Celeste.

Nel 1946 la famiglia Do Nascimento si trasferisce a Bauru, città nello Stato di San Paolo, perché la squadra locale offre un contratto da centravanti a Dondinho e gli promette un posto in Comune. Quando sono lì, però, il papà di Edson scopre che il posto promesso non c'è e che per sbancare il lunario deve arrangiarsi facendo il barelliere in ospedale.

'Dico' ha un fratello più piccolo, Jair, chiamato da tutti 'Zoca' e una sorella, Maria Lúcia, Malu per tutti quanti. Quella della famiglia Do Nascimento è una vita molto povera. La casa è di legno, e quando piove l’acqua entra dal tetto.

Edson, il più grande dei tre figli di Dondinho, è un ragazzo inquieto e molto creativo, a scuola non ha molta voglia e la sua grande passione è il calcio. Così inizia fin da giovanissimo a lavorare e giocare al pallone: qualche soldo lo guadagna pulendo scarpe per strada, qualche altro come aiutante in una sala da thé; non bastano perà per acquistare un pallone vero, quindi se ne fa uno di stracci e carta di giornali, arrotolati dentro una calza da uomo.

Inizia a giocare per strada, come tutti i bambini brasiliani, e organizza una sua squadra, 'La squadra dei senza scarpe': la autochiamano così perché in campo giocano scalzi. Mamma Celeste non vorrebbe che suo figlio diventasse un calciatore, come suo padre, ma non può fare a meno di accorgersi, come lo stesso Dondinho, che quando il loro bambino gioca si crea subito una folla di spettatori che vogliono vederlo in azione.

Quando Dico ha 13 anni, Dondinho, resosi conto delle potenzialità calcistiche del figlio, lo porta nelle Giovanili della squadra locale, il Bauru. Gli viene inoltre attribuito un soprannome che gli resterà per sempre come un marchio di fabbrica, anche se lui personalmente non lo amerà moltissimo, soprattutto all'inizio della sua carriera.

“Quando avevo tre anni - spiegherà 'O Rei' nella sua autobiografia - mio padre giocava nel Vasco de Sao Lourenço. Mi portava agli allenamenti e io ero affascinato dal nostro portiere, Bilé. A ogni sua parata urlavo: 'Bravo Bilé! Bravo Bilé!'. Tante volte però storpiavo il nome in 'Pilé' o 'Pelé! Così a un certo punto i ragazzi più grandi iniziarono a chiamarmi Pelé".

A lui inizialmente il nomignolo non piace, ma presto con quel soprannome diventerà una leggenda a livello mondiale. Il destino vuole che per qualche strano caso ad allenare le Giovanili del Bauru ci sia niente meno che Waldemar de Brito, ex stella del Brasile del 1934, che passerà alla storia per essere stato il primo a sbagliare un rigore ai Mondiali.

Sarà lui a scoprire per primo il talento di Pelé e a formarlo come atleta e come uomo. Nella prima trasferta a San Paolo per giocare contro il Flamengo, si attarda per comprare delle arachidi e trova lo stadio chiuso dal custode. Inizia a piangere finché non lo trovano e gioca regolarmente. Il Bauru vince 12-1 e Pelé, ancora uno scricciolo, segna 7 goal.

"Fu la prima volta in cui ebbi contezza dei miei mezzi - dirà - la sensazione che sarei diventato quello che voi chiamerete Pelé".

Per il giovane Pelé iniziano a farsi avanti alcuni club. Il primo è il Bangu di Rio de Janeiro, ma mamma Celeste dice no a un trasferimento ad oltre 700 chilometri da casa. Ma c'è anche il grande Santos che gli offre un provino. Waldemar de Brito va a casa del ragazzo per convincere sua madre, che alla fine dice sì. 

Accompagnato da quello che era stato il suo allenatore, Pelé supera naturalmente il provino e si stabilisce nella foresteria del Santos, a Vila Belmiro. Con le Giovanili del Peixe inizia a fare faville. L'Under 16 arriva a giocarsi la finale del campionato. C'è un rigore per il Santos, calcia Pelé ma lo batte alto. Per Dico è la prima grande delusione della sua carriera.

Va in foresteria e fa la valigie: vuole tornare a Bauru e mollare tutto. Ma prima di lasciare Vila Belmiro è fermato dal custode, che, in assenza di permesso, gli intima di tornare indietro nella propria camera.

PELÉ NELLA LEGGENDA: I MONDIALI VINTI A 17 ANNI

La svolta nella storia di Pelé col Santos arriva quando un'entrata assassina toglie di mezzo Vasconcelos, il talentuoso numero 10 titolare della Prima squadra del Peixe. Pelé assiste in tribuna a quella gara e capisce che per il campione nulla sarebbe più stato come prima. 

Il giovane talento arrivata da Bauru firma il suo primo contratto professionistico e viene così aggregato alla Prima squadra. È già fenomenale nel controllo di palla, calcia con entrambi i piedi, ha visione di gioco ed ama trattare la palla con classe. Il suo stile di gioco è la ginga, il passo base della capoeira applicato al futbol bailado ma proveniente dal Brasile più povero. La parola deriva infatti dal gergo della ‘capoeira', l'antica danza-lotta simulata praticata dagli schiavi africani in Brasile come forma di resistenza fisica e culturale al dominio dei portoghesi.

Il Santos vince il Campionato paulista, ma perde la sfida con il Flamengo per decidere qual è la squadra più forte del Brasile. Il 7 settembre 1956, nell'amichevole contro il Corinthians de Santo André, Lula, il tecnico del Peixe, manda in campo Pelé nel finale al posto di Del Vecchio: il ragazzo di Bauru lo ripaga siglando il goal del definitivo 7-1. Sarà soltanto il primo dei 1280 che (contando le amichevoli) segnerà nella sua carriera.

All'inizio del 1957, all'età di 16 anni, Pelé è inserito stabilmente in Prima squadra fra i titolari e si laurea capocannoniere del Campionato paulista. La sua carriera prenderà a correre veloce come le sue gambe in campo. Gioca alcune amichevoli al Maracaña con una squadra mista Santos-Vasco da Gama e resta sbalordito dalla grandezza dello Stadio di Rio de Janeiro. La prima sfida è con i portoghesi del Belenenses, e Pelé fa tripletta, marcando tre reti di pregevole fattura.

In tribuna è presente il Ct. del Brasile e si annota il suo nome. Il 7 luglio 1957 Pelé fa il suo esordio con il Brasile nella sconfitta per 2-1 con l'Argentina a Rio: l'unico goal della Seleçao porta la sua firma. Si rigioca dopo 3 giorni a San Paolo e il talento del Santos va nuovamente a segno nel 2-0 finale per i verdeoro. 

Sono i primi due goal in Nazionale, che mostrano come l'ascesa del giovane Dico sia ormai inarrestabile. Un giorno lo chiama suo padre Dondinho: Pelé è stato inserito nel listone dei 40 preconvocati ed è euforico, convinto di giocarsi le sue chance per il Mondiale. 

Ma resta fuori Luizinho, la stella del Corinthians, che per convincere Vicente Feola che ha sbagliato le sue scelte, organizza un'amichevole con la Nazionale. Luizinho gioca male ed è visibilmente nervoso, tanto che il Brasile vince 3-1, ma nel finale l'astro nascente del calcio brasiliano è vittima di un'entrata killer. Il fallo è volontario per estromettere il ragazzino dalla competizione svedese.

Il massaggiatore Mario Americo si precipità dal dolorante Pelé, che si tiene il ginocchio dolorante. Le cure di Mario Americo hanno effetto e Pelé, ancora infortunato, parte con i compagni di Nazionale per l'Europa. Scalo a Ciampino e poi si va a Firenze per giocare delle amichevoli con Fiorentina e Inter.

Successivamente la squadra brasiliana raggiunge finalmente la Svezia e al seguito ci sono il dentista e lo psicologo: dopo il Maracañazo non si dà nulla per scontato. Nell'albergo dove alloggiano i brasiliani i dirigenti non vogliono cameriere, perché possono distrarre i calciatori. 

Ma nessuno può impedire alle ragazze svedesi di aspettare i giocatori della Seleçao fuori: coloro che destano maggiore interesse in loro sono i neri, perché non li avevano mai visti. Così cercano soprattutto Pelé, che si fidanzerà con una diciottenne del posto, e Garrincha. La rivedrà poi dopo vent'anni.

Il Mondiale del Brasile inizia l'8 giugno. I verdeoro superano 3-0 l'Austria senza problemi con doppietta di Altafini e rete di Nilton Santos al termine di uno straordinario scambio in velocità. Il secondo match è contro l'Inghilterra, ma ne esce il primo 0-0 dei Mondiali. Sarà dunque decisiva, per il passaggio del turno, la terza partita con l'Unione Sovietica. Ed è qui che Feola rompe gli indugi, cambia la squadra e inserisce in campo assieme Garrincha e Pelé (al posto di Altafini) con Vavà centravanti.

Il primo incanta con i suoi dribbling e le sue finte di corpo, il secondo serve l'assist a Vavà per l'1-0. Il Galles è l'avversario dei quarti di finale, e Pelé con una grande giocata stende i Dragoni. In semifinale i verdeoro travolgono 5-2 la Francia di Just Fontaine, e il ragazzino protagonista addirittura con una tripletta. 

Per la finalissima la tensione sale alle stelle. La Svezia padrona di casa in finale è un osso duro: segna subito Liedholm, ma Garrincha entra in partita e per gli scandinavi sono dolori. Il giocoliere del Botafogo fa doppietta, seguito da Pelé. Il primo goal, che parte con un controllo di petto magistrale, e si conclude con un tiro angolato e preciso, è un capolavoro, mentre nel finale la rete del 5-2 finale è uno stacco di testa spettacolare in controtempo che non dà scampo al portiere.

Poi il numero 10 sviene. Rianimato dai compagni, partecipa con loro alla premiazione: il Brasile con lui e Garrincha ha cancellato il Maracañazo. Dico aveva mantenuto la promessa che aveva fatto a Dondinho nel 1950, quando lo vide disperato per la vittoria dell'Uruguay.

Il rientro in patria è trionfale e i calciatori sono accolti come degli eroi e sono ricevuti nel palazzo presidenziale a Rio de Janeiro.

"Il football è uno sport composto di fatti semplici, ma purtroppo ce ne scordiamo spesso. - dirà anni dopo 'O Rei' - È necessario avere un legame quasi sentimentale con la palla. Devi trattarla con delicatezza, quasi fosse una cara amica. Per regolare i suoi movimenti, devi soggiogarla. E se commetti un errore, non disarmare".

CILE '62: L'INFORTUNIO E IL TITOLO VINTO DA SPETTATORE

Il Santos, dopo il titolo vinto nel 1958, nel 1959 comincia a girare il Mondo. I brasiliani giocano prima contro l'Inter a Milano (sconfitta per 3-2 con i 2 goal segnati da Pelé) e successivamente sono battuti dal Real Madrid. Il riscatto avviene con il Barcellona, prima della rivincita a Valencia con i nerazzurri: 7-1 il risultato finale per il 'Peixe' con poker di O'rei. 

Angelo Moratti, patron dell'Inter, ne resta folgorato. Parla con il ragazzo, e un accordo in qualche modo è raggiunto. Tutto sembra far pensare che Pelé possa giocare in Italia. Invece non se ne farà nulla, perché il Santos non autorizzerà il trasferimento. 

La squadra di Pelé si aggiudica titoli in sequenza: complessivamente ben 10 Tornei statali di San Paolo, 6 campionati brasiliani e 5 Coppe del Brasile. Nel 1961 il Santos fa una nuova tournée europea e Pelé gioca anche a Torino contro la Juventus di Omar Sivori.

Umberto Agnelli invita a pranzo lui e il presidente del Santos e prova, come già aveva fatto in precedenza Angelo Moratti, a convincere il ragazzo ad accettare il trasferimento in Italia per una cifra astronomica: un milione di dollari. Ma il Santos non si smuove con i soldi.

Nel 1962 Pelé è naturalmente convocato dal nuovo Ct. Aymoré Moreira per i Mondiali in Cile, i secondi della Perla nera. Pelé segna subito col Messico (riuscirà a far goal in 4 Mondiali consecutivi) ma nella gara successiva contro la Cecoslovacchia, calciando da fuori area colpisce il palo e si procura uno strappo all'adduttore: i suoi Mondiali in Cile sono di fatto già conclusi.

A trascinare il Brasile a vincere il 2° titolo consecutivo saranno Garrincha e il giovane Amarildo, il suo sostituto e rivale. Sorride alle telecamere ma è triste, e comprende quanto crudele possa essere duro il calcio, quanto in fretta si possa dimenticare ciò che uno ha fatto sul campo.

I SUCCESSI INTERNAZIONALI CON IL SANTOS

Nel corso degli anni Sessanta, con il fuoriclasse Pelé, per il Santos arrivano anche i grandi trionfi internazionali. Pochi mesi dopo i Mondiali in Cile Pelé si rifà trascinando il suo club alla vittoria della prima Libertadores. Contro gli uruguayani del Peñarol Pelé fa doppietta nel 3-0 finale e gli consegna il palcoscenico Mondiale.

L'Intercontinentale oppone infatti i brasiliani al forte Benfica di Eusebio. Al Maracaña l'andata finisce 3-2 per il Peixe, ma il ritorno al Da Luz si annuncia molto difficile. I giornali già annunciano il successo dei lusitani e del loro fuoriclasse Eusebio.

Non hanno fatto i conti con Pelé, che in quella partita è letteralmente scatenato: tripletta e assist, e finisce 5-2 per gli ospiti. Il Santos è campione del Mondo per club. Il numero 10 è incoronato come 'O Rei', 'Il Re' del calcio.

L'anno seguente il Santos torna in finale di Libertadores e sfida stavolta gli argentini del Boca Juniors. Dopo il 3-2 dell'andata, lla Bombonera il clima è infuocato e i tifosi lo insultano anche per il colore della sua pelle, chiamandolo 'scimmietta'. 

Gli Xeneizes passano in vantaggio ma Pelé risponde sul campo: assist e goal per il 2-1 finale in favore dei brasiliani. Per la seconda volta consecutiva il Santos è campione del Sudamerica. Nessuna squadra brasiliana c'era mai riuscita.

L'Intercontinentale stavolta vede il Peixe opposto al Milan, e l'andata si gioca in Italia, a San Siro. Cinque mesi prima ci aveva giocato in amichevole col Brasile in condizioni fisiche precarie: è la famosa gara in cui è marcato da Trapattoni, dopo la quale, nonostante fosse uscito dopo 20 minuti, i giornali avrebbero scritto che lui era stato annullato dal Trap.

Stavolta la musica sarà diversa. Altafini e Amarildo aprono le danze, ma Pelé risponde allo scadere della prima frazione saltando in azione personale Trapattoni e Cesare Maldini e battendo Ghezzi con un tocco morbido: 2-1. Bruno Mora e ancora Amarildo, nel secondo tempo, portano il punteggio sul 4-1, e sembra praticamente fatta per i rossoneri.

Ma nel finale ancora Pelé riapre i giochi in vista del ritorno in Sudamerica: è steso in area e trasforma con freddezza dal dischetto, fissando il risultato dell'andata sul 4-2 per i rossoneri. Nella gara di ritorno al Maracaña il Milan deve fare i conti con 180 mila tifosi scatenati che tengono per il Santos. 

Pelé però non c'è, perché infortunato, e Altafini porta in vantaggio la squadra italiana e Mora raddoppia. Se non che Amarildo, che al ritorno in patria prima della partita si era autoproclamato 'Nuovo re' del Brasile, viene falciato letteralmente da Almir, il sostituto del campione, che lo prende in pieno sul malleolo. 

Nella ripresa, su un campo molto pesante per la pioggia, l'arbitro Brozzi, che il Milan è convinto sia stato comprato dai brasiliani, permette ai padroni di casa un calcio molto pesante. I falli si susseguono e ne fanno le spese il portiere Ghezzi e Gianni Rivera, che saltano entrambi la partita di spareggio 3 giorni dopo.

Il Milan chiede alla FIFA che l'arbitro venga sostituito, quest'ultima dice no e il Santos si impone 1-0 su rigore, fischiato per fallo di Trapattoni, con Cesare Maldini che protesta e viene espulso. Il Peixe è di nuovo campione del Mondo per club. Pelé ha solo 23 anni e ha già vinto 2 Mondiali, 2 Intercontinentali, 2 Libertadores e tutti i titoli paulisti cui abbia partecipato con il suo club.

DALLA DELUSIONE DEL 1966 AL TRIONFO DI MESSICO '70

Nei Mondiali di Inghilterra '66 'O Rei' è atteso alla conferma. Feola è di nuovo Ct. e il processo di selezione della rosa è lungo e problematico. Pelé è sicuro del fatto suo, ma Garrincha non è più quello del 1958 e del 1962 ed è reduce da un incidente stradale.

In più il sorteggio non aiuta i brasiliani: ci sono il Portogallo di Eusebio, l'Ungheria di Florian Albert e la Bulgaria di Georgi Asparuhov. Contro Pelé giocano dunque 2 Palloni d'Oro e un grande talento.

Si gioca a Liverpool e i verdeoro passano 2-0 contro la Bulgaria grazie ai goal di Pelé e Garrincha, entrambi su punizione. Il numero 10 è il primo a far goal in tre edizioni diverse dei Mondiali, ma la 'cura' del bulgaro Zekov gli procura un infortunio al ginocchio che lo fa uscire dal campo zoppicante e lo costringe a saltare l'Ungheria. Trascinati da Albert, i magiari battono 3-1 il Brasile, con Garrincha che perde la sua unica partita con la maglia della Seleçao.

La terza sfida con il Portogallo è già uno spareggio. Pelé torna in campo, ma chiaramente non può essere al meglio e le entrate dure dei difensori lusitani fanno il resto. Dopo 15' deve fare lo zoppo a sinistra, ed Eusebio trascina i suoi al successo: 3-1 e Brasile eliminato.

I Mondiali molto duri del 1966 portano due conseguenze: l'introduzione dei cartellini e delle sostituzioni, che esordiranno nei Mondiali del 1970.

"Quelle viste in Inghilterra - dichiara il fuoriclasse del Santos al ritorno in Brasile - sono le mie ultime partite con la Seleçao, quindi quelli inglesi saranno i miei ultimi Mondiali".

Per molti mesi non rilascia più interviste. Si sposa con Rosemeri e va a Roma per incontrare il Pontefice, Paolo VI. Nel 1968 conosce la regina d'Inghilterra, che in visita in Brasile chiede di incontrare 'O Rei'.

Intanto però gli affari economici vanno male: la banca lo chiama perché sul suo conto non ci sono più soldi, che sono stati mal investiti da uno spagnolo suo testimone di nozze. Pelé è costretto a tornare a giocare col Brasile, e accade nell'ottobre del 1968. Ha chiesto alla Federazione di negoziare un contratto con lui e chiede di chiudere un occhio sulla sua situazione fiscale.

Il governo dà l'ok ma a condizione che Pelé giochi i Mondiali di Messico 1970. E l'accordo è chiuso in questi termini. In Nazionale si laurea capocannoniere della Copa America e sempre nel 1969, segna il famoso millesimo goal. Lo realizza su rigore contro il Vasco da Gama al Maracaña, anche se i ricalcoli diranno che probabilmente aveva già superato quota mille. Proprio perché su rigore, 'O Milesimo' non sarà troppo amato da 'O Rei', che soleva dire:

"Un rigore è un modo meschino di segnare".

Nelle Qualificazioni ai Mondiali del 1970, Pelé gioca 6 partite segnando altrettanti goal. Saldanha è il Ct. e imposta la squadra su un modulo molto offensivo, il 4-2-4. Il regime decide di estrometterlo prima della fase finale dopo una sconfitta con l'Argentina: la Federazione affida la squadra a Mario Zagallo, campione del Mondo del 1958 con Pelé.

La scelta sarà perfetta, perché imposta la squadra con 4 numeri 10 in campo contemporaneamente: oltre a Pelé, Rivelino, Tostão e Gerson. Naturalmente la 10 va ad 'O Rei', ma quel che conta è la straordinaria qualità offensiva della squadra. Zagallo lo recupera psicologicamente e fisicamente, lavorando a tremila metri con il preparatore Carlos Alberto Parreira.

Con la Cecoslovacchia, all'esordio, il Brasile va sotto 1-0. Ma pian piano Pelé e Rivelino segnano la riscossa. Quest'ultimo segna su punizione il pareggio e 'O Rei' con un tiro da oltre metà campo sfiora il goal del secolo. Nella ripresa si inserisce in area su cross di Gerson, la controlla a modo suo e segna il 2-0. Finisce 4-1.

Con l'Inghilterra campione del Mondo, su colpo di testa di Pelé Gordon Banks, il portiere inglese, compie quella che sarà definita la parata del secolo. Il Brasile vince ancora con Pelé che serve l'assist decisivo a Jairzinho. Con la Romania, poi, 'O Rei' si prende la scena con una doppietta nel 3-2 finale.

I quarti di finale sono il derby sudamericano con il Perù di Cubillas. La Seleçao vince ancora per 4-2 e si va in semifinale contro l'Uruguay, nella rivincita del Maracañazo del 1950. Si gioca ancora a Guadalajara, dove il Brasile aveva giocato tutte le partite. 

La Celeste va in vantaggio e il primo tempo i fenomeni verdeoro soffrono, pareggiando però al 44' con Clodoaldo. Nella ripresa l'incantesimo si spezza dopo la visita negli spogliatoi di Zizinho e Ademir, presenti al Maracaña nella disfatta del 1950. Jairzinho e Rivelino decidono il match, che termina 3-1.

Fra il Brasile e la terza Copa Rimet c'è solo l'Italia di Valcareggi, che ha superato 4-3 la Germania Ovest in un'epica semifinale all'Azteca. La finale si gioca il 21 giugno 1970 e Pelé sale in cattedra: con un terzo tempo da giocatore di basket supera di testa Burgnich e segna l'1-0 su cross di Rivelino. 

"Dalle immagini di quel goal, e dagli scatti fotografici, - dirà il difensore azzurro - sembra che lui salga in cielo per colpire il pallone. In effetti mi sovrastò, ma mi prese in controtempo: avevo fatto un passo in avanti perché mi aspettavo che Rivelino crossasse basso, arrivò un pallone alto e Pelé era già in vantaggio. L’elevazione non fu straordinaria, ma il colpo di testa fu perfetto".

Boninsegna pareggia, ma nel secondo tempo gli Azzurri crollano fisicamente e i verdeoro dilagano: Gerson, Jairzinho e Carlos Alberto stendono l'Italia. Pelé è per la terza volta campione del Mondo, come il Brasile ed è portato in trionfo. Ancora oggi è l'unico ad esserci riuscito. I Mondiali messicani lo consacrano come eroe eterno.

L'ADDIO AL SANTOS E GLI ANNI AI COSMOS

A inizio anni Settanta Pelé ancora una volta viene truffato e perde tutti i soldi. Firma un accordo speciale con il Santos, con il quale si obbliga a giocare un numero considerevole di amichevoli. Una la gioca in Italia contro la Roma, e Alberto Ginulfi, portiere giallorosso, riesce a parargli un rigore.

Nel 1971, a Rio de Janeiro, lascia la Nazionale dopo l'amichevole con la Jugoslavia. Davanti a 200 mila tifosi piange mentre fa un giro di campo tenendo la maglia in mano. Chiude con 77 goal in 92 presenze, che lo rendono ancora oggi il miglior marcatore di sempre della Seleçao con una media realizzativa impressionante. È probabile che prima o poi Neymar lo superi, ma con un numero molto maggiore di gare.

Nel 1974 si consuma l'addio più doloroso, quello al Santos dopo 19 stagioni che hanno portato 10 titoli paulisti, 5 Taça Brasil consecutive dal 1961 al 1965, record del calcio brasiliano (allora il campionato brasiliano ancora non esisteva e la coppa nazionale di fatto eleggeva la squadra migliore del Paese), 3 Tornei Rio-San Paolo, una Taça de Prata, 2 Coppe Libertadores, 2 Coppe Intercontinentali e una Supercoppa dei Campioni Intercontinentali.

L'ultima gara è col Ponte Preta, e il Santos la gioca in maglie bianconere verticali, come quella che il numero 10 indossava il giorno dell'esordio. Al 40' del primo tempo si inginocchia davanti alla palla e allarga le braccia. Poi si alza e se ne va. 

Dopo un anno di pausa, nel 1975 approda con un contratto faraonico ai Cosmos di New York: firma con la Warner, proprietaria del club, un accordo da 'recording artist', musicista, e uno da 'performing artist', percependo  4 milioni e mezzo di dollari a stagione per tre anni da calciatore e altri tre da testimonial della NASL e del calcio nordamericano. 

Negli Stati Uniti diventa una vera star a 360° gradi e, con gli altri grandi campioni, fra cui Beckenbauer e Chinaglia, è l'MVP del 1976 e vince il titolo nel 1977. L'impresa di far appassionare i tifosi americani al calcio riesce solo parzialmente, perché dopo il suo addio, la NASL non sarà più la stessa cosa. 

IL RITIRO DAL CALCIO NEL 1977

Il 1977, dopo 37 goal in 64 partite, è anche l'anno dell'ultima partita di 'O Rei'. Al Giants Stadium di New York, davanti a 80 mila spettatori, il 1° ottobre 1977 si gioca l'amichevole fra il Santos e i Cosmos, le due squadre della sua carriera. 'O Rei' gioca il primo tempo con i Cosmos e il secondo con l'amato Santos. 

Gli Statunitensi vincono 2-1, grazie anche al pareggio firmato dal numero 10 nel primo tempo. Secondo i calcoli complessivi, è il 1281° goal della sua carriera. A fine partita, Pelé, che impugna una bandiera del Brasile nella mano destra e una degli Stati Uniti in quella sinistra, è caricato sulle spalle dai compagni di squadra e portato in trionfo fuori dal campo.

POLITICA E CINEMA: PELÉ MITO ETERNO

Anche il Mondo del cinema renderà omaggio a 'O Rei'. Già nel 1962 gli viene dedicato un film, ma quello più famoso è 'Fuga per la vittoria'. In presa diretta su cross del polacco Deyna (ma cinematograficamente il cross è di Michael Keaton) Pelé si esibisce in una spettacolare rovesciata volante, come gli aveva insegnato da giovane Waldemar da Brito. Diventerà la rovesciata più celebre della storia. Del 2016 è infine 'Pelé', altra pellicola che racconta la sua storia.

FIFA, CIO e IFFHS lo nomineranno 'Miglior calciatore del XX secolo'. Dopo il ritiro, diventa ambasciatore internazionale della FIFA, ma anche dell'UNESCO e dell'ONU. Il simbolo stesso del calcio. Si dà persino alla politica, ricoprendo dal 1995 al 1998 la carica di ministro dello Sport brasiliano sotto il governo di Cardoso.

Nella vita privata, dopo la fine del legame con Rosemeri nel 1978, si risposa nel 1978 con Assiria, la sua seconda moglie, e nel 2016 si lega a Marcia Aoki. Li daranno in tutto 7 figli.

"Ma non sono stato per loro un buon padre", ammetterà sempre.

Negli ultimi anni, con l'avanzare dell'età, sono subentrati i problemi di salute, ma Pelé li ha finora dribblati efficacemente, così come faceva in campo con gli avversari: prima calcoli renali e un'infezione alla vescica nel 2014, nel 2021 un tumore al colon.

"Amici miei, questo è un messaggio per ognuno di voi. - risponde ai tanti messaggi ricevuti dopo l'uscita dalla terapia intensiva - Non pensate nemmeno per un minuto che io non abbia letto le migliaia di messaggi affettuosi che ho ricevuto. Grazie di cuore ad ognuno di voi, che avete dedicato un minuto della vostra giornata per trasmettermi energia positiva. Amore, amore e amore! Ho già lasciato la terapia intensiva e sono nella mia stanza. Continuo ogni giorno più felice, pronto a giocare 90 minuti, più i tempi supplementari. Saremo presto insieme!".

Eterni restano i primati, tanti, le giocate irripetibili e mai più viste su un campo di calcio, e i numerosi goal, 1281, secondo i calcoli complessivi, 757 reti in 816 incontri quelli in gare ufficiali, con una media realizzativa pari a 0,93 gol a partita. Il più bello secondo lui è quello segnato al Fluminense saltando sei avversari, non documentato da immagini televisive.

"Pelé è immortale. - dirà lui stesso - Pelé è un idolo. Potete chiedere a tutti nel Mondo: 'Hai mai sentito parlare di Pelé?'. Nessuno dirà mai di no".

Un campione unico, irripetibile, indimenticabile. Per molti il più grande di sempre.