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Mattiello a Goal: "Prima la salvezza della SPAL. Con la Juventus non è finita"

11:29 CEST 30/03/18
Mattiello Spal
L'esterno della SPAL, intervistato da Goal, parla del suo recupero dopo i gravi infortuni, del presente con la SPAL e del sogno di tornare alla Juve.

Federico Mattiello probabilmente aspettava da tempo Spal-Juventus: in campo avrebbe voluto esserci per "dimostrare" e togliersi una soddisfazione. Cresciuto nel settore giovanile bianconero, mandato in prestito nella provincia italiana e poi ceduto all'Atalanta proprio nel corso di quest'anno. Il tutto dopo aver superato due gravi infortuni, non aver mai mollato, essere riuscito non solo a rimettersi in piedi, ma anche a rilanciarsi, conquistandosi un'altra occasione.

Ma forse parlare di mancata riconferma non è totalmente corretto: "Venire a Ferrara è stata la scelta giusta - ci racconta - perché avevo bisogno di giocare e riprendere confidenza con il campo. Qui mi sono trovato bene fin da subito ed è anche grazie alla Spal se sono riuscito a guadagnarmi l'Atalanta. Bergamo sarà un altro step nella mia crescita professionale, credo che sia l'ambiente ideale per un giovane. E chissà che facendo bene a Bergamo non riesca a convincere nuovamente la Juve. Per me non è finita. Dipende tutto da me: se, come mi auguro, le cose dovessero andare bene all'Atalanta, sono convinto di poter tornare alla Juve un giorno...".

Intanto, la sua Spal ha tirato un brutto scherzo ai bianconeri nell'ultimo turno, sebbene Federico abbia dovuto ammirare la gara dalla tribuna a causa di un improvvido infortunio: "E' stata una sofferenza doppia, perché da una parte ci tenevo tantissimo a giocare quella partita e poi perché i miei compagni hanno giocato davvero bene, ma contro la Juve fino all'ultimo è sempre molto dura. Abbiamo disputato una grande partita e forse solo dopo ci siamo resi conto di quello che avevamo veramente fatto. Alla fine, credo che quella di Allegri sia la squadra più forte del campionato, il Napoli gioca meglio, ma i bianconeri sono davvero tosti. Alla lunga verrà fuori la loro abitudine a stare ad alti livelli. Per me lo scudetto lo vincono ancora loro".

Nonostante questo, la Spal se l'è giocata "quasi" alla pari... "E' stata una partita difensiva la nostra perché contro la Juve non puoi certo andare allo sbaraglio, ma quando abbiamo avuto le occasioni, abbiamo anche cercato di approfittarne. E' stata dura, ma questo è un risultato importantissimo per noi: vale sempre un punto, ovvio, ma ti dà una grande carica, anche perché ci consente di dare continuità ad un periodo positivo".

Eppure, Mattiello non è uno che si esalti troppo, il pari con la Juve è importante, ma la chiave della stagione probabilmente è molto più "concreta": "Secondo me è a Crotone che abbiamo in qualche modo svoltato, perché arrivavamo da un periodo complicato e abbiamo ottenuto una vittoria fondamentale per noi, tirandoci fuori dalle sabbie mobili in cui eravamo finiti. E' da quel momento che abbiamo preso piena consapevolezza nei nostri mezzi".

Così, adesso, la Spal può realmente sognare una salvezza ancor più storica di un pareggio contro la Juve: "Ci sono tutte le condizioni per riuscirci, bisogna continuare a giocare come abbiamo fatto negli ultimi tempi, con la stessa determinazione e intensità. In questo modo sono certo che ce la giocheremo fino all'ultimo. Da parte nostra vogliamo dare questa grande soddisfazione al nostro meraviglioso pubblico, che ci fa sentire in casa anche quando andiamo in trasferta. Loro si meritano la Serie A e noi faremo di tutto per cercare di regalargliela".

E sfide di questo tipo sono "nulla" per un giovane che appena arrivato in A ha subito una doppia frattura della gamba e si è rimesso in piedi contro ogni "pronostico": "Per natura non sono uno che si abbatte - ci dice quando gli chiediamo di quel periodo buio della sua carriera - non ho mai pensato di non farcela. Ho lavorato duro, cercando di non pensare a quello che mi era successo ma concentrandomi esclusivamente sul recupero. Il primo infortunio (al Chievo, frattura scomposta ed esposta di tibia e perone in uno scontro durissimo con Nainggolan, ndr) è stato più brutto, ma il secondo (sempre al Chievo poco dopo il rientro dal primo infortunio, questa volta frattura composta della stessa gamba, ndr), moralmente è stato una mazzata. Devo ringraziare la mia famiglia che in quei momenti mi è stata molto vicina, senza di loro probabilmente non ce l'avrei mai fatta".

Qualcuno dice che sia anche merito dello spirito Juve, del "non mollare mai", del "fino alla fine", che ti inculcano fin da ragazzino: "La Juventus mi ha dato tanto e non posso che essere riconoscente. Ricordo ancora quando mio padre mi disse che erano interessati a me e sarei dovuto andare a fare il provino, quasi non ci credevo. Mi sembrava di vivere un sogno. Il momento più emozionante, però, è stato quando sono arrivato ad allenarmi in prima squadra con tutti quei campioni: è stato semplicemente fantastico. Credo di essere migliorato più in quel breve periodo che in tutti gli anni precedenti, perché quando ti alleni con loro e dai tutto, sono sempre pronti ad aiutarti, a darti un consiglio. Per me è stata un'esperienza eccezionale, che mi porterò dentro per sempre".

E di campioni in quella squadra ce n'erano parecchi, ma è uno in particolare che ha impressionato il giovane Federico: "Quando smetterò, potrò dire di aver giocato con Pirlo: per me sarà un grandissimo orgoglio. Un giocatore eccezionale, di una personalità incredibile. E' - e sempre sarà - un esempio per me". Anche perché in pochi sanno che Mattiello nel ruolo di "terzino" è quello che di solito viene definito un “adattato”: "Nasco mezzala, infatti, solo col tempo sono arretrato in difesa. Il mio idolo da ragazzino era Gerrard, dell'inglese in particolare ammiravo la sua capacità di inserimento. Poi, nella Primavera Juve Mister Baroni cambiò modulo e adottò il 3-5-2, io finii a fare il laterale tutta fascia come oggi alla Spal. Ma ho giocato anche terzino nella difesa a quattro, sempre nella Primavera Juve con Mister Grosso, sono uno che si adatta insomma".

E pensate che Federico è anche un tennista mancato... "E' vero, da ragazzino giocavo sia a tennis che a calcio e forse a tennis ero anche più bravo, solo che era più dispendioso. Ero arrivato ad un livello tale per cui sarebbero cominciati i tornei internazionali, con trasferte in tutto il mondo. Ho dovuto scegliere e il calcio tutto sommato era più "facile", diciamo così, meno costoso e meno impegnativo per un ragazzino di 14 anni".

Insomma, un jolly che cercherà di aiutare la Spal a conquistare una storica salvezza prima di volare nelle braccia di Gasperini e, poi, chissà... "Non sono affatto deluso della cessione a titolo definitivo da parte della Juve, si sa come vanno queste cose. Sono sicuro che continueranno a seguirmi e sono altrettanto convinto che, facendo bene a Bergamo, non è escluso che un giorno io possa tornare a Torino. Dipende tutto da me e farò di tutto perché questo accada". D'altronde, nulla è impossibile per uno che è passato dall'inferno di due fratture (e di una carriera a rischio) a soli vent'anni, no?