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Massimo Oddo: i successi con Lazio e Milan, i Mondiali 2006 e l'anno al Bayern Monaco

09:32 CEST 14/06/21
Oddo GFX
Terzino destro di spinta, Massimo Oddo vive gli anni d'oro della sua carriera con le maglie di Lazio e Milan. In Nazionale vince i Mondiali 2006.

Nella sua carriera calcistica ha dovuto affrontare una lunga gavetta ma ha saputo togliersi le sue soddisfazioni con Lazio, Milan e Nazionale, con cui ha ottenuto la sua gioia più grande laureandosi campione del Mondo in Germania nel 2006.

Massimo Oddo era un terzino destro di spinta, particolarmente abile nel cross e in generale nella fase offensiva, nella quale non disdegnava anche andare alla conclusione, in virtù del buon tiro di cui era dotato e che gli consentiva anche di essere un buon tiratore di calci di punizione e un'affidabile rigorista.

GLI ESORDI E LA LUNGA GAVETTA

Nato a Pescara il 14 giugno 1976, Massimo ha origini siciliane ed è figlio e nipote d'arte: suo padre Francesco è stato infatti calciatore e allenatore, mentre il nonno Giovanni è stato campione italiano universitario di salto triplo nel 1934 e nel 1937.

I geni dello sportivo fanno parte del suo DNA e sogna di ripercorrere le orme di suo papà. Inizia a giocare con gli amici, come tanti ragazzi, per poi entrare nel Settore giovanile della Renato Curi, società abruzzese modello nella formazione di giovani calciatori.

“Ho iniziato nei campetti sotto casa - ricorda in un'intervista con 'Calcio illustrato' - poi ho scoperto la Renato Curi e il suo fantastico Settore giovanile. Figura chiave di quel club era il presidente Daniele Ortolano vera e propria anima di una società modello nella formazione dei calciatori. Si cresceva non solo in campo ma soprattutto come persone, se sgarravi, se andavi male a scuola, la partita te la potevi dimenticare. Un club attento all’educazione e al comportamento, una società che curava i particolari insegnandoti a fare bene ogni cosa per prepararti al futuro".

"Si può essere professionali senza l’etichetta di professionisti, - ha aggiunto - alla Renato Curi lo dimostravano ogni giorno come tante altre società della LND. Non è un caso se tanti ragazzi passati da qui hanno spiccato il volo. Queste società ti fanno crescere come persona, t’insegnano a dare il massimo sempre. Questa mentalità me la sono portata con me per tutta la mia vita e la carriera".

Oddo si distingue fra i giovani più interessanti del vivaio della società abruzzese e il debutto in Prima squadra a 16 anni nel Campionato Nazionale Dilettanti è la logica conseguenza.

"L’esordio in prima squadra non lo dimenticherò mai, avevo 16 anni. Un sabato ero impegnato con la Juniores in una gara di campionato, giocavo libero. Ci venne a vedere il mister dei grandi, Cetteo Di Mascio, splendido insegnante e formatore di talenti. Nell’intervallo della gara scese negli spogliatoi e disse al mister di non schierarmi nel secondo tempo perché mi avrebbe portato con sé in prima squadra. Il giorno dopo debuttai in Serie D titolare a Benevento, in meno di 24 ore la mia vita calcistica era cambiata".

La strada verso il successo è lunga e irta di insidie, ma Oddo ha il merito di crederci fino in fondo. Nel 1993 Massimo fa molti provini, e alla fine riesce ad entrare nel Settore giovanile del Milan.

"Il Milan è stata la squadra che ha creduto in me più di tutte fin da giovane. - dirà in una diretta Instagram con il giornalista Carlo Pellegatti - Feci dei provini, mi scelsero anche altre squadre, stavo tornando da un provino con la Lucchese che mi aveva già scelto, ma mi dissero di andare a Parma per fare un provino col Milan. Andò benissimo, il Milan mi prese e poi approdai in rossonero".

Cresce nella Primavera rossonera, distinguendosi nel ruolo di difensore e in particolare come terzino destro. Vede da vicino i grandi campioni, gli capita persino di lavorare con Van Basten, 

"Sono stati due anni difficili, formativi, - dichiarerà - in giovane età è difficile allontanarsi da famiglia e amici, ma è stato un periodo in cui sono cresciuto anche a livello umano. Stare ventiquattr'ore su ventiquattro con i grandi campioni del Milan è stato molto importante". 

"I miei idoli erano Baresi, Maldini e Van Basten. - rivelerà a 'Il Corriere dello Sport' - In Primavera c’eravamo io, Coco, D’Aversa. Ci svegliavamo la mattina, colazione, andavamo a scuola a Varese, tornavamo, un primo o un secondo, allenamento, studio dopo l’allenamento e a dormire la sera". 

"La domenica mattina si allenavano gli infortunati o squalificati del Milan e allora arrivava la chiamata nei nostri alloggi. Chiedevano solo, 'Chi sei?'. Non era importante chi rispondesse al telefono ma che ci fosse qualcuno pronto a coadiuvare l’allenamento dei titolari che non giocavano. Ti dicevano, 'Sono le otto, vieni giù, allenamento'. Andavi giù e per noi era un momento bellissimo, perché facevamo i cross a Van Basten, a Papin... Si imparava molto".

Nel 1995 il Milan è una squadra ricca di grandi campioni e così per Oddo inizia un lungo girovagare nei campi di Serie C della penisola: gioca con Fiorenzuola, Monza, Prato e Lecco, tutte esperienze non particolarmente brillanti. Il rischio di perdersi è dietro l'angolo, ma Oddo, che intanto si iscrive all'Università, ha il merito di non demordere.

"Partire dal basso può dare una spinta in più, - sostiene - non è la regola ma sicuramente fa bene al carattere di un giocatore. Per arrivare in alto tutti fanno sacrifici, chi parte dalla base della piramide forse è più consapevole, ha una personalità più forte, ha vissuto il bello del calcio, la parte più genuina, le cose semplici che molti non apprezzano, gli autobus presi per andare agli allenamenti, le camminate sotto la pioggia, le partite sui campi difficili, sono esperienze uniche".

La prima svolta avviene con il ritorno al Monza, nel 1998/99, sempre in prestito via Milan. Oddo colleziona 4 goal (tutti su punizione) in 30 presenze in Serie B con i brianzoli, dimostrando una regolarità di rendimento importante. La buona stagione gli apre le porte del Napoli, che punta su di lui per tentare la scalata.

I partenopei lo acquistano in comproprietà dal Milan e sotto la guida di Walter Alfredo Novellino, Massimo è fra i protagonisti della vittoria del campionato di Serie B con 36 presenze e una rete. 

IL VERONA COME TRAMPOLINO DI LANCIO

Nell'estate del 2000 il Napoli decide di non riscattare Oddo, che comunque la Serie A la gioca lo stesso perché è acquistato a titolo definitivo dal Verona. Gli scaligeri sono il trampolino di lancio definitivo della sua carriera. Il 30 settembre debutta nel massimo campionato totalizzando 30 presenze e 4 goal, tutti su calcio di rigore. Dimostra di essere un difensore veloce con il giusto carattere.

"La testa fa la differenza, - affermerà - non conta in che categoria giochi. Io ho debuttato in A quando avevo 23 anni, tardi rispetto ad altri giocatori ma va bene così, sono la persona che sono per il percorso che ho fatto. In Serie D e in altre categorie dei Dilettanti ci sono tanti ragazzi che hanno i mezzi per arrivare in alto ma spesso si perdono non per questioni tecniche ma perché non riescono a fare quel salto di qualità che parte dalla testa".

In gialloblù il difensore abruzzese milita due stagioni. Dopo una bella salvezza, nel secondo anno arriva però la retrocessione in Serie B per i Mastini. Ma su di lui punta la Lazio, in ricostruzione dopo la crisi economica che ha colpito la società del patron Sergio Cragnotti dopo i fasti degli anni d'oro e i contratti miliardari.

LA CONSACRAZIONE CON LA LAZIO

Oddo sbarca a Roma per un milione e mezzo di euro nell'estate del 2002. In biancoceleste ha la sua consacrazione definitiva, diventando presto un giocatore fondamentale della squadra. Le prime due stagioni sono positive. Con Roberto Mancini allenatore la squadra che coglie un 4° e un 6° posto finale e nel 2003/04 vince la Coppa Italia, primo trofeo di club per l'abruzzese, con un successo complessivo per 4-2 sulla Juventus.

L'ex veronese ha modo di esordire anche in in Coppa UEFA e in Champions League, ma seguono due stagioni complicate in cui si rischia la retrocessione, complice anche il coinvolgimento del club in Calciopoli. 

Oddo si afferma comunque come uno dei migliori terzini destri della Serie A, è uno dei pilastri della squadra e nel 2006 diventa capitano dopo l'addio di Liverani.

"Io sono stato l’ultimo acquisto dell’era Cragnotti e ho vissuto il periodo della grandissima Lazio che aveva giocatori incredibili come Nesta, Crespo, Stam, Favalli, Stankovic. - sottolineerà a 'Sky Sport' - Poi un anno mi sono ritrovato a lottare per non retrocedere con la maglia biancoceleste, per poi riprendere quota e lasciarla praticamente in Champions League, grazie al quarto posto in campionato".

L'idillio si spezza nel gennaio 2007, quando il Milan, dopo 17 goal in 172 presenze con i biancocelesti, lo riporta in rossonero per 7 milioni e 750 mila euro.

"Io andai via a metà anno, ma quella qualificazione alla Champions la sento particolarmente mia: fino a quel momento avevo fatto sei goal e tanti assist, però più che i numeri conta il fatto che ho vissuto la grande Lazio, una Lazio ridimensionata e poi la ripresa di questa squadra che ancora oggi sta facendo cose egregie".

CAMPIONE DEL MONDO IN NAZIONALE

Intanto, prima di vincere trofei con la maglia rossonera, che aveva già vestito da giovane, Oddo è protagonista anche con la Nazionale azzurra. Già nel 1997, in verità, aveva conquistato la medaglia d'oro alle Universiadi giocate nella sua terra d'origine. In finale gli universitari di Berrettini superano 1-0 la Corea del Sud.

Esordisce in Nazionale maggiore con Trapattoni Ct. il 21 agosto 2002, nell'amichevole persa 1-0 contro la Slovenia a Trieste, e partecipa agli Europei del 2004 e, soprattutto, dopo l'arrivo in panchina di Marcello Lippi, ai Mondiali 2006 in Germania. 

Nella cavalcata che porta l'Italia a laurearsi campione del Mondo gioca una sola partita, entrando in campo a metà ripresa nella sfida dei quarti di finale contro l'Ucraina. Al di là di questo è un elemento molto prezioso anche all'interno dello spogliatoio.

In finale, dopo la vittoria ai rigori sulla Francia, beve un po' di tutto e si presenta ai microfoni delle tv visibilmente in stato euforico per il grande trionfo. 

"Non capisco più niente. Ci hanno messo una cassa di birre, tatticamente hanno sbagliato", dichiara.

Qualche anno più tardi, parlando ai microfoni di 'Sky Sport', torna a mente lucida su quel successo.

"Per fare un'impresa così, in tanti sono stati decisivi, sia in campo che fuori. Questa è la premessa. Poi ovvio che chi va in campo fa qualcosina in più, ma quell’anno veramente ci sono stati tanti giocatori che hanno fatto la differenza. Penso tuttavia che l'elemento più determinante sia stato il gruppo".

Oddo continua a giocare in Nazionale anche con il nuovo Ct. Roberto Donadoni fino al 6 febbraio 2008, quando contro il Portogallo, a Zurigo, colleziona la sua ultima presenza. Chiude con 34 gare e un goal segnato all'Ucraina il 7 ottobre 2006 nelle qualificazioni ad Euro 2008.

LA CHAMPIONS LEAGUE CON IL MILAN

"Il 30 gennaio 2007 mi chiamò Galliani e mi disse: ‘Signor Oddo abbiamo concluso l’affare e domani ha un aereo prenotato per Milano’. - racconterà l'ex difensore - Il giorno dopo alle 7.30 mi chiamò di nuovo dicendomi: ‘La trattativa è saltata’. Quell’anno Foggia, che era un giocatore del Milan, era in prestito alla Lazio, la Lazio aveva pagato quel prestito 300.000 euro. Lotito durante la notte pensò di aver pagato 300 mila euro di prestito, quindi a Galliani disse di rivolere 150 mila euro. Galliani perse la pazienza e fece saltare la trattativa".

Alla fine però la trattativa si sblocca e Oddo può tornare in rossonero. 

"Chiamai io Lotito per convincerlo - racconta - e lui richiamò Galliani: ‘Facciamo così, non mi dai i 150.000 euro di Foggia, ma se dovessi vincere la Champions League me lo paghi’. Galliani è un po’ superstizioso, temendo la furia di Lotito accettò, poi vincemmo la Champions League e Lotito si prese altri 300.000 euro".

Oddo si rivela subito una pedina preziosa per la squadra di Carlo Ancelotti, che si affida a lui soprattutto nelle serate di Champions League. 

"Quando arrivai era un Milan malaticcio, che non era nelle prime posizioni in classifica e in campionato stentava molto. Agli ottavi di Champions beccammo il Celtic, era la squadra teoricamente più abbordabile sulla carta. Andammo a giocare la prima partita in uno stadio meraviglioso, gente che faceva un casino incredibile, non facemmo una gara bellissima, pareggiammo 0-0, rischiando anche di perdere. Al ritorno eravamo convinti di passare il turno ma la gara si rivelò molto ostica, il Celtic ci mise in difficoltà e ci ha portato ai supplementari. Kakà si inventò un goal, e quello fu l'inizio del grandissimo Kakà che ci ha portato fino in finale".

I rossoneri arrivano in finale, e Oddo, decisivo contro Manchester United e Bayern Monaco, è titolare ad Atene nella rivincita contro il Liverpool che dà al Milan la 7ª Champions League della sua storia.

"Le mie caratteristiche mi portavano ad essere un giocatore più bravo ad offendere che difendere. Col Manchester però mi occupai di Ronaldo per 70 minuti, poi arrivò Giggs, e lo controllai in collaborazione con Rino. In rossonero sono migliorato anche in fase difensiva. Nell'andata con il Bayern Monaco ho fatto il mio primo assist in Champions League per il goal di Pirlo".

Nella stagione seguente, il 2007/08, aggiunge altri due titoli al suo palmarés: la Supercoppa europea battendo 3-1 il Siviglia, e il Mondiale per club contro il Boca Juniors (4-2) pur non scendendo in campo.

L'ESPERIENZA AL BAYERN MONACO

Nell'agosto 2008 passa in prestito con diritto di riscatto al Bayern Monaco, dove ritrova Luca Toni, con cui aveva condiviso l'esperienza dei Mondiali. In panchina trova Jurgen Klinsmann, vecchia conoscenza del calcio italiano, e i bavaresi sono reduci da un'annata strepitosa culminata con i successi in campionato, Coppa di Germania e Coppa di Lega. 

L'ex centravanti dell'Inter, però, succeduto a Ottmar Hitzfeld, fatica a trovare i giusti equilibri in campo e per il giocatore italiano, cui spesso è preferito il tedesco Christian Lell nell'undici titolare, a 32 anni non è semplice ritagliarsi i suoi spazi, anche per via dei problemi fisici.

Si toglie comunque la soddisfazione di giocare in squadra con campioni come Franck Ribery, Miroslav Klose, Lucas Podolsky, Lucio e Bastian Schweinsteiger.

I risultati negativi portano all'esonero di Klinsmann e all'approdo in panchina di Jupp Heynckes, che conduce i bavaresi al 2° posto finale in campionato e ai quarti di Coppa di Germania e di Champions League.

Oddo riesce comunque a totalizzare 27 presenze (18 in Bundesliga, 7 in Champions League e 2 in Coppa di Germania) e a fornire in tutto 6 assist per i suoi compagni e pur non venendo riscattato (a causa di un infortunio e dell'arrivo in panchina del nuovo tecnico Louis Van Gaal) e avendo giocato a singhiozzo ricorderà sempre positivamente l'avventura tedesca.

"Quella in Germania è stata un'esperienza positiva. - dichiarerà a 'Raio Erre2' - Peccato non aver vinto il campionato ma il Wolfsburg ha disputato un girone di ritorno eccezionale ed ha vinto meritatamente". 

"Ho vissuto qualcosa di diverso, - afferma a 'Udinese TV' - utile per la mia formazione umana e un’esperienza professionale molto bella. Quell’anno sono stato anche sfortunato, il Bayern avrebbe voluto prolungare il rapporto dopo il prestito dal Milan, ma poi mi feci male e quindi tornai a casa”.

GLI ULTIMI ANNI E IL RITIRO

Rientrato per la 2ª volta al Milan, il giocatore abruzzese è ormai un rincalzo ma svolge il suo compito con il consueto impegno e aggiunge al palmarés lo Scudetto 2010/11 vinto con Massimiliano Allegri e una Supercoppa Italiana. A livello personale, nel 2011, un grande successo è costituito dalla Laurea in Scienze giuridiche, economiche e manageriali ottenuta all'Università degli studi di Teramo.

Chiude l'avventura rossonera con 80 presenze e 2 reti, distinguendosi anche in quest'occasione come uomo-spogliatoio.

"Gattuso un giorno mi conficcò una forchetta nella gamba. - racconterà - Una volta invece ero insieme a lui, che aveva avuto un problema ad un occhio, e a Cassano, che aveva un problema al cuore. E dissi: 'Occhio non vede, cuore non duole',  meritandomi un suo schiaffo".

Gioca un'ultima stagione a Lecce, totalizzando 27 presenze e un goal su rigore proprio contro i rossoneri, per poi ritirarsi il 6 giugno 2012.

"Il Milan è la squadra che mi ha permesso di vincere tutto quello che ho vinto nella mia carriera, a parte il Mondiale e una Coppa Italia con la Lazio. - affermerà a 'Sky Sport' - Con i rossoneri ho vinto tutto e quindi c'è un legame incredibilmente forte. Non da meno, forse qualcosina in più, con la Lazio, ma per una questione solo di tempistiche”.

Dopo una carriera che lo ha visto partire dal basso per raggiungere traguardi altissimi, Oddo diventa allenatore, restando nel mondo che ha sempre vissuto fin dalla tenera età.