Lotito racconta il rapporto con gli ultras: "Diabolik, Ginko, il rifiuto e lo sterco..."

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Interrogato all'Antimafia, Lotito racconta i tredici anni di Lazio: "Ricevo otto minacce telefoniche al giorno, tra i tifosi c'è chi delinque".

Parata di presidenti di Serie A all'Antimafia, nell'ambito del filone di inchiesta su "mafia e sport" che la Commissione parlamentare presieduta da Rosy Bindi sta portando avanti da qualche tempo. In giornata, infatti, sono stati ascoltati Enrico Preziosi, Aurelio De Laurentiis e Claudio Lotito, qualche settimana dopo Andrea Agnelli.

Il presidente della Lazio, Lotito, ha parlato nello specifico dei primi tempi biancocelesti, quando rilevò la società nell'estate del 2004: all'Antimafia il numero uno del club capitolino ha evidenziato come la dirigenza dell'epoca rivelò che avrebbe dovuto incontrare i tifosi.

"La cosa che mi lasciò perplesso è che mi fu chiesto se a Formello o altrove. Io risposi in mezzo alla strada. Si presentarono tre soggetti, uno si chiamava Diabolik e io gli dissi di essere l'ispettore Ginko. Lui lì mi ha fatto capire usi e costume di tutto il sistema, dai biglietti omaggio alle trasferte pagate fino alle coreografie".

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Dopo il rifiuto di Lotito, cominciarono le difficoltà: "Io non gli diedi la mia collaborazione e da lì sono iniziate una serie di problematiche. Dopo una settimana mi fecero trovare lo sterco di cavallo e dovetti chiamare la ruspa, affissioni in tutta Roma e minacce".

Lotito ci tiene a precisare quanto fatto da quel 2004: "Senza falsa modestia io sono stato il primo ad assumere una posizione molto chiara, ho fatto una scelta di campo: fra consenso e legalità ho scelto la legalità, con le conseguenze che ne sono derivate per la sicurezza personale e della mia famiglia. Ma a posteriori penso sia stata una scelta giusta, che può essere perseguita da tutti".

Tredici anni dopo, però, l'odio nei confronti di Lotito non è cambiato: "Ancora oggi ricevo minacce telefoniche, anche 7-8 al giorno. Chi non vive nel sistema calcio ha una visione completamente diversa, etichettano come tifosi gli appassionati ma tra i tifosi ci sono anche persone che delinquono...".

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