L'ex Inter Macellari racconta la sua nuova vita: "Taglio la legna, curo il mio orto"

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Macellari official Facebook
Concentrato sul presente, Macellari ricorda il periodo più duro: "Iniziai con la cocaina quasi per gioco, poi non potevo più farne a meno".

Dai campi della Serie A a quelli del suo orto, Fabio Macellari a 44 anni sta vivendo una seconda vita immerso nella natura e lontano dal clamore del calcio professionistico. L'ex terzino di Cagliari, Inter e Bologna - tra le altre - si è raccontato ai microfoni di 'Gianlucadimarzio.com', tra passato e presente, rappresentato oggi da uno stile di vita rurale.

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Dato il suo addio al calcio nell'estate del 2015, Macellari ora si è riscoperto agricoltore nel casolare di famiglia. Una nuova vita che l'ex terzino affronta ogni giorno con felicità e passione, entusiasta di ciò che è diventato.

“Vivo insieme a mio figlio Matteo a Bobbio, in provincia di Piacenza. Taglio la legna, faccio il miele e lo zafferano. Ogni tanto lavoro nel panificio dei miei amici, e curo il mio orto. È un tipo di vita che volevo fare già da tempo, me l'ha inculcata la mia famiglia. Abbiamo un casolare che gestiamo da più di 150 anni e avevo sempre in mente di portare avanti questa tradizione”.

Il calcio resta però la pagina più importante della sua vita. Oltre vent'anni con gli scarpini ai piedi non possono infatti essere dimenticati in poco tempo, con Macellari che della sua vita da calciatore ricorda soprattutto il grande rapporto umano avuto con Laurent Blanc, suo compagno ai tempi dell'Inter.

“Ogni tanto vedo i big match in tv, ma non sento la mancanza. Se dovesse capitare una situazione interessante la valuterei, ma non sarò di certo io ad andarmela a cercare. Mi piacerebbe lavorare con Laurent Blanc. Avevamo un grande rapporto ai tempi dell’Inter, lui mi chiamava ‘petit bijoux’, piccolo gioiello. Quando vinse Mondiale ed Europeo tra il ’98 e il 2000, mi regalò una cartolina dove c'è lui abbracciato ai due trofei. Ancora la conservo”.

Arrivato all'Inter nella stagione 2000-2001, Macellari in nerazzurro ha vissuto in poco tempo alti e bassi che lo hanno aiutato a crescere.

“Ero arrivato per conquistarmi la maglia dell'Italia. Con Lippi iniziai bene, poi arrivò Tardelli e non giocai più. Era una squadra gestita male. Il più forte di tutti era Ronnie, che bello vederlo mentre si allenava! Ci dicevano di non toccarlo, ma noi non ci azzardavamo nemmeno ad avvicinarci”.

Perso il posto in squadra, ripartì poi dal Bologna. La scelta si rivelò giusta e le ottime prestazioni con i rossoblù gli valsero la convocazione da parte di Giovanni Trapattoni in Nazionale. Un brutto infortunio al ginocchio in allenamento compromise però la sua esperienza in azzurro, non permettendogli mai di debuttare. Poi arrivò un momento di grande sconforto, prima della caduta.

“Avevo perso la mia strada. Iniziai con la cocaina quasi per gioco, poi non potevo più farne a meno. D’accordo con la società decisi di rescindere il contratto. Non ero più io, così mi ero prefissato di fermarmi finché non risolvevo il problema”.

Rialzatosi grazie all'aiuto della moglie, Macellari è poi ripartito grazie al Cagliari di Massimo Cellino, club in cui ha giocato il maggior numero di partite in carriera. Poi un lungo girovagare per diversi club italiani e l'addio al mondo del pallone. Tutto prima di dare inizio a una nuova vita in mezzo alla natura: il luogo dove Macellari ora si sente a casa.

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