La scoperta di Euro 2020: Pohjanpalo, l'uomo in più della Finlandia

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Per comprendere tanto della carriera di Joel Pohjanpalo basterebbero un paio di statistiche. Dalla stagione 2016/17 a livello di club ha segnato un goal ogni 94 minuti in campo. Solo che di minuti ne ha giocati soltanto 2179. E di goal ne ha fatti soltanto 23. Una macchina, con un motore che però non è mai riuscito a trovare affidabilità.

Il prossimo settembre compirà 27 anni. Quando il Bayer Leverkusen lo prelevò dall’HJK Helsinki, 8 anni fa sotto consiglio del leggendario Sami Hyypiä - al tempo allenatore dei Werkself - era uno degli attaccanti giovani più promettenti di tutto il panorama internazionale. Mandato a fare esperienza in 2. Bundesliga tra VfR Aalen e Fortuna Düsseldorf, aveva lasciato intravedere il proprio potenziale. Tanto. Al netto di una serata in discoteca dopo una sconfitta che gli era costata una multa salata e una settimana di sospensione.

Nei primi 30 minuti di Bundesliga, contro Borussia Mönchengladbach e Amburgo, ha segnato 4 goal. In due partite. Il momentaneo pareggio all’esordio contro i Fohlen al primo pallone toccato; la tripletta da subentrato per ribaltare il punteggio contro i Rothosen. 79’, 91’, 94’. Tre numeri che inevitabilmente hanno fatto il giro del mondo. Una specie di ‘effetto Haaland’, per rimanere in tema di Scandinavia.

In Finlandia si sono impressionati il giusto. D’altronde loro avevano già visto di cosa fosse capace l’attaccante biondo con gli occhi di ghiaccio nato a Helsinki. Al suo esordio con l’HJK aveva fatto una tripletta in 162 secondi. Ai limiti della realtà. Non è un caso se il soprannome che si è guadagnato è quello di ‘Danger’, ‘pericolo’. O forse sì, è un caso, visto che in realtà si deve a questioni cinematografiche di somiglianze con attori scandinavi.

L’idillio della prima stagione con il Leverkusen è durato poco, spezzato dal primo di un’infinita serie di infortuni che ha scandito la sua carriera. Rottura del metatarso. 42 minuti in campo fino alla penultima giornata, quando ha nuovamente trovato un goal per niente banale: il 2-2 finale nel sentitissimo derby contro il Colonia. Un motivo in più per farsi amare dai tifosi del Leverkusen, che già lo avevano innalzato a idolo dopo la tripletta all’Amburgo. Pochi minuti, ma sempre ben spesi. Fino a quando il fisico ha iniziato a scricchiolare sempre di più.

Dal 18 marzo 2018 al 26 settembre 2019, Pohj non è mai riuscito a giocare nemmeno un minuto di calcio. Per 18 mesi è stato a guardare i compagni, lottando contro un problema alla caviglia che sembrava insormontabile. Il Leverkusen non gli ha mai fatto mancare il suo appoggio. Nell’agosto del 2018 è arrivato l’annuncio del suo rinnovo di contratto fino al 2022. A prescindere. Ormai era diventato uno di famiglia.

Al momento del rientro in campo, un altro problema, stavolta ai legamenti del ginocchio. Aveva bisogno di minuti, li ha trovati ad Amburgo nella seconda parte della stagione 2019/20. I problemi lo hanno lasciato in pace e lui in Zweite ha segnato 9 goal in 14 presenze, andando in rete in 8 partite diverse.

Nell’agosto del 2020 è arrivata la chiamata dell’Union Berlino, stavolta in Bundesliga. L’occasione di avere un ruolo da protagonista, finalmente. Segnando ancora all’esordio, ancora partendo dalla panchina. Come era successo a Leverkusen e a Helsinki. Poi un’altra tripletta contro il Werder Brema. L’ultimo goal contro il Bayer, da ex. Il numero 13 in Bundesliga in carriera, 10 dei quali partendo dalla panchina.

Un problema al polpaccio aveva fatto dubitare della sua presenza a Euro 2020. Era già stato a guardare i suoi compagni conquistare una storica qualificazione in Europa, alla Conference League, a cui ha contribuito con sole due presenze e un goal. Ovviamente, per infortunio. Voleva essere a tutti i costi nella rosa di Kanerva. Ce l’ha fatta.

Non è mai stato un bomber implacabile (9 goal in 41 presenze), ma nel momento più importante ha segnato il goal che ha fatto la storia della Finlandia calcistica. Il primo in una grande competizione, contro i ‘rivali’ della Danimarca a Euro 2020. Non se l’è sentita di esultare, pensando a Christian Eriksen e alla sua situazione. Si è sfogato contro la Russia, prima che il Var gli togliesse la gioia di finire di nuovo sul tabellino.

I goal, per lui, valgono doppio, se non triplo. Perché i suoi sono rari. Ma preziosi. Spesso, anche belli e pieni di significato. Per Pohj, però, ormai, soprattutto conta esserci. Perché sa meglio di tutti cosa vuol dire mancare.