La rivincita di Renato: dal futevôlei al sogno del bis in Libertadores

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Lucas Uebel/Grêmio/Divulgação
Due anni fa l'ex romanista Portaluppi passava il tempo in spiaggia, oggi è un big in panchina: "Chi deve imparare studia, io non ne ho bisogno".

"Forza Roma, Portaluppi, so' finiti i tempi cuppi". Un gioco di parole geniale e indimenticato, uno slogan a tinte giallorosse da pronunciarsi, e scriversi, rigorosamente in romanesco. Nel 1988 i tempi cuppi della Roma non finirono, in realtà, ma oggi sono finiti quelli del Grêmio, che con Renato in panchina sogna il bis in Copa Libertadores.

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Renato è Renato Portaluppi, appunto, l'aletta tutta finte e dribbling che nella Capitale ballò - metaforicamente e non - per una sola stagione. Un'annata contrassegnata da 23 presenze in campionato, zero reti, qualche attrito con i compagni di squadra, la delusione dei tifosi e un esilarante servizio con cui la Gialappa's Band gli rese 'onore' a Mai dire Gol. L'unica avventura fuori dai confini brasiliani si concluse così, senza lode e con tanta infamia, prima di un immediato ritorno a casa.

Le qualità di Renato, che laggiù è conosciuto come 'Gaúcho' per via delle origini nel Rio Grande do Sul, si sono viste solo in patria. Sia da giocatore che - rullo di tamburi! - da allenatore. Proprio lui, che da giocatore non amava la disciplina e in Italia resta famoso più per le doti da viveur che per quelle da calciatore, in panchina ha cambiato volto. Tanto da rialzare le sorti di un Grêmio depresso e riportarlo sul tetto del Sudamerica.


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Nel settembre del 2016, Renato è tornato per la terza volta al capezzale della squadra dove ha conquistato fama e notorietà. Da giocatore aveva conquistato Libertadores e Intercontinentale (1983), segnando a Tokio la doppietta decisiva contro l'Amburgo. Da allenatore, invece, aveva già guidato il Tricolor nel 2010, portandolo dalla zona retrocessione al 4° posto, e poi tre anni più tardi, arrivando secondo senza essere però confermato.

Il vero capolavoro lo sta però compiendo in questa terza esperienza, quella che, di fatto, lo ha finalmente issato sul podio degli allenatori più considerati in Brasile. Al momento del suo arrivo, poco più di due anni fa, il Grêmio era ottavo; con Renato ha chiuso nono, ma poche settimane dopo il suo arrivo ha conquistato la Copa do Brasil. E nel novembre del 2017 è arrivata pure la Libertadores, che i gaúchos non alzavano dal 1995, grazie al doppio successo in finale sugli argentini del Lanús. Un successo storico per l'ex romanista, primo brasiliano di sempre ad alzare il più prestigioso trofeo continentale sia da giocatore che da allenatore.

Renato Gaúcho Grêmio Libertadores 29 11 17

Renato, così, è a oggi il secondo allenatore più longevo sulla stessa panchina in un paese calcistico, il Brasile, che trita tecnici su tecnici senza soluzione di continuità. Meglio di lui sta facendo soltanto l'ex ct della Seleção Mano Menezes, che guida il Cruzeiro dal luglio del 2016 e ha appena conquistato la seconda Copa do Brasil in 12 mesi.

Il sogno di Renato, dopo aver già nobilitato il 2018 con la Recopa Sudamericana, è invece quello del bis in Libertadores. Nella notte arriva a Porto Alegre il River Plate, costretto a vincere con due reti di scarto dopo aver perso in casa per 1-0 una settimana fa. In finale il Grêmio potrebbe ritrovare il Boca Juniors, che in gara-1 ha avuto la meglio sul Palmeiras: sarebbe un remake della doppia sfida del 2007, quando a prevalere furono gli argentini.


"CHI NON DEVE IMPARARE VA IN SPIAGGIA"


E dire che fino a un paio d'anni fa Renato veniva considerato l'archetipo dell'allenatore superficiale, mai completamente dedito al proprio lavoro. Sui campi di calcio vivacchiava tra un risultato eclatante (la finale di Libertadores raggiunta 10 anni fa col Fluminense) e delusioni cocenti, come l'addio all'Atletico Paranaense dopo meno di tre mesi di lavoro (2011). E tra una panchina e l'altra era solito farsi vedere in spiaggia con immancabili occhiali da sole, una birretta e un pallone tra i piedi per giocare a futevôlei, una specie di calcio-tennis sulla sabbia, sua grande passione.

"Chi deve imparare studia, va in Europa; chi non ne ha bisogno, va in spiaggia - disse Renato dopo la Copa do Brasil vinta due anni fa, facendo ironia nei confronti dei colleghi brasiliani che in attesa di una panchina vanno ad aggiornare la propria metodologia di lavoro presso i migliori club del nostro Continente - Quando sono tornato qui, qualcuno diceva: hanno preso un allenatore che stava giocando a futevôlei... E ora come la mettete? Il calcio è come andare in bicicletta. Chi sa, sa. Gli altri devono studiare".

Renato Portaluppi Gremio

Una rivincita totale, ottenuta peraltro con un club molto meno ricco e spendaccione di altri: le stelle sono gli attaccanti Luan ed Everton, prodotti fatti in casa, mentre il mercato delle ultime due stagioni ha visto arrivare al Grêmio personaggi improbabili come il quarantenne Leo Moura, il terzino sinistro Cortez, il centrocampista Cícero e le punte Jael e André, quasi tutti in là con l'età e reduci da stagioni di fallimenti.

Lo strano mix ha funzionato, e ora il Grêmio va a caccia del secondo alloro continentale in due anni. Con un allenatore un tempo deriso per la propria sfacciataggine, tanto da dichiarare di essere stato più forte di Cristiano Ronaldo e di avere avuto 5000 donne, e apprezzato soprattutto per la bellissima figlia Carol, modella 24enne. Altri tempi: oggi il primo pensiero di Renato è tenersi stretto lo scettro di re del Sudamerica.

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