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Mondiale Femminile

La geografia del calcio femminile: nazioni e club più vincenti

15:10 CEST 28/05/19
juventus fiorentina women serie a
A pochi giorni dall'inizio dei Mondiali di calcio femminile andiamo alla scoperta di nazioni e squadre più competitive.

Mancano dieci giorni all’inizio della Coppa del Mondo di calcio femminile in Francia. Ai nastri di partenza delle kermesse iridata, dopo un’assenza di venti anni, ci sarà anche la nazionale italiana, allenata da Milena Bertolini.

Per anni, la scena calcistica femminile, è stata dominata da Stati Uniti, Giappone e dalle nazionali europee di Germania, Norvegia e Svezia. La USWNT (United States Women's National Soccer Team) detiene il record di tre Mondiali conquistati (1991, 1999 e 2015) su sette edizioni organizzate dalla FIFA. La squadra a stelle e strisce non ha mai mancato il podio della Coppa del Mondo. Oltre alle americane, hanno conquistato il titolo mondiale anche la Germania, (2003 e 2007), la Norvegia (1995) e il Giappone (2011). La Svezia ha ottenuto ben tre podi, mentre Brasile e Cina due. La nazionale inglese, ha vinto la medaglia di bronzo nella scorsa edizione, quella del 2015, che si è disputata in Canada.

Attualmente i maggiori cambiamenti stanno avvenendo all’interno del panorama europeo. Lo sviluppo del calcio femminile nel vecchio continente ha avuto un’accelerazione con l’entrata in scena dei club maschili, garantendo professionalità e investimenti.

Germania e Inghilterra furono le prime Nazioni di “tradizione calcistica maschile” a rompere l’egemonia dei paesi scandinavi. La Germania, grazie ad investimenti mirati, ha ottenuto grandi risultati sia a livello di club che con la nazionale. Ben quattro squadre tedesche vinsero la UEFA Women’s Champions League tra il 2005 e il 2013.

Nell’ultimo decennio, la società che ha cambiato la storia del calcio femminile, è stata l’Olympique Lyonnais. Jean-Michel Aulas, presidente del club francese, fu tra i primi a capire le potenzialità del calcio in rosa e incluse la squadra femminile nel club a partire dal 2004.

Il Lione vince il campionato francese da tredici stagioni consecutive ed ha vinto sei volte la UEFA Women’s Champions League. Nessuna altra squadra ha ottenuto così tanti successi. Le difficoltà economiche delle società nord-europee relegarono alle tedesche del Wolfsburg il ruolo di principale antagonista del Lione. I trionfi ottenuti da Lione e Wolfsburg, società non di primissimo livello in campo maschile, hanno spinto altri club ad investire in maniera considerevole nel movimento femminile. Di recente Barcellona, Manchester City, Juventus e Manchester United, sono le società che hanno fatto passi da gigante, con l’intento di arrivare in alto, sia a livello nazionale che in Europa.

In Francia l’antagonista principale del Lione è il Paris Saint Germain, mentre in Germania c’è il Bayern Monaco che combatte l’egemonia del Wolfsburg.

I club maschili garantiscono strutture, staff e servizi di primissimo livello che incidono fortemente sulla crescita delle giocatrici.

Inoltre l’utilizzo nel femminile dei modelli tecnico-tattici del maschile, ha permesso una notevole crescita del livello di gioco. È il caso della Spagna, dove le nazionali giovanili femminili, ma anche quelle dei club, utilizzano gli stessi metodi e schemi applicati dai top team iberici.  

Il miglior risultato sportivo ottenuto dalla selezione iberica sono i quarti di finale agli Europei, mentre le selezioni giovanili hanno conquistato più volte il podio nelle manifestazioni continentali e mondiali.

In Inghilterra il motore dello sviluppo, oltre agli investimenti di Manchester City, Chelsea ed Arsenal, è la Football Association. La Federazione inglese ha attuato una serie di riforme indirizzate sia all’attività di base che al calcio d’élite. L’obiettivo è duplice: raddoppiare il numero di giocatrici in cinque anni e l’introduzione dello status di professioniste per le calciatrici della Women’s Super League, la prima divisione nazionale.

Nella geografia extra-europea del calcio femminile, la National Women’s Soccer League (NWSL), è il principale campionato che domina la scena. Le migliori calciatrici, locali e non, puntano a giocare nella NWSL per strutture, seguito e sponsor.

L’Italia come si inserisce in questo panorama? Tra gli anni ottanta e novanta la Nazionale italiana ottenne ottimi risultati, come i quarti di Finale al primo Mondiale organizzato dalla FIFA nel 1991. Facevano parte di quella squadra Rita Guarino, Carolina Morace e Betty Bavagnoli, allenatrici di Juventus, Milan e Roma nella scorsa Serie A. L’ultima partecipazione alla manifestazione intercontinentale risale al 1999. A livello europeo era una potenza, avendo conquistato le semifinali sei volte nelle prime sette edizioni sotto il controllo della UEFA. Con la crescita degli investimenti dei club in tutta Europa, l’Italia perse sempre più “potere” e vennero meno i risultati della Nazionale e dei club.

Il miglior piazzamento di una squadra italiana nella UEFA Women’s Champions League sono le semifinali ottenute dal Bardolino Verona nella stagione 2007-2008. Il “buio” nel calcio femminile venne interrotto nel 2015, quando la FIGC ha obbligato le società di Serie A ad avere un settore giovanile femminile. A questo seguirono i recenti ingressi dei club maschili anche nelle prime squadre, che hanno garantito migliori condizioni di lavoro, ma anche soprattutto visibilità.

Ora, dopo vent’anni di assenza, le Azzurre sono pronte per affrontare la FIFA Women’s World Cup.