Italia, De Rossi apre: "Se Di Biagio chiama potrei pensarci"

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Daniele De Rossi non ha affatto chiuso le porte all'Italia: "Non ho messo un paletto, se Di Biagio mi chiamasse ci penserei".

Lo scorso 13 novembre si è consumata una delle delusioni più grandi della storia del calcio italiano: lo 0-0 contro la Svezia ha estromesso l'Italia dal prossimo Mondiale, decretando la fine della carriera azzurra di pilastri come Barzagli e (forse) Buffon.

Anche le parole d'addio di Daniele De Rossi avevano fatto pensare a questa eventualità nel suo caso: eppure potremmo assistere a breve ad un clamoroso colpo di scena.

Intervistato dalla rivista dell'AIC, 'Il Calciatore', il capitano della Roma ha infatti aperto ad un possibile ritorno in azzurro: "L'addio alla Nazionale? Con la partita con la Svezia penso si sia chiuso il ciclo di alcuni di noi e del resto, quando si fallisce, bisogna pur sapere fare un passo indietro. Ora sceglieranno un nuovo allenatore, bisognerà vedere, ce ne sono di giocatori forti.

PS De Rossi Nazionale

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Io però la Nazionale l'ho sempre vista come una famiglia e non è insomma che abbia messo un paletto, punto e basta. Se capita, chissà, che l'allenatore si fa vivo con me, che ritiene che possa servire, che dica che c'è bisogno, allora…certo che gli anni sono quelli che sono, sempre 34".

Ancora qualche dubbio sul futuro: "Mi piace la vita che faccio, e so già che soffrirò quando me ne staccherò. Al dopo così ci penso, non voglio arrivare a svegliarmi una mattina e ritrovarmi a dire, che faccio adesso? Allora ci penso, senza togliere spazio e forze. Non mi piace la cravatta, mi vedo meglio ancora con gli scarpini ai piedi. Allenare? Forse, credo che fare il secondo potrebbe essere un qualcosa che mi andrebbe di fare, che so, con Di Francesco o Spalletti o altri con cui mi sono trovato bene. Così sì, stare ancora sul campo e vivere lo spogliatoio, niente giacca e cravatta".

Il sogno è vincere qualcosa con i giallorossi: "Potrei anche chiamarla utopia, so che sono più vicino a smettere ormai, ma il sogno che mi rimane è vincere qualcosa di grande con la Roma. Noi siamo forti, ma so che ce ne sono di più forti di noi, ma non posso smettere di sognare, anche perché questo vorrebbe dire che finirei per allenarmi più piano, mangiare peggio, andare a dormire più tardi".

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