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Serie A

Il modello Atalanta e i giovani: passato e presente di una filosofia unica in Italia

09:12 CET 21/12/18
Mancini celeb Atalanta Inter
Da Scirea a Barrow, il settore giovanile dell'Atalanta ha sempre proposto nomi di primo piano. E anche i giovani di oggi non fanno eccezione.

L’equazione più semplice del calcio italiano: dici giovani, pensi Atalanta. A Bergamo quella del settore giovanile è arrivata a essere una delle filosofie più radicate del calcio italiano, tanto che si è arrivati a definire un 'modello Atalanta'. Merito del lavoro del vivaio, che nel corso degli anni ha prodotto giocatori che sono arrivati a tutti i livelli: dalla Serie A alla Serie B fino all’Europa e alla Nazionale.

Un’accelerazione importante è stata data dall’arrivo di Gian Piero Gasperini in panchina nell’estate 2016, ma la cultura dei giovani a Bergamo è radicata da anni. Nel 1982, due perni della squadra diventata campione del mondo erano passati dalla Dea: Antonio Cabrini e Gaetano Scirea. L'indimenticato libero azzurro è anche prodotto del settore giovanile bergamasco.

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Anche dopo l’arrivo degli stranieri nel campionato italiano l’Atalanta ha continuato a produrre giovani che hanno lasciato la loro impronta in Serie A. A inizio anni ’90, sotto la gestione di Cesare Prandelli, la squadra ha vinto il torneo di Viareggio nel 1993. Perni di quella squadra erano Domenico Morfeo e Alessio Tacchinardi. Il punto più alto è stato toccato a cavallo del nuovo millennio, con Giovanni Vavassori, l’ultimo allenatore della primavera a vincere il campionato nel 1998 e, tre anni dopo con un gruppo in gran parte composto dai prodotti del vivaio, a portare l’Atalanta al settimo posto in Serie A.

Dopo alcuni anni difficili tra Serie A e Serie B, la Dea è tornata ad essere una solida realtà del campionato sotto la guida di Gian Piero Gasperini, l’uomo giusto nel posto giusto. Il tecnico ex Genoa, dopo un avvio complicato, ha deciso di fare all-in lanciando tutti i giovani che riteneva migliori. Rimane storico quell’Atalanta-Napoli del 2 ottobre 2016, quando dal nulla il tecnico aveva deciso di puntare su Petagna, Caldara, Gagliardini, su giocatori che in Serie A avevano avuto poco spazio. Ma in cui Gasperini vedeva qualcosa.

La sua lungimiranza ha pagato in quella partita e nell’intera stagione: un gol proprio di Petagna aveva sancito l’1-0 sul Napoli e l’inizio di una cavalcata incredibile, che si sarebbe chiusa al quarto posto, il miglior piazzamento di sempre nella storia del club. Un risultato doppiamente storico, perché la stagione 2016/17 aveva consacrato il “modello Atalanta” e i giovani prodotti dal vivaio: da chi cerca il proprio spazio in un top club a chi è diventato un punto fermo della Serie A, l’Atalanta al calcio italiano ha dato una svolta. Lo stesso che sta provando a fare in questa stagione, anche acquistando dall’estero, sempre con un occhio al potenziale da sviluppare.

Come il prodotto del settore giovanile della Fiorentina, anche Musa Barrow sta trovando spazio a fasi alterne, ma a 20 anni appena compiuti ha già 7 goal e 4 assist con l’Atalanta, tra Europa League e campionato. Si è imposto subito, come sperano di fare gli altri giovani in rosa che finora hanno studiato dai più esperti, in attesa di meritarsi la propria chance. Bettella, Tumminello, Valzania e Pessina, oltre allo sfortunato Varnier che si è rotto il crociato in estate, sono in rampa di lancio e aspettano di trovare il giusto spazio per imporsi. Sicuramente sanno di essere nel posto giusto: a Bergamo, all’Atalanta, dove i giovani che meritano riescono sempre ad emergere.

Hans Hateboer e Robin Gosens, arrivati entrambi dall’Olanda, rispettivamente nel gennaio 2017 dal Groningen e nel giugno dello stesso anno dall’Heracles, sono diventati degli imprescindibili per Gasperini sulle fasce. Entrambi sono classe 1994, a Bergamo stanno raggiungendo la maturità calcistica: i loro miglioramenti sono stati evidenti, fino a diventare degli intoccabili in questa stagione. Soltanto Toloi, Gomez, Freuler e De Roon hanno accumulato più minuti di loro in questa stagione. Come loro, anche Pierluigi Gollini sta studiando da titolare, nonostante la forte concorrenza di Etrit Berisha.

Dopo una stagione da secondo, il 23enne portiere (e rapper) ha iniziato a trovare più spesso la maglia da titolare, imponendosi con buone prestazioni sul pariruolo albanese. Il loro dualismo andrà avanti per tutta la stagione, ma rispetto all’anno scorso Gollini è diventato più centrale. Così come Gianluca Mancini, erede designato di Mattia Caldara, che si è già guadagnato una convocazione in Nazionale Italiana ed è uno dei difensori goleador migliori d’Europa: tre le reti in stagione, tutte consecutive, contro Parma, Bologna e Inter.

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