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Premier League

Il metodo di Ferguson per far crescere Cristiano Ronaldo: calci in allenamento

16:10 CEST 04/09/17
Sir Alex Ferguson Cristiano Ronaldo Carlos Queiroz Manchester United
Cura a base di calcioni per Cristiano Ronaldo ai tempi del Manchester United. Ferguson voleva che diventasse un giocatore più duro.

E’ uno dei più grandi campioni di ogni tempo, anche lui però, prima di arrivare al top, si è dovuto inchinare alla dura legge dello spogliatoio.

Cristiano Ronaldo oggi è una stella di prima grandezza e, nel corso degli anni, non ha mai nascosto di essere rimasto profondamente legato a sir Alex Ferguson, uno dei primi allenatori ad aver compreso quali fossero le sue reali potenzialità.

Nel 2003, quando CR7 era ancora diciottenne, il mitico tecnico scozzese puntò forte su di lui consegnandogli la mitica maglia numero 7 del Manchester United.

A quanto pare però, Ronaldo all’epoca aveva un difetto: cadeva al minimo contatto. Una caratteristica questa che ovviamente gli avrebbe reso complicata la vita in un campionato duro come la Premier League e per tale motivo Ferguson pensò ad uno stratagemma: consentì agli altri giocatori della rosa di riservare al giovane talento lusitano un ‘trattamento speciale’.

L’ex allenatore dei portieri dello United, Tony Coton, nel suo libro There to be Shot At, ha svelato: “Cristiano Ronaldo aveva l’abitudine di cadere a terra come una bambola di stoffa ogni volta che perdeva un contrasto. Sir Alex allora, spinse i membri dello staff a chiudere un occhio nel caso in cui Ronaldo fosse stato vittima un fallo. Erano partitelle intense nelle quali non venivano fatti prigionieri e il povero Cristiano non capiva perché i compagni lo trattassero così”.

I primi mesi non furono semplici per Cristiano Ronaldo: “Non gli concedevano la punizione e lui a terra iniziava a mandare maledizioni in portoghese mentre gli altri continuavano come se nulla fosse. I giocatori già duri come Keane e Ferdinand lo rimproveravano di essere troppo molle. E’ stato un amore difficile ma il messaggio gli è lentamente entrato in testa”.