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Il primo anno di Icardi in Italia: dall'arrivo alla Sampdoria all'incontro con Maxi Lopez e Wanda

09:19 CET 19/02/21
GFX Icardi Sampdoria
Mauro Icardi arrivò alla Sampdoria nel 2011, dopo aver lasciato la Masia: subito un goal in due presenze. "Mi aiutò Fornaroli, un fratello minore".

Oggi tutti i tifosi e gli appassionati sanno chi è Mauro Icardi . Dieci anni fa però, quando arrivò in Italia lasciando la Masia e il Barcellona , in pochi conoscevo il nome di quel ragazzo di lontane origini italiane, nato in Argentina, a Rosario, la stessa città di Lionel Messi, il 19 febbraio 1993.

L'approdo alla Sampdoria  nel 2011 segna la svolta nella carriera dell'attaccante, che da lì in poi vivrà un climax di prestazioni e successi che lo porterà a Milano a diventare capitano e uomo simbolo dell'Inter , prima della crisi con la dirigenza e della cessione al PSG.

La storia che vi raccontiamo è quella dell' Icardi inedito del suo primo anno in Italia , al quale il centravanti ha dedicato diverse pagine della sua autobiografica 'Sempre avanti. La mia storia segreta' , uscita nel 2016.

DAL BARCELLONA ALLA SAMPDORIA

Icardi, trasferitosi giovanissimo in Spagna con i genitori, dopo un'esperienza con le Giovanili del Vecindario, entra a far parte della Masia all'età di 15 anni, nel 2008. Qui, nonostante le reti realizzate, non riesce a ritagliarsi il ruolo di centravanti titolare, finché per lui non si presenta l'opportunità di trasferirsi in Italia grazie a un conoscente italiano che viveva a Barcellona, che aveva dei contatti con l'agenzia milanese 'Top Eleven'.

"Sono state scritte tante inesattezze, e questa è l'occasione per fare chiarezza. - si legge nell'autobiografia di Icardi - In principio è stato Nunzio, un ragazzo italiano che viveva a Barcellona , ad anticipare i tempi del calciomercato di gennaio, segnalando a un'agenzia di procuratori di Milano, la Top Eleven, di cui ignoravo l'esistenza, la presenza nelle Giovanili del Barcellona di un argentino molto promettente, originario di Rosario come Messi, che di cognome faceva Icardi. Il mio cognome ha origini italiane. Mio padre ha avuto lontani parenti a Carmignola, vicino Torino , e per questo motivo ho la doppia cittadinanza argentina e italiana ". 

Poco dopo la segnalazione di Nunzio, l'osservatore della Sampdoria, Riccardo Pecini , si reca in Spagna per vedere all'opera Maurito. 

"Il mio agente mi ha informato che sarebbe venuto a vedermi giocare in occasione di una partita molto importante della stagione: il derby Espanyol-Barcellona, disputato il 28 novembre del 2010. La sfiga ha voluto che proprio quel giorno non fossi titolare , ma partissi dalla panchina. Ho pensato subito al peggio: 'Che figura ci faccio, se questo viene dall'Italia per incontrare un fenomeno, e mi trova in panchina invece che in campo? Se non mi vede giocare non mi prenderà mai!'. Ero così incazzato che avrei voluto spaccare tutto, quasi mi mettevo a piangere dal nervoso".

Il suo allenatore dà però l'opportunità di mettersi in luce a partita in corso al centravanti argentino.

"Avevo già dato l'occasione per persa, quando, a quindici minuti dalla fine, l'allenatore mi chiama e mi fa cenno di entrare in campo . Sapevo che avevo pochissimo tempo per dare il meglio. E così è stato: in meno di 10 minuti ho quasi segnato e ho messo insieme una serie di movimenti da grande attaccante. Quel che ho fatto è bastato per far capire a Pecini che avevo le qualità del numero uno".

Pecini ottiene indicazioni positive dalla prova di Icardi, e vengono gettate le basi del suo trasferimento a Genova.

"Alla fine la partita è andata bene. Difatti, subito dopo il match, sono stato invitato insieme ai miei genitori al pranzo che aveva organizzato l'osservatore con i rappresentanti dell'agenzia di Milano , per mettere nero su bianco un accordo in vista di un mio prossimo passaggio alla Sampdoria. Pecini l'ho rincontrato un mese dopo in occasione di un'altra partita a Girona, il 12 dicembre, dove avevo giocato tutto il secondo tempo, e gli avevo dato modo di convincersi ancora di più della sua scelta di portarmi in Italia".

Proprio in quel pranzo Icardi apprende per la prima volta quella che sarà la sua destinazione.

"Quella sera ho sentito per la prima volta il nome di questa squadra italiana: Sampdoria. Conoscevo le squadre più importanti: Inter, Milan, Juventus e Roma. Dopo quella serata al ristorante, sono andato su Google a vedere che squadra fosse la Sampdoria e quale città rappresentasse. Mi è bastato cliccare sul sito ufficiale per capire che era una squadra importante: in rosa c'erano due giocatori come Cassano e Pazzini, era quarta in classifica di campionato e si stava qualificando per giocare in Champions. Mi sentivo gasato".

" Un mio amico di stanza a La Masia , aggiornato su quasi tutte le formazioni europee, appena aveva saputo che da gennaio mi sarei trasferito alla Sampdoria, aveva iniziato a prendermi in giro, dicendomi: ' Ciao Palombo! Come stai Palombo?' . Non capivo chi fosse questo Palombo, e perché si ostinava a chiamarmi con questo soprannome. Una settimana dopo, cercando su internet, sono arrivato alla soluzione del mistero: Palombo era un calciatore della Samp e della Nazionale italiana, ed era questo il motivo delle sue battute".

Icardi è atteso in Italia nel gennaio 2011, ma il Barcellona prova a ostacolare il suo trasferimento .

"Con la testa ero già in Italia: nonostante il Barcellona avesse tentato di ostacolare l'andamento della trattativa di gennaio, il contratto si risolse velocemente anche grazie alle opinioni che avevo espresso molto chiaramente alla società: 'Voglio andarmene da qui e trovare altre opportunità di gioco'. Tutti i miei compagni mi avevano dato del pazzo, perché lasciavo di testa mia uno dei club più importanti e più ambiti del mondo. 'Sai quanti ragazzi vorrebbero essere al tuo posto?' mi dicevano. 'E tu che hai la fortuna di esserci, lasci?' ".

Alla fine comunque, nel braccio di ferro, la spunta il giocatore.

"Con il mio coraggio e la mia testardaggine ero sicuro di fare la cosa giusta per la mia carriera e il mio futuro . Sapevo di giocatori del Barcellona che avevano finito male la loro carriera, perché erano stati lasciati fuori dalla prima squadra e alla fine si erano persi nel nulla. Nonostante la società dicesse che per loro ero un giocatore importante, la domenica mi tenevano più in panchina che in campo. Così facendo sapevo che non sarei arrivato da nessuna parte. Allora mi sono detto: ' Alla Sampdoria posso bruciare le tappe ed esordire in Serie A, invece di stare qui a Barcellona ad aspettare il momento del mio esordio' ".

DALLA PRIMAVERA ALLA PRIMA SQUADRA

Verso la fine di gennaio del 2011 Icardi sbarca così in Italia. I primi mesi a Genova però sono per lui complicati, un po' per il clima , un po' per un problema di transfer , a causa del quale l'attaccante non può giocare gare ufficiali ma solo allenarsi

"A Genova faceva un freddo esagerato, non ero abituato alle rigide temperature, nonostante gli inverni a Barcellona non fossero poi così miti. All'inizio ho fatto molta fatica ad ambientarmi, ma ho avuto la fortuna di incontrare un amico, Bruno Fornaroli , che mi ha aiutato a sbrigare tante pratiche, come trovare casa e inserirmi bene in squadra. I primi tre mesi, in attesa di prendere confidenza con la città, ho abitato a casa sua: mi ha trattato come un fratello minore. Ancora oggi ci sentiamo, nonostante lui giochi in Australia, nel Melbourne City".

Nel tempo libero Mauro può dedicarsi ai suoi hobby, fra i quali aveva un ruolo importante la pesca.

" Non facevo vita sociale, come unico svago dopo gli allenamenti andavo a pescare al porto con mio padre. La sua presenza è stata fondamentale nei momenti di cambiamento: a Barcellona prima e a Genova dopo... Nonostante il nostro impegno, i risultati erano sempre scarsi: riuscivamo a portare a casa soltanto pochi pesciolini. Ci abbiamo messo quasi un mese prima di poterci fare una bella frittura di pesce".

In campo, invece, gli allenamenti sono sempre molto duri.

"A gennaio, quando faceva freddo e pioveva tutti i giorni, il preparatore atletico Marco Campolo mi obbligava a continuare l'allenamento da solo . Mentre tutti i miei compagni rientravano negli spogliatoi per godersi una meritata doccia calda, io dovevo correre i famosi mille metri . Non potevo fare a meno di pensare: 'E io chi sono, il più stupido?'. Però, essendo l'ultimo arrivato, non mi permettevo di protestare e nemmeno di chiedere spiegazioni. Faceva buio, e a forza di marciare, mi si congelavano le mani e le gambe: quasi non riuscivo a correre . Non avevo mai sofferto così tanto il freddo".

"La situazione andò avanti così per un mese, poi, dopo aver sopportato abbastanza quelle torture, una sera mi faccio coraggio e chiedo al mister: 'Come mai mi metti a fare i mille metri tutte le sere'?. Lui mi ha risposto in modo semplice e diretto: 'Perché devi migliorare la tua condizione fisica e atletica, non ti sembra?'. Non capivo: stavo bene e durante gli allenamenti facevo sempre goal. Ho saputo solo dopo che il problema nasceva dal fatto che i dirigenti del Barca, al momento del passaggio di informazioni, avevano detto al mister che non mi allenavo da due mesi . Non era assolutamente vero, mi ero preparato fino alla vigilia della partenza per Genova. Ma scherziamo? Uno come me, abituato ad allenarsi anche nelle giornate di riposo, come poteva stare due mesi senza fare attività fisica? Devo ammettere però, che nonostante la fatica, quella corsa mi ha fatto solo bene. Ancora oggi, quando ho l'occasione di incontrarlo, Campolo mi lascia sempre la solita battutina: 'Hai visto che i mille ti hanno portato una grande fortuna?'.

 

Forte di una preparazione da mezzofondista, Icardi si presenta ai nastri di partenza della stagione 2011-12, la sua prima effettiva con la Sampdoria, tirato a lucido. L'attaccante italo-argentino è aggregato inizialmente alla squadra Primavera. E le cose per il classe 1993 vanno ottimamente.

"Per i primi sei mesi ho giocato come titolare nella Primavera della Sampdoria , conquistando il titolo di capocannoniere con 13 goal segnati in campionato, 4 in Coppa Italia e 3 al Torneo di Viareggio. I miei goal però non sono riusciti a salvare la squadra nella partita di play-off a Sassuolo, il 21 aprile del 2012, e il pareggio 4-4 ci ha fatto eliminare".

A gennaio 2012 Icardi è aggregato anche alla Prima squadra, con cui debutta nell' ultima giornata di Serie B , ovviamente facendo goal. L'argentino ricorda quel momento con grande emozione.

"Ho dovuto aspettare fino all'ultima partita contro la Juve Stabia, quando mister Iachini mi ha concesso l'ultimo quarto d'ora di gloria in campo. La partita era importantissima, dovevamo assolutamente vincere per poterci qualificare ai play-off. La situazione era ferma sull'1-1, e Iachini voleva tentare il tutto per tutto. Io ero carico a mille.. Ancora una volta, come avevo fatto nel derby Barcellona-Espanyol due anni prima, mi sono giocato tutto in una manciata di minuti. Ho iniziato a correre dietro alla palla come una furia, senza dare spazio agli avversari. Molti dei miei compagni non ce la facevano più, ma io ero appena entrato e avevo fiato da vendere. Mi sono spinto verso la zona di rigore, ed ecco che magicamente ho avuto la visione precisa di quello che stava per succedere: grazie ad un assist di Andrea Costa, ho tirato in porta e ho fatto goal. Ecco servito il 2-1 : eravamo matematicamente dentro i play-off. Con il mio goal ho salvato la squadra, e le vittorie ai play-off hanno riportato la Samp in Serie A".

IL GRAN RIFIUTO

Alla sua prima stagione italiana risale anche l'episodio del gran rifiuto di Icardi alla maglia azzurra . Nonostante le pressioni per accettare una convocazione nell'Under 19 dell'Italia, l'attaccante si oppone fermamente, optando invece per la Nazionale argentina . Tutto accade dopo la famosa sfida di campionato con la Juve Stabia.

"Gli animi erano molto accesi, e, come non bastasse, si era aggiunto anche uno scontro diplomatico, chiamiamolo così, con la dirigenza . Il motivo scatenante era la convocazione che avevo ricevuto per la Nazionale italiana Under 19, nel mese di aprile del 2012. La Sampdoria insisteva parecchio per farmi accettare, perché avere un proprio giocatore in Nazionale sarebbe stata un'ottima vetrina per la squadra. 'C'è un autista pronto per portarti fino a Coverciano, non ti devi preoccupare di nulla, devi pensare solo a prepararti '.

"Anche se avevo già espresso il mio parere negativo, questo tira e molla è andato avanti una settimana. 'Io non vado, non voglio giocare nella Nazionale italiana perché sono argentino e voglio onorare il mio Paese' . Ho la doppia cittadinanza, è vero, ma mi sento argentino al cento per cento e non mezzo e mezzo. D'altronde, sfido chiunque a rinnegare le proprie origini. Dopo la partita mi sono trovato davanti tutta la società della Samp : l'allenatore, il direttore sportivo, lo staff tecnico. Tutti volevano risolvere una volta per tutte la situazione. Mi hanno quasi implorato di andare in Nazionale. Quel giorno l'autista l'avevano chiamato sul serio: mi aspettava fuori dallo stadio con il motore acceso per andare a Coverciano". 

"Non ne potevo più della loro insistenza e ne avevo piene le scatole delle loro promesse. Li ho sopportati per una buona mezz'ora, poi sono scoppiato e ho reagito con violenza : avevo fra le mani una bottiglietta d'acqua e dal nervoso l'ho buttata a terra con tutta la mia forza . Ricordo ancora la faccia spaventata di Alessandro Terzi (il segretario delle Giovanili blucerchiate, ndr), la bottiglietta aveva mancato di poco la sua faccia. Per fortuna l'ho solo sfiorato, perché altrimenti gli avrei fatto davvero molto male. Per darmi una lezione, dopo questa discussione mi hanno lasciato a piedi: il pullman è partito senza aspettarmi . A quel punto io, invece di salire sull'auto della società che mi avrebbe portato a Coverciano, mi sono fatto venire a prendere da Ulisse , un amico e collaboratore, che viveva poco lontano, e sono andato a casa sua a mangiare un bel piatto di pasta alla bolognese ".

L'INCONTRO CON MAXI LOPEZ E WANDA

La prima stagione di Icardi in Italia con la Sampdoria si chiude con 2 presenze e un goal in Serie B. Dopo le vacanze, l'attaccante argentino nell'estate 2012 va in ritiro con la squadra blucerchiata. E qui incontra per la prima volta quella che sarà la sua futura moglie, Wanda Nara , in compagnia del suo ex marito, Maxi Lopez , connazionale e compagno di squadra di Mauro nel 2012/13.

"Nell'estate del 2012 ho ritrovato tutti i miei compagni di squadra a Bardonecchia, un incantevole paesino del Piemonte scelto dalla società come sede del nostro ritiro estivo. Sui campi di allenamento vedo qualche faccia sconosciuta: saranno i nuovi acquisti per rinforzare la squadra. Tra loro mi dicono che c'è un argentino. Cerco di individuarlo nel gruppo. Mi fermo a osservare un tipo biondo, mi sembra di conoscerlo. 'Ma certo', dico fra me e me, 'lui è Maxi Lopez di Buenos Aires! Fino alla scorsa stagione era un giocatore del Milan'. Lo raggiungo e mi presento. Fin da subito chiacchieriamo come se fossimo vecchi amici che si ritrovano dopo tanti anni. Tra connazionali ci si intende alla grande".

"Con Maxi stringo un bel rapporto di amicizia e inizio a frequentarlo anche dopo gli allenamenti. Al suo fianco c'è sempre la moglie, Wanda Nara, che io conoscevo solo di nome. Quando siamo tornati a Genova, Maxi ha invitato subito me e Patrizia, la mia fidanzata di allora, per un asado a casa sua. È stato in quell'occasione che mi sono presentato a Wanda . Nei mesi successivi, Maxi e Wanda mi hanno invitato al compleanno dei bambini, o alle feste fra amici. Ma anche se i giornali hanno scritto il contrario, in tutto quell'anno ci siamo visti cinque o sei volte. Maxi era un compagno di squadra con cui andavo d'accordo e un mio connazionale. Niente più".

Il matrimonio fra Wanda e Maxi Lopez sarebbe poi entrato in crisi, come il rapporto fra Icardi e Patrizia, e la showgirl argentina, complice una vacanza alle Isole Eolie, sarebbe diventata prima la nuova compagna, poi la moglie del centravanti di Rosario. Con tanto di strascichi polemici infiniti con l'ex compagno di squadra. Ma questa è un'altra storia.