Guberti, promessa mancata: il flop alla Roma e il caos scommesse

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Stefano Guberti Sampdoria Roma Serie A 09/11/2011
Getty Images
Stefano Guberti esplose nel Bari di Conte in Serie B, poi l'esperienza alla Roma fu una delusione. In mezzo un lungo stop causa scommesse.

Nell’immediato post Mondiale 2006, il calcio Italiano ha vissuto un periodo di appannamento. Tanti talenti in rampa di lancio non sono riusciti a mantenere le aspettative. Forse anche per questo la Nazionale non è riuscita a trovare un ricambio sufficiente per essere da subito competitiva nelle successive edizioni. Tra le promesse mancate, rientra anche Stefano Guberti. Un giocatore che sembrava destinato a grandi cose, ma che dopo il flop con la Roma ha vissuto un lento declino.

Il classe 1984 ha iniziato a giocare a calcio quasi per caso. A Villamassargia, piccolo paese della Sardegna, praticava inizialmente la pallamano, fino a scegliere poi un altro tipo di palla. Quella che nel giro di pochi anni lo ha portato ad essere uno dei giovani più interessanti nella scena del calcio sardo. Asseminese, Torres, una parentesi ad Alghero. Fino a quando dalla Serie C1 fa il salto in Serie A: lo pesca l’Ascoli. E la sua carriera sembra cambiare. Anche se il trasferimento più importante arriva nel gennaio del 2009, quando in Serie B lo chiama il Bari. Allenatore: Antonio Conte.

Contratto di sei mesi, quasi un dentro o fuori per la sua carriera. Risposta: dentro. Il 4-2-4 che Conte pratica nei suoi anni in Puglia è un sistema che sembra ideale per Guberti, che si impadronisce della fascia destra e non la molla più. Anche perché, intanto, macina goal e assist: nove e tre, a fine stagione. Firma vittorie decisive contro Mantova, Pisa, AlbinoLeffe, Modena. Il Bari vince il campionato e il nativo di Sesto San Giovanni è una delle star. In estate firma con la Roma. E pensare che fino a dicembre faticava a imporsi ad Ascoli. Dai bassifondi della Serie B alla lotta scudetto, nel giro di pochi mesi. Tra i rimpianti di Conte.

"Un altro anno in una squadra come il Bari ma in serie A gli avrebbe fatto bene. Deve crescere, passare dalla B alla Roma è un bel salto, bisogna credere in lui, avere la pazienza di farlo crescere. Stavo cercando di trattenerlo a Bari, mi ha detto che voleva confrontarsi con i campioni e sono convinto che alla lunga vincerà la sua battaglia".

Stefano Guberti

I giallorossi avrebbero vissuto un anno particolarmente complicato, specialmente a inizio stagione. Guberti inizia bene: nei preliminari di Europa League segna il suo primo goal al Kosice. In Serie A, però, la storia è diversa. Perché dopo le prime due sconfitte con Genoa e Juventus, Luciano Spalletti si dimette. Arriva Ranieri. Guberti è l’ultimo arrivato dalla Serie B, ha la concorrenza di Totti, Perrotta, Vucinic, Taddei, Ménez, Julio Baptista. Messe insieme poco più di 300 minuti senza mai convincere. Sciupa anche le chances in Europa League. E a gennaio sceglie la via del prestito. Non rivestirà mai più il giallorosso.

“Durante gli allenamenti notavo di avere un passo diverso rispetto ai miei compagni di squadra. La cosa che mi impressionava delle varie sedute era l’intensità e la capacità degli altri di fare tutto ad una velocità maggiore a quella a cui ero abituato io”.

In una stagione e mezzo con la Sampdoria, trova spazio, ritmo e colpi. Vive l’altalena che porta i blucerchiati dalla Champions League sfiorata alla retrocessione. Si parla di lui anche in chiave Nazionale, rimarrà un sogno irrealizzato. Anche perché dal 2011 in poi non giocherà più nella Serie A. Sceglie la Serie B, il Torino, per rilanciarsi, ma a settembre si rompe il crociato e finisce per disputare solo una decina di partite. Nell’estate 2012 torna alla Roma, finisce fuori rosa. Per quasi quattro anni non metterà più piede in campo. Non per questioni fisiche, ma giudiziarie. Calcioscommesse.

Guberti viene coinvolto in un’inchiesta relativa a Bari-Sampdoria 0-1, stagione 2010/11. È stato accusato di aver offerto 400mila euro a Masiello per ottenere la vittoria. Il ‘no’ degli altri giocatori del Bari avrebbe poi impedito che la combine si realizzasse. Gli viene comminata una squalifica di 3 anni. In aggiunta, finisce indagato anche per frode sportiva per due partite ai tempi del Bari. Rischia di non poter giocare per oltre sei anni, prima che la squalifica venga ridotta a tre anni, più un anno e un mese. L’incubo finisce nel settembre 2015, perché il fatto non sussiste. Il 5 gennaio 2016, quando il presidente della FIGC Tavecchio gli concede la grazia.

“L’unico errore che ho commesso è stato quello di tapparmi le orecchie e far finta di niente in alcune situazioni che sinceramente poco mi interessavano. Forse qui ho sbagliato".

Il 6 febbraio dello stesso anno gioca la prima partita con il Perugia in Serie B, ma è l’inizio del declino. Dopo un altro anno in Umbria, accetta la chiamata del Siena in Serie C. Sembra vivere una rinascita, in tre anni trova campo, minuti, leadership. Fino a quando il club fallisce, manca l’iscrizione al campionato e svincola tutti i giocatori. Così Guberti riparte dalla Serie D, dai dilettanti, con il Latte Dolce nella sua Sassari. Sì, ‘sua’. Anche se è nato a Milano, in Sardegna ci è cresciuto. E rappresenta anche la Nazionale Sarda. Non sarà quell’azzurro mai raggiunto, ma in attesa di intraprendere la carriera da allenatore è comunque un motivo di soddisfazione. Specialmente per chi, per oltre 1000 giorni, non ha potuto giocare a calcio.

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