Goal Economy - VAR ad un bivio: modificare il protocollo per ritrovare credibilità

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Marco Bellinazzo de 'Il Sole 24 Ore' pone l'accento sul VAR: occorre apportare modifiche sull'utilizzo per garantire tutela e spegnere le polemiche.

Bellinazzo

Volley. Rugby. Tennis. Football Americano. Il Var fuori dal mondo del calcio ha varie declinazioni e una “giurisprudenza” che rende la revisione video degli episodi dubbi dirimente in quasi tutte le occasioni.

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Le polemiche arbitrali sul mancato/cattivo uso della moviola in Serie A, soprattutto nella stagione in corso, sono invece continue. Se nell’era pre-Var le sviste arbitrali erano considerate quasi “fisiologiche”, al pari degli errori tecnici dei calciatori, oggi il fallo non fischiato dal direttore di gara ma ripreso e mostrato live dalle telecamere suscita un’indignazione molto più pericolosa, perché mina giornata dopo giornata la credibilità di tutto il movimento.

La fiducia nella buona fede delle giacchette nere non deve però venire meno. Non si va da nessuna parte se si crede che sbaglino dolosamente a favore di una squadra o dell’altra.
Per tranquillizzare tutti e valorizzare la tecnologia occorre trovare una formula che consenta di addivenire al maggior grado di possibile oggettività.

Il calcio a differenza degli sport sopracitati ha più episodi non “oggettivi”. Fuorigioco, goal/non goal per i rimbalzi sulla linea di porta, eccetera. Molti di più sono gli episodi che attengono alla discrezionalità della valutazione arbitrale. E questo è un aspetto ineluttabile e intrinseco del calcio che ne alimenta il fascino. Tuttavia, nello sport contemporaneo va trovato un equilibrio tra “imperscrutabilità” romantica e razionalità tecnologica.

Per questo motivo appare più che accettabile modificare il protocollo Var, al di là della discrezionalità che oggi è insista nel regolamento e che si manifesta nella questione della “evidenza” dell’errore che legittima o meno l’intervento dell’assistenza video.

VAR Video Assistant Referee

Una modifica che vada nella direzione di consentire all’allenatore di "chiamare" l'assistenza video al termine di un'azione ritenuta "sospetta" se non lo fa l’equipe arbitrale. Chiaramente spetterà sempre all’arbitro l’ultima parola e il giudizio definitivo. Ma il principio da salvaguardare è che tutte le squadre possano sentirsi tutelate ottenendo quanto meno la revisione video.

Sulla metodologia si possono emulare le formule in voga in altre discipline o inventarne una ad hoc. C’è chi teme ad esempio chiamate “strumentali” nel finale di gara per perdere il tempo e spezzare il ritmo degli avversari (si potrebbe rimediare bloccando il tempo e limitando il numero delle possibili chiamate dell’allenatore a una per tempo ovvero a una massima a match) e chi propone “sanzioni” nel caso di chiamate “temerarie” (sull’aspetto sanzionatorio soprassederei vista la discrezionalità dell’arbitro e per evitare casi di danno oltre la beffa).

C’è chi sul modello rugby auspica la facoltà degli spettatori di seguire i colloqui radio tra arbitro e addetti al Var. Spazio normativo ce n’è insomma caso per trovare la soluzione migliore. Viceversa, opporsi a questa opzione avrebbe solo un sapore ambiguo di “oscurantismo”. Del tutto inappropriato.

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