Goal Economy - Una "Legge Beckham" per attirare gli stranieri in Serie A

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Marco Bellinazzo de "Il sole-24 ore" ci spiega i risvolti calcistici di un regime fiscale agevolato concepito inizialmente per gli effetti della Brexit.

La “legge Beckham” fu il provvedimento che in Spagna, a metà degli anni Duemila tagliò la tassazione al 24% per i lavoratori stranieri con redditi sopra i 600mila euro, favorendo tra le altre cose anche l’afflusso di grandi giocatori nella Liga. Ripetutamente additata da Adriano Galliani, ad del Milan, come una forma di concorrenza sleale, l’agevolazione è stata abolita nel 2010. Ora però potrebbe essere l’Italia a diventare un’isola felice per i big del calcio mondiale. In che modo? Anche in questo caso, per effetto collaterale di una modifica alla normativa fiscale.

Con la legge di Bilancio per il 2017, infatti, è stato introdotto un regime sostitutivo per i cosiddetti neo-residenti. Si tratta di coloro che trasferiscono la propria residenza in Italia dopo aver vissuto per almeno nove anni all’estero. Ebbene costoro, una volta rientrati in Italia, sui soldi guadagnati all’estero possono pagare un’imposta fissa di 100mila euro anziché quella proporzionale, che nel caso di redditi alti supera il 40%. Su un compenso di 1 milione si tratta di pagare quindi appena il 10% di imposte e su 2 milioni addirittura il 5%.    


Coloro che trasferiscono la propria residenza in Italia dopo aver vissuto per almeno nove anni all’estero, sui soldi guadagnati all’estero possono pagare un’imposta fissa di 100mila €, anziché quella proporzionale


Questa misura è stata varata dal Governo italiano per riportare in Italia, ad esempio, i manager della City londinese dopo Brexit, ma si adatta perfettamente agli sportivi professionisti. Sia a quelli che percepiscono redditi in prevalenza esteri grazie alla partecipazione a competizioni che si svolgono al di fuori dei confini nazionali, come i piloti di Formula 1 o del Motomondiale, sia a quelli che, pur svolgendo la propria attività all’interno dei confini italiani, come appunto i calciatori, traggono redditi significativi dallo sfruttamento dell’immagine a livello internazionale.

Di conseguenza, in vista del calciomercato, i club italiani potrebbero avere un’arma in più per attrarre calciatori di prima fascia. Questi ultimi normalmente percepiscono uno stipendio netto su cui le società pagano le imposte. Ora, da questo punto di vista non cambia niente perché la nuova agevolazione non si applica ai redditi connessi alla prestazione sportiva legata al territorio in cui si svolge la prestazione. Tuttavia, per i redditi derivanti dallo sfruttamento del diritto di immagine personale, non collegato cioè alle prestazioni sportive, la situazione cambia decisamente.

Sui compensi versati dallo sponsor - si pensi a un contratto con uno sponsor tedesco del settore auto per lo sfruttamento del diritto di immagine personale in Cina o negli Stati Uniti – il top player di turno, anziché pagare le tasse con le aliquote di almeno il 40% vigenti in tutti i paesi industrializzati, potrebbe legittimamente limitarsi a pagare la tassa fissa di 100mila euro. L’Italia, se questa interpretazione della nuova normativa fosse confermata, potrebbe tramutarsi in un piccolo paradiso fiscale. E chissà che anche per campioni in erba o già affermati, come Cristiano RonaldoMessi, bersagliati dal Fisco proprio per questioni connesse ai diritti d'immagine, questa chance non possa rivelarsi come un ottimo incentivo per sbarcare in Serie A

 

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