Goal Economy - UEFA, obiettivo Salary Cap

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Marco Bellinazzo de "Il sole-24 ore" ci illustra l'idea del presidente della UEFA Ceferin di impostare un Salary Cap sul modello esistente negli USA.

Bellinazzo

La Uefa sta valutando l'introduzione del salary cap. Sulla questione il presidente Aleksander Ceferin, ha idee molto chiare: "Le società più ricche sono sempre più ricche e il divario con le altre diventa sempre più grande. In futuro potremmo prendere in seria considerazione la possibilità di limitare il budget dei club per gli ingaggi per costringere i club a essere più razionali".

In questa prospettiva come sarebbe gestibile un ingaggio da oltre 10 milioni lordi a stagione, come  quello appena strappato al Milan da Gigio Donnarumma, per una società che al momento ne fattura poco più di 200? Ovvero come andrebbero soppesati i rinnovi di Insigne e Mertens nel Napoli? Con i nuovi contratti infatti il club partenopeo sborserà quasi 20 milioni a stagione su un giro d’affari che senza Champions e senza plusvalenza si ferma a 103/140 milioni.

In realtà la Uefa aveva già valutato l’idea del salary cap prima di varare le regole del fair play finanziario. La lobby dei procuratori e le norme dell’Unione europea convinsero però l’allora presidente Platini a desistere virando sulle norme contabili attualmente in vigore. 

Gianluigi Donnarumma

Il fair play finanziario impone che il monte ingaggi non sia superiore al 70% del fatturato. Quindi gli stipendi sono commisurati ai ricavi. Più una squadra incassa più alto perciò sarà il costo della rosa che potrà permettersi di sostenere. In Serie A i limiti sono ancora più severi perché la disciplina contabile voluta dalla Figc stabilisce che i club non possono avere  (a regime) un costo della rosa superiore all’80% del fatturato, includendo nel calcolo però non solo gli ingaggi ma anche gli ammortamenti (in pratica la spesa per il cartellino del giocatore acquistato, spalmata sul bilancio in base agli anni di contratto). Un giocatore comprato a 30 milioni con 5 anni di contratto e uno stipendio di 3 milioni a stagione costa annualmente 9 milioni (12 conteggiando anche le imposte).

Questi parametri sono, come detto, proporzionali al fatturato. Di conseguenza hanno favorito una escalation per cui le squadre più forti e ricche nel tempo hanno potuto ingaggiare i migliori calciatori, vincere, diventare ancora più ricche e arruolare i principali talenti su piazza perpetrando la propria supremazia in patria e in Europa. Il divario con la fascia media dei club in quasi tutti i paesi si è così allargato campionato dopo campionato squilibrando il sistema. 

Ecco il perché dell’appello del presidente Uefa Ceferin. Il salary cap, infatti, è un tetto assoluto, per cui salve alcune deroghe, indipendentemente dal fatturato tutti i club avrebbero lo stesso monte ingaggi. Per capire come funziona il salary cap si può guardare alla Nba.

COME FUNZIONA IL SALARY CAP IN NBA?

Per la prossima stagione, il salary cap delle franchigie di basket sarà di quasi cento milioni di dollari. Per la precisione ogni squadra potrà spendere 99,1 milioni di dollari.

Che succede per chi sfora il tetto salariale?  È previsto una sorta di “soft cap” che permette diverse eccezioni che danno libertà alle franchigie di spingersi fino a un massimo di 119,3 milioni di dollari. Superata questa soglia, si paga la luxury tax in con proporzione:1,5 dollari di tassa (2,5 se c’è recidiva) per ogni dollaro in aggiunta alla soglia dei 119,3 milioni fino ad uno sforamento complessivo di 4,999,999 dollari; 1,75 dollari di tassa (2,75 se recidiva) per ogni dollaro in aggiunta alla soglia dei 119,3 milioni per uno sforamento dai 5 milioni ai 9,999,999 dollari; 2,5 dollari di tassa (3 se recidiva) per ogni dollaro in aggiunta alla soglia dei 119,3 milioni per uno sforamento dai 10 milioni ai 14,999,999 dollari; 3,25 dollari di tassa (4,25 se recidiva) per ogni dollaro in aggiunta alla soglia dei 119,3 milioni per uno sforamento dai 15 milioni ai 19,999,999 dollari; 3,75 dollari di tassa (4,75 se recidiva) per ogni dollaro in aggiunta alla soglia dei 119,3 milioni per uno sforamento superiore ai 20 milioni di dollari. Da questa soglia, si aggiunge una sovrattassa di 0,5 dollari per ogni 5 milioni di ulteriore sforamento.

Stephen Curry

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Il tetto salariale viene poi aumentato con l’incremento dei ricavi globali della Nba. Tra il 2010 e il 2015, il tetto ha subito una variazione di soli cinque milioni di dollari, passando da 58 a 63 milioni. Dalla stagione 2017/18, invece, l'aumento è di 36 milioni, grazie all'ultimo contratto televisivo che garantirà alla Nba 24 miliardi di dollari in nove anni.

Il salary cap ha consentito una crescita collettiva del movimento cestistico nordamericano coerente con il principio per cui a tutti deve essere concesso di competere per la vittoria finale. Principio da cui discendono tutte le regole di governance sportiva ed economica delle Lege Usa.

Il problema per la Uefa potrebbe appunto essere quello di impiantare un elemento del modello “democratico” degli sport professionistici americani in un sistema fortemente “meritocratico”, al limite dell’oligopolio, quale è diventato quello del calcio europeo. Un tetto rigido per club che spendono dai 200 milioni in su di ingaggio come le big del Vecchio Continente, inoltre, sarà molto difficile da far passare dal punto di vista politico. Nessuno vorrà rinunciare alla propria posizioni di dominio per quanto edificata a discapito dell’equilibrio generale.

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