Goal Economy - La nuova Champions League, la più elitaria di sempre

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Marco Bellinazzo de "Il sole-24 ore" ci spiega la nuova ripartizione dei proventi della UEFA Champions League: cambiano diversi parametri.

Bellinazzo

La Champions League 2018/19 sarà la più elitaria e ricca mai disputata. La crescita del montepremi è notevole: alle 32 squadre “finaliste” andrà un totale di 1,95 miliardi di euro, oltre 600 milioni in più rispetto alla competizione conclusasi lo scorso giugno con la terza vittoria consecutiva del Real Madrid.

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La partecipazione di quattro team italiani - Juventus, Inter, Napoli e Roma – assume ancora più prestigio e importanza. Va rimarcato però che il nuovo format voluto dalla Uefa implica anche un sensibile cambiamento ai criteri di ripartizione delle risorse ottenute da tv e sponsor. 

Douglas Costa Juventus Real Madrid

Fino allo scorso anno erano in vigore due parametri: uno legato alla partecipazione ai gironi e alle performance sportive che pesavano per circa il 55% nella distruzione; e l’altro legato al cosiddetto market pool, che valeva il residuo 45%. Questo secondo parametro rispecchiava il valore dei diritti tv pagati dalle televisioni di un paese per trasmettere la competizione e venivano riservati ai club di quel paese. È il motivo per cui quando i club italiani hanno partecipato solo in due ai gironi hanno realizzato un ottimo bottino, a prescindere dal rendimento sportivo assoluto. 

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E la Juventus sconfitta dal Real Madrid due anni fa in finale ha conquistato economicamente il record assoluto degli introiti Champions con 110 milioni stagionali, 30 in più dei Blancos laureatisi campioni d’Europa. Questa distribuzione quasi automatica e preferenziale ora cesserà in gran parte. E diventerà fondamentale per assicurarsi un buon livello di entrate vincere più partite possibile e andare avanti nel torneo.

Patrik Schick Roma Liverpool Champions League

La voce del market pool, legato agli introiti televisivi di ciascun paese, varrà infatti d’ora in avanti solo 292 milioni di euro, il 15 per cento del totale. Le quote fisse di partecipazione conteranno invece per il 25% (488 milioni). Ad avere il peso maggiore saranno invece i risultati conseguiti sul campo: il 30% del montepremi dipenderà dalle performance sportive della stagione (585 milioni) un altro 30% in base al nuovo parametro del ranking decennale, vale a dire dei risultati storici conseguiti da ciascun club in ambito Uefa.

Fare bene in Europa dunque fare crescere il blasone del club ma anche il fatturato. In particolare, i 32 club qualificati alla fase a gironi riceveranno ciascuno 15,25 milioni (più ulteriori cinque milioni per chi ha partecipato ai playoff). Inoltre per ogni partita della fase a gironi è previsto un bonus di 2,7 milioni in caso di vittoria (finora era pari a 1,5 milioni) e di 900mila euro in caso di pareggio.

Il superamento del girone e l’approdo agli ottavi vale 9,5 milioni, la qualificazione ai quarti 10,5 milioni e la conquista delle semifinali altri 12 milioni. Arrivare in finale vale 15 milioni per la perdente, mentre chi si aggiudicherà la finale, in programma il 1° giugno 2019 allo stadio Wanda Metropolitano di Madrid, avrà un premio di 19 milioni (oltre ai 3,5 milioni derivanti dalla partecipazione alla Supercoppa Uefa, che diventano 4,5 in caso di vittoria).

La grande novità nella ripartizione dei premi è rappresentata, come detto, dal ranking storico basato sulle prestazioni degli ultimi dieci anni dei 32 club ammessi ai gironi. Ogni quota di coefficiente vale 1,108 milioni, il massimo possibile è pari a 32 quote, ovvero 35,46 milioni. Questa classifica vede  il Real Madrid in testa, seguito da Barcellona e Bayern. Tra le italiane, la Juventus è prima seguita da Milan, Inter, Napoli e Roma. In pratica, per fare un esempio, la Juventus potrebbe incassare un minimo di 60 milioni circa, ma giungendo in fondo al torneo potrebbe incamerare anche il doppio. Così come uscire ai gironi vincendo almeno due match potrebbe portare in cassa agli atri club tricolori un “gruzzolo” vicino ai 50 milioni.

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