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Champions League

Goal Economy - Porto-Juventus: due modelli a confronto

12:09 CET 22/02/17
Danilo Porto Rio Ave
Marco Bellinazzo de "Il sole-24 ore" ci racconta come Porto e Juventus rappresentino due modelli di business abbastanza diversi nel calcio europeo.

Juventus e Porto , ovvero il calcio industriale contro la football finanza. L’ottavo di finale che vede schierati i campioni d’Italia contro i portoghesi è anche la sfida tra due modelli di gestione opposti del calcio, al netto del giro d’affari che registra un gap a favore dei bianconeri di oltre 250 milioni. 

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La Juventus è ormai stabile tra le prime dieci potenze economiche in Europa con 342 milioni di introiti, escluse le plusvalenze da calciomercato. I ricavi della società della famiglia Agnelli sono cresciuti costantemente in questi anni assecondando lo sviluppo della piattaforma sportiva. Una crescita spinta dalle classiche voci di entrata dei team: sul fronte commerciale la Juventus ha fatto importanti passi avanti portando i proventi a 83,5 milioni al termine della stagione 2015/16, trenta in più rispetto al bilancio precedente, con scelte innovative che hanno premiato il management, come quella di aver riportato in casa il merchandising. 

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Sebbene l’effetto Juventus Stadium si sia stabilizzato, il club torinese ottiene poi 43,7 milioni di ricavi dal botteghino; dai diritti media i bianconeri ottengono una somma pari a 194,9 milioni di euro, più di chiunque altro in Italia, oltre cento dei quali attengono ai diritti tv della Serie A e gli altri garantiti dalla partecipazioni alla Champions . I bianconeri e nell’esercizio relativo alla stagione 2015/16 hanno ottenuto dal calciomercato 36,7 milioni di euro di plusvalenze da attribuire soprattutto alla cessione di Vidal al Bayern Monaco .

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Il calciomercato è invece il core business del Porto. Dal 2016 al 2012, in cinque anni, la società portoghese ha messo a bilancio 250 milioni di plusvalenze. Un capacità di valorizzare i giovani talenti, specie brasiliani, grazie alle favorevoli politiche di naturalizzazione adottate dal governo di Lisbona rispetto alle ex colonie, che ha attirato nel tempo gli interessi dei fondi di investimento e della finanza.

Non caso il Porto è diventato uno dei club bandiera delle patrie europee delle third-party ownerships (TPO), le proprietà dei cartellini da parte di soggetti terzi rispetto a club e calciatori, dal 1° maggio 2015, almeno sulla carta, vietate dalla Fifa. L’esercizio relativo alla stagione 2015/16 si è chiuso con soli 40 milioni di plusvalenza. Tra le cessioni più remunerative della passata stagione c’è quella di Alex Sandro proprio alla Juventus che ha maturato un debito con il Porto di 22,2 milioni.

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Al 30 giugno 2016, il Porto ha iscritta in bilancio la proprietà di 69 calciatori. Non tutti sono di proprietà  del club al 100%.  Accanto a calciatori posseduti al 100% come Quintero , Marega, Martins Indi, Marega, Maxi Pereira , Marcano, Evandro e André André, ci sono Adrian Lopez posseduto al 60%, Brahimi al 50% e Diego Reyes con una percentuale di possesso del 47,5%. Nella voce “altri creditori”, pari a 6,8 milioni (11 nel 2014/15), sono evidenziati gli importi spettanti a "terzi" (Tpo), in regime di partecipazione economica. Pearl Design Holding vanta un credito da compartecipazione di  1,5 milioni e Doyen Sports Investments di 1,2  milioni.

Sul fronte dei ricavi caratteristici il Porto nel 2015/16 ha incassato 18,8 milioni dall’area commerciale e 14,7 milioni dallo stadio, con un aumento di pubblico nelle partite casalinghe di campionato (32.330 spettatori di media a partita contro i 31.653 della stagione precedente), mentre i diritti valgono 22 milioni. I proventi UEFA sono stati pari a 11,6 milioni complice una campagna europea terminata anticipatamente con l'eliminazione dalla Champions League alla fase a gironi e dalla prima fase ad eliminatoria diretta di Europa League. Più nel dettaglio i ricavi da pubblicità e sponsorizzazioni ammontano a 14 milioni, quelli da merchandising 4,6 milioni, quelli da corporate hospitality 8,2.

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Il costo del personale per i portoghesi è di 75 milioni contro i 198 milioni di ingaggi pagati dalla Juventus. Anche la Borsa, infine, è dalla parte dei bianconeri. Nel 2016 il titolo bianconero ha guadagnato il 15,8%, quello del Porto ha lasciato sul terreno l’1,4%.