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Goal Economy - La Cina in Europa: rallenta ma non si ferma

12:46 CEST 21/09/17
Spalletti Zhang jr Inter
Marco Bellinazzo de "Il Sole-24 ore" ci spiega in che modo i limiti agli investimenti esteri del Governo cinese incideranno sul calcio europeo.

Dopo una campagna acquisti da oltre 200 milioni, il Milan di Yonghong Li si ripropone al vertice del calcio italiano e non solo. Così come avanza di nuovo la propria candidatura per un torneo di testa l’Inter di Suning. Nonostante i mal di pancia di molti tifosi per un mercato che sarebbe stato non all’altezza dei cugini.

La parsimonia di mister Zhang sul fronte nerazzurro è stata letta anche come una conseguenza delle restrizioni varate da Pechino sugli investimenti esteri delle aziende del Dragone in alcuni settori ritenuti non strategici, come appunto quello calcistico, come rivelato da un articolo del quotidiano finanziario South China Morning Post del 18 agosto scorso. Dopo l’alert scattato sui mercati finanziari sono molti quelli che temono ripercussioni sui piani di sviluppo interisti e milanisti. Una preoccupazione che, a ben vedere, ha meno fondamento di quel che si creda.

Il richiamo del governo cinese, infatti, non scalfisce il processo di espansione nel football. Va inteso invece come un elemento della politica monetaria cinese diretto a rassicurare i mercati e le istituzioni internazionali sulla volontà del Partito comunista di ridare equilibrio al sistema finanziario interno. E risponde altresì alla necessità di bloccare l’esportazione di capitali per impedire fenomeni di riciclaggio, difendere la stabilità dello yuan e salvaguardare il livello delle riserve monetarie in un periodo caratterizzato da marcate oscillazioni borsistiche.

Eppure gli investimenti nel calcio e di club sportivi in genere rientrano nelle lista degli investimenti non proibiti, ma “limitati”, come quelli per il settore immobiliare, gli hotel e l’intrattenimento. Cosa significano, perciò, le linee guida varate da Pechino per il calcio cinese in genere e per quello italo-cinese in particolare? Cosa cambierà?

Il dietrofront di Pechino sarebbe causa del rallentamento sia dei colpi di mercato dell’Inter sia della chiusura di un altro affare avviato nella Penisola. Desports società che si occupa di diritti Tv e distribuzione e controllata dal colosso farmaceutico Wuhan, non avrebbe tuttora perfezionato l’acquisto del 60% del Parma annunciato questa estate.


Il rallentamento degli investimenti da Pechino ha influito ad esempio sul mercato dell'Inter, ma anche sell'acquisto del 60% del Parma da parte del colosso farmaceutico Wuhan


Ora, prima di interpretare il diktat di Pechino a tutela dell’interesse nazionale è indispensabile comprendere come la politica dell’Ex Impero di Mezzo viva di contraddizioni e di cortine fumogene alimentate soprattutto per depistare gli osservatori esterni. Il teatro delle “ombre cinesi” è una forma d’arte di millenaria tradizione. Una tradizione rinverdita da una Paese a guida comunista che ha sposato il turbo-capitalismo. Insomma, non tutto ciò che appare è realmente tale. Prova ne sia il fatto che appena il 14 agosto scorso il Southampton, di proprietà dal 2009 della famiglia svizzera Liebherr, ha annunciato di aver trovato un accordo per cedere la maggioranza delle quote (80%) ai fratelli Jisheng e Nelly Gao per circa 200 milioni di sterline.

Il richiamo del governo di Pechino dunque non è assoluto, al di là di quello che sarà deciso nel cruciale congresso del Partito comunista in programma il prossimo 18 ottobre. Gli investimenti sportivi da scoraggiare sono solo quelli non funzionali al progetto del presidente Xi. Nonostante i comunicati (poi non a caso ritirati) sul freno posto all’espansione di alcune realtà vicine al Governo e molto attive all’estero come Wanda e Fosun, quei soggetti che portano acqua al sogno calcistico della nuova Cina potranno continuare la loro attività. Ad essere bloccati saranno invece quei soggetti, che non avevano o hanno perso l’appoggio politico di Pechino. Come Yonghong Li. Che non a caso sta alacremente lavorando con la nuova dirigenza rossonera per dimostrare la redditività economica e d’immagine dell’investimento nel Milan e per riaccreditarsi presso l’apparato politico cinese.

Lo scarso attivismo dell’Inter si giustifica in definitiva solo per motivi connessi al fair play finanziario Uefa e al venir meno di alcune “prime scelte” come Radja Nainggolan e Vidal. Le iniziative di Suning (che ha già investito sull’Inter in varie forme quasi 400 milioni), viceversa, continuano a riscuotere il consenso politico di Pechino. Quale preoccupazioni potrebbe in effetti suscitare la spesa nel calciomercato di qualche centinaio di milioni per un gruppo che ne fattura oltre 50 miliardi di dollari all’anno?

Ad essere rallentato sarà piuttosto lo shopping di squadre. Le aziende cinesi hanno riversato in Europa quasi tre miliardi in circa 2 anni per rilevare 28 club. Fisiologicamente un rallentamento appare normale, per un fatto di opportunità e di saturazione. Lo scopo di queste acquisizioni resta quello di attingere al know how dei club europei in fatto di formazione e preparazione e di poter spedire tecnici cinesi e giovani promesse a farsi le ossa in Europa  L’irradiazione del Dragone nel Vecchio Continente appare in quest’ottica quasi completa. Il vero freno che si è già manifestato in questo mercato estivo (che comunque rappresenta per i team cinesi il mercato di riparazione, mentre quello principale si svolge a gennaio prima dell’avvio primaverile del campionato) riguarda  semmai l’importazione di calciatori stranieri. Anche in questo caso a pesare di più sono le direttive del presidente Xi sui limiti di tesserati non cinesi funzionali  ad uno sviluppo del calcio cinese basato sulla formazione interna di un esercito di 50 milioni di calciatori nel quale andare a pescare la futura Nazionale campione del mondo!