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Serie A

Goal Economy - Gagliardini-Inter, il fair-play finanziario c'entra eccome

12:44 CET 05/01/17
Roberto Gagliardini - Atalanta
Marco Bellinazzo de "Il sole-24 ore" ci spiega i motivi dell'impasse nella trattativa che dovrebbe portare Gagliardini dall'Atalanta all'Inter.

Tra l’Inter e Roberto Gagliardini c’è il fair play finanziario. L’impasse nella conclusione della trattativa che avrebbe dovuto concludersi nelle scorse ore è dovuta infatti ai vincoli imposti dalla Uefa al club nerazzurro. L’Inter, pur avendo superato lo scoglio del deficit a -30 milioni al 30 giugno 2016, è obbligata a chiudere in pareggio il bilancio al 30 giugno 2017. Suning naturalmente sta già facendo la sua parte sul versante dei ricavi e l’accordo sui naming rights della Pinetina e per la sponsorizzazione delle casacche di allenamento da 15 milioni a stagione è solo la punta dell’iceberg di quel che avverrà nei prossimi mesi.

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Bisogna però fare attenzione sotto il profilo dei costi. E qui nascono gli intoppi per l’ingresso immediato nell’organico affidato a Stefano Pioli della promessa atalantina. L’affare nei prossimi giorni, di fronte alla volontà di tutte le parti di giungere a un esito positivo, si farà. E il ritorno a Milano dell’ad Liu Jun e del consigliere Zhang Steven accelererà le procedure. La questione però è trovare una formula per il trasferimento che accontenti contemporaneamente Inter, Atalanta e Uefa. Lo schema prescelto è quello di un prestito oneroso da due milioni, più 23 milioni per il riscatto da esercitare in estate, più una serie di bonus a salire fino a tre milioni.

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Il nodo giuridico da sciogliere riguarda proprio le modalità di esercizio del riscatto. L’Atalanta vorrebbe chiaramente un “obbligo di acquisto” in modo da avere la certezza di aver valorizzato al massimo il centrocampista con un incasso tra gennaio e luglio di oltre 25 milioni. L’Inter non è contraria a questa soluzione, ma la Uefa ha detto chiaramente alla dirigenza già nelle scorse finestre di mercato, che gli acquisti strutturati sul prestito più l’obbligo di riscatto vanno considerati acquisiti tout court.

È come se l’Inter acquistasse subito a gennaio il cartellino di Gagliardini e tutto il peso finanziario dell’operazione va sul  bilancio di questa stagione ancora sotto monitoraggio di Nyon. Viceversa l’Inter sperava di poter spostare l’onere finanziario sul bilancio al 30 giugno 2018 procedendo all’acquisito definitivo di Gagliardini dopo il 1° luglio 2017. Un escamotage che la Uefa, come detto, non accetta più. L’Atalanta, d’altro canto, non vuole accettare un formula basata sul prestito più diritto di riscatto. Perché nel calcio tutto può accadere e non vorrebbe quindi ritrovarsi a luglio con un affare sfumato. Soprattutto perché ci sono altre pretendenti alla porta che garantirebbero per il giocatore gli stessi soldi subito.

In queste ore si sta cercando perciò di individuare la giusta combinazione. Ad esempio, alzando sensibilmente il corrispettivo per il prestito. Ovvero stabilendo un obbligo d’acquisto subordinato a delle condizioni facili da realizzare (come il raggiungimento di un numero minino di presenze). A quel punto occorrerebbe verificare però se la Uefa accetterebbe queste soluzioni o se non le considererebbe piuttosto delle clausole fittizie.

Certo, tutto verrebbe agevolato se nel frattempo l’Inter provvedesse a un numero di cessioni tali da compensare, con incassi e risparmi sugli ingaggi, l’acquisto di Gagliardini.  Suning in ogni caso ha deciso di puntare forte sul talento atalantino. Così come l’Atalanta si sente impegnata con l’Inter.