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Serie A

Goal da bordocampo - Carisma e non solo: Ibrahimovic dà l’esempio con i fatti

13:52 CET 03/11/20
Zlatan Ibrahimovic Udinese Milan Serie A
Il racconto di Udinese-Milan da bordocampo: la partita di Ibrahimovic, un direttore d’orchestra che dà l’esempio ai suoi giovani compagni.

Tre doppiette consecutive in Serie A, un rigore sbagliato in Europa e la solita faccia che promette divertimento: ok, oggi non stacco gli occhi da Ibra nemmeno per un secondo.

Zlatan ti cattura con la sguardo, ma il suo carisma è soprattutto linguaggio del corpo. Di lui ti resta l’atteggiamento, perché l’esempio si dà prima di tutto coi fatti, e non c’è lezione migliore che doppiare in velocità uno che potrebbe essere tuo figlio. Voglia di vincere come ragione di vita: è la corteccia del campione, pretende tanto da se stesso e pure dagli altri. Ma per capire il peso specifico del giocatore bisogna studiarlo sul goal dell’uno a zero. Spallata a Stryger Larsen, controllo a seguire, protezione col corpo e servizio con visione periferica... Wow!

È come un direttore d’orchestra, detta i tempi e si assume responsabilità di altri: “Ismael, meglio quel passaggio”, “Arbitro, questo non è fallo…”, “Alexis, più forte!”. Ibra è un tipo duro, ma in fondo ha un cuore buono: all’intervallo fa da paciere tra i compagni, e quando l’Udinese pareggia ad inizio ripresa tranquillizza il Calha che oggi proprio non entra in partita: ”Va bene lo stesso Hakan!”

“È mano, arbitro!” Urla Zlatan a Di Bello. Se servono punti, diventa malizioso più di tutti i suoi compagni messi insieme: ”Dai, Theo!” Batte le rimesse, smanaccia avversari, va in pressing su Musso, si sacrifica pure in copertura al novantesimo.

Ennesimo cross, la palla s’impenna, lui allunga il gambone e poi colpisce sporco. A centimetri dalla testa dell’avversario, Ibra non è teoria, così lontano da quelle cose che si insegnano nelle scuola calcio. Perché questo non si può imparare, ce l’hai sempre avuto dentro. Quattro avversari gli chiedono la maglia, Samir è il più fortunato. Si presenta nudo all’intervista. Dategli tutto: felpa, pallone, responsabilità, pressione. 7 goal in 4 partite. La regola per vincere è ancora quella: “Ci penso io, i giovani devono solo lavorare e credere”.