Giocatori di Premier League contro il razzismo: niente social per 24 ore

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Da venerdì mattina, fino a sabato mattina, l'associazione dei calciatori inglese ha scelto di protestare con questa particolare iniziativa.

La piaga del razzismo non si placa, non solo in Serie A. In Premier League, come in diversi altri angoli di mondo, il calcio è colpito da assurdi insulti per i giocatori in campo e fuori. I giocatori del torneo inglese hanno così deciso di pianificare una particolare iniziativa per provare a combattere il dilagante fenomeno.

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Organizzata dall'associazione dei calciatori professionisti di Premier, sotto l'hashtag #Enough, per evidenziare di come se ne abbia abbastanza, l'iniziativa vedrà i giocatori non postare niente sui social per 24 ore, così da provare a far diminuire gli attacchi razzisti proprio su Facebook, Instagram e Twitter.

LA PFA ha chiesto a quanti più giocatori professionisti, sia maschili che femminili, di utilizzare #Enough prima dell'inizio della protesta prevista dalle 10 del mattino di venerdì. Moltissimi hanno già evidenziato di voler aderire, anche se sugli stessi i tifosi si sono divisi sull'eventuale utilità dell'iniziativa.

Il PFA ha spiegato le proprie ragioni in una nota:

"Negli ultimi mesi, sia a livello nazionale che internazionale, si sono verificati numerosi episodi razzisti di alto profilo rivolti ai giocatori. Il boicottaggio è una dimostrazione di unità da parte dei giocatori e una richiesta di un'azione più forte da parte dei social e delle autorità calcistiche in risposta agli abusi sia dentro che fuori dal campo".

Secondo la PFA, infatti, il gesto è solamente un modo per smuovere le coscienze, considerando l'importanza dei social per milioni di persone:

"I giocatori riconoscono che questi episodi razzisti sono un riflesso delle questioni sociali. Conoscono in prima persona quanto può essere dannoso e utilizzano le loro piattaforme per ispirare cambiamenti che andranno a vantaggio dei giocatori, del calcio e della società nel suo complesso. Il boicottaggio è il primo passo in una campagna più lunga per combattere il razzismo nel calcio".

Non resta che capire il peso che avrà nei prossimi giorni: una prima battaglia per vincere la guerra.

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