Gianluca Vialli, il calciatore: bomber e leggenda di Sampdoria, Juventus e Nazionale

Goal

"Lui è il Michelangelo della Cappella Sistina. Lo scultore che sa trasformarsi in pittore" - Gianni Agnelli parlando di Gianluca Vialli.

Partito dalla sua Cremona, Gianluca Vialli ha avuto una carriera da calciatore brillante e ricca di successi, che lo ha reso un'icona del calcio italiano degli anni Ottanta e Novanta. Nel suo percorso verso la gloria, 'Luca-goal' ha vestito soltanto 4 maglie, giocando per Cremonese, Sampdoria, Juventus e Chelsea, vissuto almeno tre vite sportive e vinto praticamente ovunque ha giocato.

Nel suo ricco palmarès, figurano una Champions League, 2 Coppe delle Coppe, una Coppa UEFA, una Supercoppa Europea, 2 Scudetti, 4 Coppe Italia, 2 Supercoppe italiane, 1 FA Cup e una Coppa di Lega inglese, oltre ad una promozione in Serie A e ad un campionato di Serie C1.

In Azzurro, invece, è mancato il grande trionfo, se si eccettua la vittoria del Campionato Mondiale Militare nel 1987: una finale degli Europei Under 21 persa, una semifinale ad Euro '88 e il 3° posto ai Mondiali di Italia '90. Tra club, Nazionale A e Nazionale Under 21 ha segnato in tutto 286 goal in 737 partite giocate, numeri che lo rendono una leggenda del calcio italiano.

GLI ESORDI E L'ESPLOSIONE CON LA CREMONESE

Nato a Cremona il 9 luglio 1964 e di famiglia benestante, Gianluca Vialli è il più piccolo di 5 figli. Inizia a giocare a pallone nell'Oratorio di Cristo Re al Villaggio Po, ed entra nel Settore giovanile del Pizzighettone grazie a Franco Cristiani, il primo a notare le sue qualità. A causa di un problema burocratico legato all'età, gioca tuttavia soltanto 5 gare, ma a 16 anni, abbandonati gli studi per inseguire il suo sogno di diventare calciatore, entra nel Settore giovanile della Cremonese. Qui è allenato, fra gli altri da Guido Settembrino. Il club grigiorosso versa mezzo milione di Lire nelle casse della società biancazzurra per assicurarselo.

"Da bambino d'estate giocavo in campagna nella casa che avevamo fuori Cremona. - racconterà Gianluca - D’inverno ingaggiavamo furiose battaglie sul porfido del cortile. Poi anch’io ho avuto a che fare con l’oratorio. Dicevano: 'Vieni, vieni, fai il catechismo, diventi un buon cristiano e ti facciamo giocare a calcio’. È stato lì che ho cominciato a vedere delle vere porte e degli spazi delimitati". 

"Quando ero ragazzo, non c’erano la Playstation, i social network e la televisione aveva solo due canali. Giocare a calcio era necessario e rappresentava, almeno per i maschi, il modo migliore per occupare il tempo dopo la scuola".

Il suo esordio fra i professionisti avviene in Serie C1 nel 1980/81, con il tecnico Guido Vincenzi, dopo tre anni di Giovanili. Due presenze, poi la Serie B, nella stagione successiva, dopo la promozione. E i primi goal, con numeri sempre crescenti: 5 nel 1981/82, 8 nel 1982/83, segnati giocando da ala tornante. Decisivo per la sua crescita è Emiliano Mondanico, l'allenatore di Rivolta D'Adda, che ha guidato i grigiorossi dal 1982 al 1986.

"Il 'Mondo' per me era un idolo quando giocava. - rivelerà Gianluca - Andavo a vederlo allo stadio assieme a mio fratello. Era forte con i suoi dribbling. Quando mi allenava aveva smesso da poco di giocare".

"Vialli - affermerà il tecnico - è stato il primo giocatore che mi fece capire che ne capivo di calcio".

Gianluca Vialli Serie B 1983/84

La prima big a muoversi concretamente per l'ala grigiorossa è la Juventus di Boniperti, che sulla base dell'antica amicizia con la Cremonese chiede al presidente Luzzara di fare il prezzo. Il patron del club lombardo sa che attorno a Vialli c'è interesse (piace anche a Inter, Fiorentina e Como) e spara alto: non meno di 2-3 miliardi. 

Per il numero uno bianconero la valutazione è troppo alta per un giovane, così manda allora alcuni osservatori a visionarlo: "È bravo, ma non è da Juve" , sentenziano. Accade così che la Vecchia Signora decida di rinunciare all'acquisto. Vialli è prenotato invece da Paolo Mantovani, il presidente della Sampdoria, che mettendo sul piatto 2 miliardi di lire, si assicura la punta, lasciata comunque in prestito alla Cremonese per un'altra stagione.

Sempre sotto la guida in panchina di Mondonico, le reti di Gianluca nel 1983/84 salgono a 10 e sono fondamentali per la promozione della squadra lombarda in Serie A. Boniperti a quel punto torna sui suoi passi e bussa nuovamente alle porte di Luzzara: "Se lo dai a me, te lo pago un miliardo in più di loro", gli dice. Ma è troppo tardi: "Ho dato la mia parola a Mantovani", è la risposta del patron. 

Considerata la crescita evidente della giovane ala, il numero uno blucerchiato aggiunge alla cifra inizialmente pattuita altri 200 milioni di Lire cash più il cartellino di Alviero Chiorri, valutato 600 milioni. Vialli si trasferisce dunque a Genova per una cifra complessiva che sfiora i 3 miliardi di Lire.

"La Cremonese resta la mia squadra del cuore, - dirà anni dopo Vialli in un'intervista al 'Corriere della Sera' - ma da piccolo tifavo Inter. La Juventus? Non ero ancora pronto. Il presidente Mantovani mi spiegò il progetto della Samp e mi disse che poteva aspettarmi".

Gianluca Vialli Cremonese Serie B 1983/84

LA SAMPDORIA E LE PRIME VITTORIE

Vialli non vuole 'bruciarsi' e quando arriva a Genova è un ventenne che sogna di sfondare nel calcio. Ambidestro, veloce, forte fisicamente e dotato di buona tecnica e gran dribbling, fino a quel momento aveva sempre giocato in fascia. A guidare la Sampdoria c'è Eugenio Bersellini, il 'Sergente di ferro' reduce dall'esperienza con l'Inter. Con lui il nuovo acquisto parte in punta di piedi come riserva di uno fra Francis e Mancini, ma visti i molteplici problemi fisici dell'attaccante inglese, di fatto trova spazio per mettersi in mostra anche da titolare.

Parte dal 1' ad esempio nella prima giornata della Serie A, il 16 settembre 1984, che per un gioco del destino lo vede avversario della Cremonese, superata 1-0 con un goal di Souness. In quell'occasione gioca sulla fascia, ma Bersellini vede in lui potenzialità da attaccante puro e inizia ad utilizzarlo anche da prima punta. Nella prima stagione nel massimo campionato segna 3 reti. La prima arriva il 16 dicembre e vale i 2 punti contro l'Avellino. 

Nasce un gruppo unico, che si cementa anno dopo anno attorno alle figure di Vialli e Mancini e porta la squadra ai vertici della Serie A. La squadra genovese conquista un ottimo 4° posto in Serie A e il primo titolo dell'era Mantovani, la Coppa Italia, superando il Milan di Liedholm nella doppia finale. I grandi mattatori saranno proprio Mancini e Vialli, che diventano 'I Gemelli del goal'. Nel ritorno del Ferraris 'Mancio' apre, Vialli chiude i giochi con una splendida finalizzazione: controlla in area una palla difficile, mette a terra Di Bartolomei e infila Terraneo con un tiro chirurgico e angolato, anticipando l'intervento di Baresi.

Il giorno dopo i giornali sono tutti per loro, e Gianni Brera conia per Gianluca il soprannome di 'Stradivialli', facendo un'anologia fra la bellezza dei suoi goal e quella dei violini realizzati dal suo celebre concittadino, Antonio Stradivari. Nel 1985/86 la squadra va meno bene, finendo il campionato all'11° posto. Vialli in ogni caso fa un ulteriore step, salendo a 6 goal e attirando su di sé l'interesse del nuovo presidente del Milan Silvio Berlusconi

Il Cavaliere, che ha appena rilevato il Milan, vuole che Gianluca faccia parte della rosa stellare che sta allestendo per riportare in alto i rossoneri, e mette sul piatto ben 15 miliardi di Lire. La proposta è allettante, Mantovani vacilla, ma è proprio Vialli a dire di no al Diavolo.  

"Ci ho pensato una notte intera, quando Mantovani mi ha avvertito. La conclusione è che nelle grandi squadre, come Milan e Juve, sei soprattutto un numero in funzione dei risultati. E a me, in questo momento, interessa essere soprattutto una persona".

La scelta si rivela giusta: la crescita continua all'ombra della Lanterna, e il giocatore di Cremona con l'arrivo di Vujadin Boskov in panchina nel 1986/87 diventa uno dei centravanti più completi e letali della Serie A.

"Vialli e Mancini? Sono meglio di Hugo Sanchez e Butragueño", dirà al suo arrivo in blucerchiato l'ex allenatore di Ascoli e Real Madrid.

Gianluca Vialli Paolo Pochesci Sampdoria Ascoli Serie A

Dodici goal il primo anno con lo jugoslavo in panchina, 10 il successivo, con un ulteriore 4° posto la seconda Coppa Italia portata in bacheca alla Samp. Vialli segna ancora nell'andata contro il Torino (2-0) e al ritorno un goal di Fausto Salsano nei supplementari vale il secondo trofeo in 3 anni per i genovesi. Qui si consuma il celebre aneddoto del malore avuto dall'attaccante prima dei supplementari.

"Faceva freddo, pioveva, si vede che io avevo anche mangiato qualcosa che non andava, - spiega Vialli - ma una volta rientrati in campo dopo l'intervallo mi prende un mal di pancia fortissimo, non so come ma riesco a continuare fino al 90', solo che eravamo 2-0, come all'andata, ma stavolta per il Toro e quindi c'erano da giocare i supplementari". 

"Allora vado dall'arbitro Agnolin e gli chiedo se era possibile avere cinque minuti per andare in bagno. Al che lui mi risponde: 'Dai vai, cinque minuti te li do'. Vado, scappo con il magazziniere che mi accompagna".

Gli spogliatoi al Comunale di Torino sono però distanti dal terreno di gioco, e Vialli rischia di non fare in tempo e di lasciare i compagni in 10 uomini.

"Allo stadio di Torino c'era un passaggio che portava sotto e poi un tunnel di cento metri prima di arrivare agli spogliatoi, finalmente arrivo in bagno, ma non mi sentivo bene, c'erano due compagni infortunati che erano Luca Pellegrini e Hans Briegel, mi incitano, dicono che hanno bisogno di me, allora do un'ultima botta (ride ndr) e scappo fuori".

"Alla fine il magazziniere mi fa passare dal parcheggio e poi dalla tribuna per scendere in campo, scivolo su uno scalino, vicino a un anziano tifoso del Toro che mi guarda e in dialetto mi dice che cosa diavolo ci facessi lì. Alla fine riesco a tornare in campo e Agnolin mi si avvicina: 'L'hai fatta tutta? Possiamo ricominciare?'. Io gli dico di sì e ripartiamo con la partita".

Nonostante l'inconveniente, la Samp vince la partita e solleva la Coppa. Nell'epoca dei grandi stranieri che giocano in Italia, da Platini a Maradona, passando per Zico, Gullit, Careca e Van Basten, Vialli diventa uno dei rappresentanti più illustri del calcio italiano. Anche sotto il profilo del look è un innovatore, ed è il primo calciatore italiano a a portare l'orecchino. 

Berlusconi ribussa alla porta di Mantovani, ma troverà di nuovo chiuso.

"Ho sempre detto ai tifosi del Milan che devono ringraziarmi, - dirà in seguito Vialli - perché se fossi arrivato io magari non sarebbe arrivato Van Basten, e non so se avrebbero vinto tanto".

I GEMELLI DEL GOAL 

Rifiutata nuovamente la corte rossonera, Vialli, in coppia con il suo 'gemello' Mancini, compone uno degli attacchi più forti della Serie A. Estroverso e pigro Gianluca, introverso ma esplosivo Mancini, i due fanno tandem in campo, dove sviluppano un'intesa unica, e fuori, dove diventano grandi amici.

"Ci conoscevamo già per avere giocato nelle Giovanili azzurre, - ricorderà il 'Mancio' a 'La Gazzetta dello Sport', dopo esser diventato Ct. dell'Italia - dove io, senza sapere che poi sarebbe arrivato davvero a Genova, gli dicevo di venire alla Sampdoria. Mantovani voleva creare una squadra che andasse contro l’establishment del nostro calcio, forte come le migliori".

"Come attaccante Gianluca è stato sicuramente il più forte con cui ho giocato. Grazie all’enorme lavoro che ha fatto era davvero completo. Aveva tecnica, era intelligente, fisico e anche furbo".

Mancini spesso preferisce l'assist e la grande giocata al goal, anche se non disdegna risolvere di suo e farne di particolarmente belli, Vialli è più finalizzatore e nel suo percorso di crescita si trasforma in un bomber capace di svariare su tutto il fronte offensivo. Saranno loro a trascinare la Sampdoria nella sua epoca d'oro, fatta di grandi successi in Italia e in Europa. Boskov saprà gestirli al meglio, usando sapientemente un po' la carota, un po' il bastone, e ne sarà ripagato dalle grandi vittorie che i due regaleranno alla squadra. Anche se, come in tutti i rapporti che si rispettino, non mancherà qualche litigio.

"Succedeva spesso di litigare, - ammetterà Mancini - ma mai per motivi gravi. Una volta per esempio abbiamo litigato e non ci siamo parlati una settimana. Ma era una cavolata, una cosa di campo per un pallone non chiamato. Per un po’ ci siamo chiamati per cognome... Poi nella partita seguente gli ho tirato sulla testa e la palla è andata in porta. Quindi abbiamo fatto pace subito...".

Il sodalizio, che nasce ufficialmente con la finale di Coppa Italia 1985, e sarà riproposto anche in maglia azzurra nell'Italia Under 21 prima e nella Nazionale maggiore poi, sempre con Azeglio Vicini nei panni del Ct., reggerà per ben 7 anni, fino cioè al 1992, quando 'Luca-goal' accetterà il trasferimento alla Juventus. Molti anni dopo, i due amici si ritroveranno assieme con ruoli importanti nella Nazionale Maggiore. Il 'Mancio' sarà infatti scelto come Ct. nel 2018, mentre Vialli lo raggiungerà diventando capo delegazione l'anno seguente e ricomponendo, di fatto, la storica coppia. 

Roberto Mancini Gianluca Vialli Sampdoria

LA SAMPDORIA EUROPEA

La stagione 1988/89 è quella in cui si alza l'asticella in casa Sampdoria. I liguri, sconfitti dal Milan di Sacchi in estate nella Supercoppa Italiana, partecipano alla Coppa delle Coppe e cercano il grande successo in Europa a Berna il 10 maggio 1989 contro il grande Barcellona di Johan Cruijff. L'avventura europea dei blucerchiati parte con una sconfitta fuori casa contro il Norrköping (2-1), ribaltata al ritorno al Ferraris con un 2-0 targato Salsano e Vialli. Agli ottavi si rivela più agevole la sfida con i tedeschi orientali del Karl-Zeiss Jena (1-1 nella DDR, 3-1 a Genova) e si arriva ai quarti contro la coriacea Dinamo Bucarest.

Decisivo è ancora Vialli, che segna l'1-1 a Bucarest e determina di fatto il passaggio alle semifinali, visto che Boskov imposta sulla difensiva il match di ritorno e ottiene ciò che vuole, un pareggio a reti bianche utile per la qualificazione in virtù del valore doppio dei goal segnati in trasferta. In semifinale la Sampdoria deve vedersela contro il Malines del grande portiere Preudh'homme. La trasferta di andata in Belgio è durissima per i genovesi, che vanno sotto 2-0 con i goal di Ohana e Deferm, ma a un quarto d'ora dalla fine è sempre lui, Vialli, a riaccendere le speranze firmando il 2-1 finale. 

Si decide dunque tutto nel match di ritorno a Genova. La gara sarà piuttosto difficile, Preud'homme è in giornata e sembra a tratti insuperabile. Dopo l'ora di gioco, però, Cerezo sblocca il punteggio e nel finale le reti di Dossena e Salsano valgono la finalissima contro il Barcellona. In Svizzera la posta in palio è molto alta, ma c'è un problema non da poco: Vialli non sta bene, è reduce da un infortunio alla caviglia e non ha recuperato. Il centravanti lo fa presente a Boskov, ma il tecnico non vuole sentire ragioni.

"Se Barcellona vede in campo Gianluca Vialli, - gli ripete più volte negli spogliatoi - Barcellona ha paura".

Purtroppo per la Sampdoria non andrà proprio così. I blucerchiati incappano in una serata negativa, Vialli non può rendere sui suoi standard e i blaugrana si impongono 2-0 con le reti di Julio Salinas dopo pochi minuti e di Lopez Rekarte, bravo a finalizzare un'azione di contropiede nel finale. L'amarezza sui volti dei giocatori doriani è tanta, ma proprio in quell'occasione, Vialli, Mancini e gli altri fanno una promessa al presidente.

"Non ce ne andremo da Genova finché non avremo vinto qualcosa di importante".

A rendere meno amaro il finale di stagione arriva però la 2ª Coppa Italia consecutiva, la 3ª in soli 4 anni. La Sampdoria affronta il Napoli di Maradona, fresco vincitore della Coppa UEFA. All'andata un goal di Renica al San Paolo premia i partenopei, al ritorno però, allo Zini di Cremona (il Ferraris è indisponibile causa lavori per i Mondiali del 1990) i blucerchiati calano il poker. Ad aprire le danze è proprio un cremonese doc, Gianluca Vialli, a segno con uno spettacolare colpo di testa. Il centravanti lombardo si laurea anche capocannoniere del torneo con 13 goal, cifra che rappresenta a tutt'oggi un record per una singola edizione.

Vialli Sampdoria

Nel 1989/90, la banda di Boskov, un vero secondo padre per tanti di quei giocatori oltre ad essere un grande tecnico, riprova l'assalto alla Coppa delle Coppe. I doriani mancano nuovamente la conquista della Supercoppa italiana, vinta stavolta dall'Inter di Trapattoni, ma concentrono i loro sforzi sul trofeo continentale, il vero grande obiettivo. Il mercato estivo porta due innesti importanti come lo sloveno Katanec e Attilio Lombardo, che si riveleranno fondamentali.

Il primo turno con i norvegesi del Brann Bergen è piuttosto semplice e vede la Samp qualificarsi con un punteggio complessivo di 3-0 dopo il 2-0 dell'andata in trasferta targato Vialli e Mancini. Agli ottavi invece serve l'impresa con i tedeschi occidentali del Borussia Dortmund. Al Westfalenstadion il 'Cobra' Weigmann porta in vantaggio i suoi, ma un guizzo di Mancini vale l'1-1 nel finale. Al ritorno poi ci pensa Vialli: doppietta e passaggio ai quarti di finale.

Ai quarti l'avversario è più morbido, gli svizzeri del Grasshoppers, estromessi con un doppio successo (2-0 a Genova, 2-1 a Zurigo). Molto più insidiosa è la semifinale contro il Monaco. Il club del principato schiera il futuro campione del Mondo Petit a centrocampo e davanti la coppia composta da Weah e Ramón Díaz. L'andata al Louis II è spettacolare, i biancorossi segnano con Weah e Diaz, ma Vialli replica con una doppietta. Al ritorno in Italia i goal in apertura di Vierchowod e Lombardo valgono la finalissima contro l'Anderlecht.

I belgi sono da prendere con le molle, visto che hanno eliminato agli ottavi il Barcellona campione uscente. Si gioca allo Stadio Ullevi di Göteborg. Sia Boskov, sia De Mos, scelgono inizialmente uno schieramento prudente. I blucerchiati sono privi di Cerezo, infortunato. Vialli e Mancini hanno comunque ghiotte occasioni, ma la porta dei biancomalva appare stregata, e i tempi regolamentari si chiudono sullo 0-0. Si va dunque ai supplementari e a questo punto è il centravanti di Cremona a salire in cattedra e a caricarsi sulle spalle la squadra.

Boskov rompe gli indugi e manda in campo Salsano e Lombardo, due giocatori in grado di spezzare gli equilibri. E avrà ragione. I due nuovi entrati sono i protagonisti dell'azione del vantaggio al 105': Lombardo fugge via sulla destra e mette al centro, Mancini non controlla ma la palla va a Salsano. Rasoiata di quest'ultimo e palla che sporcata dal portiere De Wilde tocca il palo. Sulla ribattuta, l'estremo difensore cerca di bloccarla, ma se la lascia sfuggire il tanto che basta a Vialli per impossessarsene e spingerla in fondo alla rete. Il vantaggio maturato nel primo tempo supplementare è psicologico oltre che numerico per la Samp, che al 108' trova anche il raddoppio e chiude definitivamente i giochi: Mancini centra dalla destra per la testa di Vialli, che anticipa il portiere e firma doppietta e 2-0.

La Sampdoria si aggiudica il primo trofeo internazionale della sua storia. Con una formazione per 10/11 composta da italiani vince la Coppa delle Coppe e Gianluca Vialli si laurea capocannoniere del torneo con 7 reti. 

Vialli Italy

LA NAZIONALE E LE ASPETTATIVE DELUSE

In molti si aspettano che il Vialli devastante visto in blucerchiato si ripeta anche con la maglia dell'Italia. Ma pur segnando diversi goal, il bomber di Cremona non riuscirà in azzurro a conquistare trofei internazionali.

Vicini lo porta nell'Italia Under 21 fin dal 1983. Nel 1984 la squadra, che ha in Roberto Mancini il suo capitano, esce in semifinale contro l'Inghilterra, due anni dopo, invece è la Spagna in finale a punire gli Azzurrini. Il blocco di quell'Under 21, inclusi i due gemelli del goal, formeranno poi anche l'ossatura della Nazionale maggiore con cui Vicini tenterà l'assalto ad Euro '88 prima e ai Mondiali di Italia '90 poi.

Vialli però è un grande talento e già Bearzot lo fa esordire con l'Italia 'A', il 16 novembre 1985, all'età di 21 anni, in un'amichevole disputata a Chorzow contro la Polonia (sconfitta per 1-0). Giovanissimo partecipa anche alla sfortunata spedizione di Messico '86, che vede la Nazionale campione del Mondo in carica uscire agli ottavi con la Francia di Platini.

Ad Euro '88 in Germania Occidentale gioca assieme a Mancini e segna un bel goal alla Spagna nel girone, ma in semifinale deve arrendersi allo strapotere fisico dell'URSS di Lobanovskyi. Dopo quella partita Vicini cercherà per il centravanti un altro partner d'attacco, non dando più molta fiducia a Mancini. Ai Mondiali di Italia '90 Vialli è una delle stelle più attese e ci arriva da bomber del gruppo. Tuttavia, ancora una volta, il suo rendimento non rispecchierà le aspettative. 

L'attaccante della Sampdoria ha un problema al polpaccio e nonostante questo Vicini gli chiede un lavoro extra di sacrificio, che lo porta ad essere poco lucido sotto rete. Sbaglia un rigore nel girone, colpendo il palo contro gli Stati Uniti e si fa nuovamente male, stavolta alla coscia. In mezzo ci si mettono poi anche l'esplosione della coppia formata da Baggio e Schillaci, e il gossip, con un chiacchierato flirt con Alba Parietti, che la stessa soubrette ha recentemente ammesso.

Tutto sembra andargli contro, come la bronchite che lo estromette dai quarti di finale con l'Irlanda. In semifinale contro l'Argentina Vicini lo rilancia, lui è fra i più positivi ma gli Azzurri escono ai rigori per gli errori di Donadoni e Serena. Fine del sogno. 

"Ogni Mondiale ha una stella nascente, che fu Schillaci, e una stella cadente. Che ero io. - ha detto Vialli al 'Corriere della Sera' - Me ne capitarono di tutte: il polpaccio, la coscia, la bronchite... Però la Nazionale di Vicini resta la più divertente e spensierata di sempre".

In Azzurro i risultati migliori gli ottiene così con l'Italia militare, con cui si laurea Campione del Mondo nel 1987. L'avventura con la Nazionale maggiore di Vialli, invece, si chiude il 19 dicembre 1992, sotto la gestione di Arrigo Sacchi, dopo  59 presenze e 16 goal. Sotto la gestione del Ct. di Fusignano si registrano divergenze tattiche e di gioco che portano l'attaccante a dire basta.

"Fra di noi fu uno scontro di personalità. - dirà Gianluca - Ero abituato a dire quel che pensavo: con lui l’equilibrio tra tensione e serenità non c’era. Mi escluse, convinto che i miei dubbi avrebbero creato energie negative nel gruppo; e aveva ragione. Sbagliai io a rifiutare, quando per due volte mi richiamò, prima e dopo il Mondiale del ’94. Feci il permaloso. La maglia azzurra non si rifiuta mai".

Sampdoria 1991

LO SCUDETTO E LA CHAMPIONS SFIORATA

La delusione di Italia '90, che accomuna per motivi diversi Vialli (rendimento non soddisfacente) e Mancini (non utilizzato da Vicini) è alla base dello storico Scudetto della Sampdoria nel 1990/91. I gemelli del goal hanno voglia di rivalsa e riusciranno a compiere un'impresa storica. 

"Crescemmo passo a passo. La Coppa Italia. La finale di Coppa delle Coppe, persa. La finale di Coppa delle Coppe, vinta. E poi il 1991, l’anno dell’impresa", ricorderà Vialli.

I blucerchiati perdono in autunno la Supercoppa Europea contro il Milan di Sacchi, ma conquisteranno un titolo che solo qualche anno prima sembrava pura utopia. Vialli segna 19 goal e si laurea capocannoniere della Serie A, decidendo con i suoi goal anche i due scontri diretti contro l'Inter di Trapattoni, Mancini ne fa 12, fra cui uno spettacolare al volo contro il Napoli allo Stadio San Paolo.

'Stradivialli' mette la firma anche nella partita della vittoria matematica del titolo, il 19 maggio 1991, siglando il terzo goal contro il Lecce. Dopo il fischio finale partirà la grande festa, e per ottemperare al voto fatto, l'attaccante si tingerà i capelli di biondo platino assieme a Cerezo e Ivano Bonetti. 

La stagione seguente la Samp guarda alla preda più grossa: la Champions League. Il gruppo storico che aveva trascinato la Samp alle grandi vittorie la porta a giocarsi il titolo di campione d'Europa il 20 maggio 1992 nel palcoscenico suggestivo di Wembley. L'avversario è ancora una volta il Barcellona di Cruijff.

L'epilogo sarà lo stesso di 3 anni prima: Vialli sbaglia due buone occasioni da goal e si va ai supplementari. Qui è l'olandese Ronald Koeman a spezzare i sogni della Sampdoria e del suo centravanti, trafiggendo Pagliuca con un potente calcio di punizione. Per I Gemelli del goal e i loro compagni le lacrime di Londra segnani la fine di un ciclo.

"Sapevo già che sarebbe stata l’ultima volta con la Samp. - ricorderà Gianluca - Perdemmo 1-0. Per quattro anni ho rigiocato quella partita nei miei incubi".

La carriera del centravanti a Genova era finita: la promessa era stata mantenuta, Mantovani, che l'aveva assicurato a Boniperti, poteva cederlo alla Juventus. Separandolo dal suo 'gemello' Mancini dopo 141 goal in 321 presenze complessive.

"Gianluca ci disse che stava andando da Mantovani perché c’era la possibilità di passare alla Juve. - ricorderà Mancini - Ero in ristorante con altri compagni. Ci mettemmo a piangere tutti, anche lui. Speravamo che lui o il presidente ci ripensassero, ma poi andarono via 2-3 giocatori e cambiò tutto. Lì per certi versi terminò la mia giovinezza, perché arrivò gente con meno anni di me. Con la morte di Mantovani poi finì la nostra Sampdoria".

Gianluca Villa Juventus Champions League 1996

VIALLI ALLA JUVENTUS: GOAL E VITTORIE

Con il colpo Vialli la Juventus si aggiudica l'oscar del calciomercato estivo 1992. Alla Sampdoria vanno 30 miliardi (di cui probabilmente 22 in contanti) più 4 giocatori: Corini, Bertarelli, Michele Serena e Zanini, tutti prodotti del settore giovanile bianconero. L'avventura torinese del centravanti lombardo segna l'inizio della sua seconda vita calcistica e può essere divisa in due periodi.

I primi due anni, sotto la gestione di Giovanni Trapattoni, si rivelano complicati dal punto di vista dell'ambientamento in una grande squadra e della condizione fisica, con diversi infortuni che ne hanno minato l'integrità, e gli ultimi 2 sotto la gestione di Marcello Lippi che segnano invece la rinascita fisica e psicologica del centravanti di Cremona.

Con Trapattoni Vialli segna 10 goal in 42 presenze in campionato nei primi 2 anni sotto la Mole, nei quali riesce a esprimersi con una certa continuità solo in Coppa UEFA, dove con 5 goal è il grande protagonista del successo bianconero nella stagione 1992/93. Nella doppia finale la Vecchia Signora supera sia in Germania (1-3), sia a Torino (3-0) i tedeschi del Borussia Dortmund.

L'avvento di Lippi in panchina nel 1994 gli dà però nuovo smalto e vigore. I problemi fisici sono un ricordo e il centravanti di Cremona, che ha cambiato anche il suo look, abbandonando i baffi dei due anni precedenti e rasandosi a zero i capelli, rafforza la sua struttura fisica e riprende a segnare goal spettacolari. Fra le prodezze più spettacolari ci sono le rovesciate vincenti contro Cremonese e Reggiana. Nel primo anno sotto la guida del tecnico viareggino segna in tutto 22 reti, 17 in campionato, 3 in Coppa Italia e 2 in Coppa UEFA.

Juventus Ajax 1996

Oltre ai goal, diventa il capitano e il leader della Vecchia Signora e il finalizzatore di un tridente offensivo molto forte con Del Piero (o Baggio in seconda battuta) e Ravanelli. In campionato è un dominio bianconero e arriva lo Scudetto, il secondo in carriera per Vialli, e a fine anno è doppietta con la conquista anche della Coppa Italia. 

Ma la soddisfazione più bella per l'ex blucerchiato sarà l'affermazione in Champions League nel 1995/96. La Juventus batte 3-5 l'Ajax ai calci di rigore e diventa Campione d'Europa 11 anni dopo la tragica serata dell'Heysel. 

"Segna subito Ravanelli, pareggia Litmanen. - ricorda l'ex centravanti - Una grande partita, finita ai rigori. La chiude Jugovic segnando il quarto. Io avrei dovuto calciare il quinto o il sesto. Fu un sollievo infinito. All’Olimpico avevo sbagliato un rigore al Mondiale del '90 contro gli Stati Uniti, e nel settembre 1993 mi ero rotto un piede tirandone un altro contro la Roma. La notte di Roma sapevo che sarebbe stata l'ultima occasione per vincere la Champions. Pensi gli incubi, se no".

Laureatosi finalmente campione d'Europa, nell'estate 1996 Vialli a 32 anni decide di salutare l'Italia e tentare la carriera all'estero: si svincola e firma con il Chelsea, trasferendosi in Premier League. Si concludeva così, con 53 goal in 145 presenze, l'esperienza di 4 anni con la Vecchia Signora.

L'ADDIO ALL'ITALIA E I SUCCESSI CON IL CHELSEA

La terza e ultima vita calcistica di Vialli ha dunque luogo, per sua scelta, in un campionato estero, quella Premier League che è in forte ascesa a metà anni Novanta.

"Fu la Juve a farmi capire che non aveva intenzione di rinnovarmi il contratto. - dirà a 'Calciomercato.com' - Accadde prima che giocassimo i quarti di finale della Champions contro il Real Madrid. A essere sincero, all’inizio non ci rimasi benissimo. Tutt’altro. Pian piano però mi resi conto che lasciare Torino sarebbe stata la soluzione migliore anche per me e arrivai a quella scelta".

"Inizialmente con il Chelsea trovammo un accordo verbale, ma non scrivemmo niente, poi, con la Coppa ormai in mano, firmai".

A Londra gioca tre anni, di cui 2 e mezzo circa come semplice calciatore, mezza stagione circa nei panni di allenatore-giocatore. Con Di Matteo e Zola compone una piccola pattuglia italiana in forza ai Blues e aggiunge al suo ricco palmarès nuovi trofei.

Gianluca Vialli Chelsea

Vince subito l'FA Cup nel 1996/97, l'anno d'esordio Oltremanica, con un successo in finale per 2-0 sul Middlesbrough. È un'affermazione importante, la prima per il club da oltre un quarto di secolo. Non resterà l'unica: seguiranno infatti la Coppa delle Coppe nel 1997/98, con la vittoria in finale sullo Stoccarda grazie ad una rete di Zola dopo aver eliminato il Vicenza e, sempre nello stesso anno, la Legue Cup (nuovo 2-0 sul Boro).

L'ultimo titolo della carriera del Vialli giocatore, prima di dedicarsi integralmente a fare l'allenatore, è la Supercoppa europea del 1998, grazie ad un'affermazione a sorpresa sul Real Madrid (0-1), anche se il bomber di Cremona visse la partita esclusivamente da tecnico, avendo deciso di non schierarsi. In tutto 15 trofei, in una carriera leggendaria cui decide di porre fine a 34 anni al termine della stagione 1998/99.

Premiato nel 1995 con il World Player of the Year, assegnato dalla rivista World Soccer (terzo italiano di fila a vincerlo dopo Baggio e Maldini), nel 2015 ha visto il suo nome inserito nella Hall of fame del calcio italiano.