Il primo lampo di Maradona su azione: Pacchiarotti a Goal ricorda Pescara-Napoli del 1984

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Gianluca Pacchiarotti Maradona Pescara-Napoli 1984
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Gianluca Pacchiarotti era tra i pali quando, nel settembre 1984, Maradona segnò il suo primo goal su azione col Napoli. Ce lo ha raccontato.

2 settembre 1984. Quarto turno di Coppa Italia. Allo stadio Adriatico di Pescara, Diego Armando Maradona segna il suo primo goal ufficiale su azione con la maglia del Napoli. Il terzo, per la precisione, di 115 con la maglia azzurra. L’inizio di una storia infinita, difficilmente riassumibile con concetti o parole. Uno dei capitoli iniziali di una storia che ha portato Diego a essere, semplicemente, Napoli. In tutto e per tutto. In campo quel 2 settembre c’era anche Gianluca Pacchiarotti, portiere di quel Pescara. Non un portiere qualunque, ma il più giovane di sempre ad esordire in Serie A, quattro anni e mezzo prima, a 16 anni e 192 giorni. Un record che a quarant’anni di distanza non è ancora stato battuto.

Quel 2 settembre, il Napoli a Pescara vinse la partita senza grandi difficoltà, con un rotondo 0-3. Il terzo goal venne firmato proprio da Diego, con una rovesciata improvvisa, inaspettata. Da terra, raccolse un pallone vagante a mezz'aria e lo ribaltò in porta. Un colpo di genio, il primo dei tanti che fecero innamorare una città, un popolo. Che segnarono un’epoca. Pacchiarotti, classe 1963, ha raccontato a Goal le sensazioni e il ricordo quel giorno speciale per lui, per il Pescara e per tutto il calcio italiano.

“Quella partita per mia fortuna - o sfortuna, visto che la perdemmo - a Pescara è ricordata con molta emozione e con molto piacere. Fu la terza partita ufficiale di Maradona in Italia, era la prima volta che veniva a Pescara. C’era una grande attesa a livello mediatico, visto che era appena arrivato dopo la lunghissima trattativa. Era davvero un evento. Vinse il Napoli, che aveva delle individualità importanti. Io ricordo tutto di quella gara, fu molto bella.

Rivedendola ho sempre piacere, perché a parte il goal che subii, riuscii a fare anche delle belle parate su un grandissimo giocatore. Nonostante fossimo sotto di due goal (e sbagliammo anche un rigore sullo 0-3) neutralizzai quattro palloni a Diego, più un’uscita sui piedi. Dentro di me pensai di avercela fatta. Poi recuperò una palla spalle alla porta in piena area e la girò in rovesciata, provai col piede destro a prenderla ma non ci riuscii. Ancora oggi lo racconto ai ragazzi che alleno. È stata comunque una bella soddisfazione”.

Gianluca Pacchiarotti Maradona Pescara-Napoli 1984

Un ricordo, quello di una giornata speciale, custodito gelosamente nei cassetti della memoria di Pacchiarotti, allora soltanto ventunenne. Nella sua carriera ha giocato poco più di venti partite con i professionisti a livello di club, la maggior parte di queste con il Pescara tra Serie B, Serie C e Coppa Italia, ma ha avuto il privilegio di affrontare campioni come Baresi, Antognoni, Passarella. E poi Diego.

“Durante la gara lo osservavo, soprattutto quando aveva il pallone tra i piedi. Doveva essere osservato in maniera particolare, altrimenti avrebbe segnato più di un goal. Ricordo che non parlava tanto, non chiedeva molto la palla. In campo si trovava a meraviglia con Bertoni, con cui aveva giocato in nazionale. Ricordo le sue movenze favolose. Giocava quasi distaccato dalla squadra, sembrava come se stesse a ridosso di qualcosa. Poi prendeva la palla e faceva quello che voleva. C’era tanta semplicità. A fine partita dovetti fare l’antidoping con Salvatore Bagni. Quando finimmo, fuori non c’era più nessuno. Nessuno capì come fece Diego ad andare via”.

Di quella giornata, Pacchiarotti ha conservato il ricordo del goal subito e dello scambio di sorrisi e di maglia con Diego. Un cimelio che, nel 1985, ha poi deciso di regalare.

“Alla fine della partita nel tunnel gli chiesi la maglia e me la diede. L’ho custodita gelosamente a casa mia per un anno. Poi l’anno del militare feci la follia di darla via. All’epoca i portieri erano un po’ strani. Con gli anni un po’ mi sono pentito, ma i regali non si possono mai chiedere indietro”.

pacchiarotti PS

La storia di Gianluca Pacchiarotti

“Sono originario di Scafa, in provincia di Pescara - ci racconta Pacchiarotti, che è ancora nel calcio come allenatore dei portieri nei dilettanti - dove ancora oggi svolgo consulenza per il settore giovanile. Non c’era scuola calcio a Scafa, ho trovato squadra ad Alcyone, una piccola società di Pescara. Nella stagione 1976/77 giocai con loro tra esordienti e giovanissimi, poi feci un provino con il Pescara e mi presero. Facevo i giovanissimi, la prima squadra era appena arrivata in Serie A. La domenica facevo il raccattapalle. Nell’ottobre del 1980 Agroppi mi mise definitivamente nella prima rosa del Pescara, dove rimasi fino al 1985”.

La sua crescita nel Pescara fu frutto di un momento fortunato del settore giovanile della società, un ricambio che permise la crescita e lo sviluppo di diversi talenti. Una rivoluzione considerata il primo passo della costruzione di quello che sarebbe stato il grande Pescara di Galeone.

“In quegli anni il Pescara non pescava molto sui giovani, ma alla fine degli anni ’70 venne ristrutturato il settore giovanile, con maestri di calcio come Gino Stacchini, Mario Tontodonati o Saul Malatrasi. Io ci capitai dentro e ci fu qualche piccola apertura per i giovani, prima che il calcioscommesse cambiò ancora le carte in tavola. I frutti li raccolse Galeone”.

Pacchiarotti era uno di questi talenti, tanto che già in giovane età era entrato nel giro delle nazionali giovanili dell’Italia.

“Ho giocato in Under-16, poi 16 partite con l’allora Juniores, oggi chiamata Under 20. L’ultima partita con la Juniores l’ho giocata a 18 anni. Poi ho fatto delle amichevoli con la Nazionale Serie B, che era allenata da Valcareggi. Mi sono tolto delle bellissime soddisfazioni. Ho condiviso il campo anche con Donadoni, Mancini, Bergomi, Vialli. Nel 1981 vincemmo il torneo di Montecarlo, era una grande squadra. Sono arrivato anche nella Nazionale Miliitare”.

Gianluca Pacchiarotti Italia Militare

Il record

Nella stagione 1979/80 Pacchiarotti entrò nel giro della prima squadra del Pescara, premiato da Gustavo Giagnoni, ex allenatore di Milan, Roma e Torino. Già un paio di mesi prima dell’esordio, visse l’emozione della prima convocazione: a Pescara arrivava l’Inter. Gianluca era giovane, aveva compiuto 16 anni il 30 agosto 1963. Era il quarto nelle gerarchie.

“I portieri erano Piagnerelli e Pinotti, mentre Pirri era il terzo portiere che spesso veniva aggregato. L’anno successivo diventai il secondo con Agroppi ed esordii in Serie B contro il Milan. All’inizio del 1980 c’erano stati degli infortuni. Il Pescara doveva giocare con l’Inter in casa. Venni convocato in prima squadra da un grande allenatore come Gustavo Giagnoni. C’erano delle voci che parlavano di un possibile esordio se il titolare dell’epoca non avesse recuperato. Alla fine però andai in tribuna. Ero giovanissimo, ma Giagnoni mi vedeva bene. Anche se io mi allenavo con Allievi e Primavera. Poi mi ero fatto da solo, perché non c’era un allenatore dei portieri. I primi allenamenti specifici li feci a Coverciano. Avevo una buona capacità di apprendimento”.

Il 9 marzo 1980, poi, Pacchiarotti riscrisse la storia. Durante Perugia-Pescara subentrò a Pirri, infortunatosi a 10 minuti dalla fine. Aveva 16 anni e 192 giorni. Quella sarebbe stata la sua unica presenza in Serie A. Gli è bastata per diventare il più giovane portiere a giocare una partita nel massimo campionato italiano. Un record che resiste da quarant’anni. Che nessuno è mai riuscito a battere.

“Il record è qualcosa che fa piacere, è una soddisfazione, anche se dopo l’esperienza in Bundesliga sono sempre rimasto nei dilettanti. Il ricordo più bello e l’onore più grande è quello di aver giocato con le giovanili, ho giocato davvero con nomi importanti. L’esordio è qualcosa in più, anche se non sono rimasto ad alti livelli".

Gianluca Pacchiarotti Pescara

Germania, dilettanti e presente

Pacchiarotti detiene un altro primato, anche se non registrato ufficialmente. È stato il primo italiano a tentare l’avventura in Bundesliga: nel 1986 firmò un contratto di un anno con lo Schalke 04.

“Fu un’avventura. Presi un aereo al volo e partii per fare una prova. Feci una settimana di allenamenti da solo, ero un po’ demoralizzato. Poi firmai il contratto. Si concluse un anno dopo a scadenza. L’anno dopo lo Schalke cambiò tanto, arrivò anche Toni Schumacher e visse una brutta retrocessione”.

Un’avventura conclusa senza nemmeno una presenza, ma di grande arricchimento personale. Nonché l’ultima tra i professionisti, prima di entrare nel mondo dei dilettanti e non uscirne più. Non soltanto come calciatore, ma anche da allenatore dei portieri, professione che tuttora svolge nelle categorie regionali dell’Abruzzo.

“Dopo lo Schalke ero rimasto senza squadra, era il gennaio 1988. Un ex portiere voleva darmi una mano, mi disse che c’era una squadra di Serie C interessata. Io avevo già maturato l’idea di lasciar perdere il professionismo, anche se non c’era un motivo particolare. Ero sereno, ma non potevo dire ‘no’ all’opportunità. Anche se poi non se ne fece nulla e rimasi fermo. Andai a Termoli, nei dilettanti. Mi trovai a meraviglia. Da lì sono sempre rimasto nei dilettanti, anche se mi hanno cercato a livello professionistico. Lo stesso da quando sono allenatore dei portieri: 15 anni fa ho avuto l’occasione di tornare tra i professionisti, ma ho detto di no”.

Gianluca Pacchiarotti oggi

La sua impronta nel calcio professionistico, comunque, è rimasta indelebile. Nessuno è mai riuscito a cancellarla. Nemmeno Buffon. Nemmeno Donnarumma, quello che Pacchiarotti - che di giovani e di precocità se ne intende - vede come il portiere del futuro.

“Donnarumma oggi ha già giocato oltre 200 partite. Pochi anni dopo l’esordio dissi che doveva maturare ancora delle esperienze internazionali. Oggi è il portiere dell’Italia e sta facendo esperienze a massimo livello. Gli manca una Champions League. Una volta che la farà, sarà destinato verso un posto tra i primi quattro portieri del mondo. Ha ancora 21 anni e ha dimostrato di avere una spiccata personalità soprattutto nei momenti di difficoltà. A mio avviso può diventare il top”.

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