Futuro sulla panchina Leicester? Mancini non sarebbe interessato

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Mancini non dovrebbe raccogliere l'eredità di Ranieri alla guida del Leicester ma ricorda: "Quando le cose non vanno paga sempre l'allenatore".

La notizia dell’esonero di Claudio Ranieri, da un lato ha scatenato un vortice di reazioni, la maggior parte delle quali condannano la scelta del Leicester, dall’altro ha aperto una questione più squisitamente tecnica legata al nome del successore del tecnico che nella scorsa stagione ha stupito il mondo guidando le Foxes alla conquista del titolo di campioni d’Inghilterra.

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Nelle ultime ore, sono iniziate a circolare le prime ipotesi e tra i profili emersi spiccano quelli di Alan Pardew, Franck De Boer e soprattutto di Roberto Mancini.

Il tecnico jesino, reduce dal divorzio con l’Inter che si è consumato la scorsa estate, conosce benissimo la Premier League perchè per quattro stagioni ha guidato il Manchester City, squadra con la quale ha vinto anche il campionato, una Coppa d’Inghilterra ed una Community Shield, e conosce anche l’ambiente di Leicester visto che ha chiuso la sua straordinaria carriera da giocatore vestendo per un breve periodo proprio la maglia delle Foxes.

Per tali motivi, in Inghilterra si è parlato con molta insistenza del possibile approdo di Mancini sulla panchina dei campioni d’Inghilterra, tanto che anche i bookmakers l’hanno dato come grande favorito sui suoi colleghi.

Secondo quanto riportato da Sky Sports però, difficilmente l’ex tecnico dell’Inter approderà al Leicester. Mancini infatti, non sarebbe momento disponibile a prendere in considerazione questa destinazione e a diventare quindi l’erede di Ranieri.

E proprio dell'esonero di Ranieri ha parlato lo stesso Mancini in un'intervista esclusiva concessa a 'Romanews': "Purtroppo il calcio è così: se uno vince è il migliore, se uno perde paga sempre. Lui ha fatto qualcosa di talmente grande che tra duemila anni si ricorderanno sempre di Ranieri ed è questa poi alla fine la cosa più importante”.

L'ex tecnico dell'Inter però non è d'accordo con chi parla di mancata riconoscenza: "Noi facciamo gli allenatori e quando abbiamo scelto di fare questo lavoro sapevamo a che cosa si poteva andare incontro. Purtroppo nelle sconfitte e nei momenti difficili delle squadre il primo a pagare è sempre l’allenatore, questo è il calcio. E’ la legge del calcio".

 

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