Emozioni al Golden Boy 2018: Chiellini presente per omaggiare Scirea

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Presentato alla Mole Antonelliana il docufilm dedicato a Gaetano Scirea. Chiellini: "Valori rimasti nel cuore". Mariella: "Grazie anche al Torino".

Emozioni in prima linea per la conferenza stampa di presentazione del Golden Boy 2018, storico premio di Tuttosport, e del docufilm di Sky, curato da Federico Buffa e dedicato alla memoria di Gaetano Scirea. A parlare presso la splendida cornice della Mole Antonelliana, tra gli altri, il capitano della Juventus, Giorgio Chiellini: “Sono qua per Mariella e per Riccardo perché sono persone che ho conosciuto da quando sono arrivato alla Juventus ed è stato da loro che ho cominciato a conoscere Gaetano. Ero molto piccolo quando è mancato, quindi ho avuto modo di vedere solo i video delle sue gesta calcistiche, ma tutti i valori che ha tramandato li ho conosciuti nell'ambiente Juventus. Mariella e Riccardo hanno portato avanti valori che ci sono rimasti nel cuore e li viviamo tutt'oggi. Ho la fortuna di vivere con Riccardo quotidianamente, e il minimo che ho potuto fare è scrivere quel libro per portare avanti i valori che Gaetano ha dato”.

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Via video, anche il ricordo di Giovanni Trapattoni: “Un onore aver avuto Gaetano come giocatore. Un campione in campo, ma soprattutto un campione di valori umani e di umiltà”. La parola, dunque, a Mariella Scirea: "Prendere il microfono dopo queste emozioni diventa molto complicato. Sono grata per quello che gli amici di Sky, e in particolare Buffa, hanno voluto fare per ricordare Gaetano in un momento importantissimo. Nel momento in cui alcuni sconsiderati hanno cercato di cancellare le gesta di Gaetano, ma soprattutto i valori che ha rappresentato, credo che questa sera questi racconti da parte dei suoi amici e di chi lo ha conosciuto abbiano contribuito a ricordarli. Questo filmato, che è il primo, per me è un regalo. Un regalo che Sky ha fatto a me, a Riccardo e alla nostra famiglia sotto l'albero di Natale. Ci sono anche aneddoti simpatici. E voglio ringraziare tutti i compagni di Gaetano che sono qui e anche quelli del Torino che hanno voluto essere qui perché abbiamo continuato a essere amici. I nostri ragazzi si sono sempre frequentati e questo è stato un segno da parte loro di grande amicizia”.

Spazio, poi, a Buffa: “C'è scritto Sky “Buffa racconta”, ma togliete Buffa. Scirea viene raccontato da chi l'ha conosciuto. Ho avuto l'onore di raccontare molte storie di sport, ma mai storie di questa autorevolezza. Ho avuto l'onore di conoscere la famiglia di Gaetano e la cosa che mi ha sorpreso di più è il grande rispetto per gli avversari. Ci sono giocatori del Torino, che sono qui oggi. Io ho avuto mezz'ora di chiacchierata con Renato Zaccarelli, che mi ha raccontato anni di grandi derby e il grosso rispetto nutrito nei confronti di Scirea. Come ti metteva in difficoltà, il suo modo di stare in campo e, soprattutto, mi ha spiegato il lato calcistico: tutti noi guardavamo Luis Suarez che era il preferito di Gaetano, che nasce tifoso dell'Inter. Quando giocavi contro di lui faceva tutto e sapeva fare tutto".

"La storia - continua Buffa - comincia con lui che gioca contro un muro e un tecnico che lo guarda e si stupisce della naturalezza con cui calcia mentre mangiava un panino. E da lì lo seguiamo fino alla fine. E ci sono momenti in cui ho chiesto: 'Ma siete sicuri? La posso dire questa cosa che mi avete detto?'. Perché in tanti momenti siamo andati al di là della storia giornalistica. Mariella mi ha fatto vedere un cartoccio con dentro l'orologio che si è fermato nell'istante esatto dell'incidente. E Paolo mi ha sussurrato una cosa così tremenda che non volevo mettere, ma lui mi ha detto 'Sì, mettiamola'".

"Non è una storia raccontata da me, è raccontata da chi l'ha incontrata - conclude Buffa - Penso sia un bel momento di raccontare una storia di Scirea. Non solo perché era un calciatore fuori dal comune, ma perché secondo me abbiamo perso tutti il gusto di giocare a pallone come una volta. Per la strada, contro il muro. Perché si diventava forti così, per le strade, con la mamma che ti insegue. Manca questo di quel calcio, manca quella spontaneità”.

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