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Editoriale - Italia in rodaggio, ma Conte ha trovato in Pellè il suo Llorente

08:23 CET 17/11/14
Graziano Pellè Italy Croatia
L'ingresso di Graziano Pellè ha cambiato volto all'Italia: Conte lo utilizza come faceva con Llorente, il suo lavoro è stato fondamentale.
    Sergio Stanco
Editorialista Goal Italia

Non si può neanche parlare di passo indietro, perché già contro Malta l'Italia aveva offerto una prestazione decisamente deficitaria. Poi, rispetto a Malta, almeno la Croazia gioca, ha qualità ed esperienza, tanto che per lunghi tratti della gara ci ha costretto a rincorrere palla, senza quasi mai vederla. Abbiamo sprecato risorse in un pressing disorganizzato e reso facilmente innocuo dal giro palla sereno dei croati e il cambio campo preciso che ci coglieva costantemente impreparati.

La squadra non ha mai trovato le misure e anche la nostra panchina ci ha messo troppo a disinnescare la tattica croata. Per essere precisi 63', il momento esatto dell'ingresso in campo di Pellé. I nostri avversari pressavano altissimi, impedivano il gioco da dietro e non ci consentivano di manovrare palla a terra. Zaza e Immobile giravano a vuoto, non riuscivano a difendere il pallone e a far salire i compagni. De Rossi e Marchisio non avevano spazio e la difesa finiva per essere costantemente sotto pressione, perché i croati recuperavano palla troppo alti.

Pellé ha cambiato tutto: l'ariete pugliese si è messo là davanti a fare il riferimento centrale e con la tattica più antica del calcio - palla lunga e pedalare - abbiamo guadagnato metri, fatto respirare la difesa, allungato la Croazia e, di conseguenza, concesso metri ai centrocampisti, finalmente liberi di impostare e accompagnare. Solo che quando è entrato Pellé si era già al 63' e per di più al terzo cambio. Ed è strano che Conte ci abbia messo tanto, perché queste difficoltà sono esattamente le stesse che ha dovuto fronteggiare alla Juve, dove il suo Pellé era Llorente, destinatario di ogni pallone lungo dalle retrovie volto a saltare il primo pressing avversario.

E pure le difficoltà del primo tempo sono le stesse che la Juve si trovava a fronteggiare (soprattutto in Europa) contro formazioni che schieravano attaccanti esterni larghissimi, come ha fatto la Croazia a San Siro. In questo modo i laterali azzurri erano costretti ad abbassarsi e la squadra finiva per difendere a cinque anziché a tre, rimanendo costantemente in inferiorità numerica a centrocampo. E con un centrale di troppo dietro (tre centrali per il solo Mandzukic), mentre De Sciglio e poi Candreva rimanevano costantemente uno contro uno. L'infortunio di Pasqual (28' del primo tempo), nella sfortuna, avrebbe consentito a Conte di sistemare la squadra, mettendo la difesa a quattro. Invece, nulla. 

La squadra è rientrata col 4-4-2 solo dopo l'intervallo, ma continuava a non avere le misure giuste tra i reparti. Quindi, al 52', altro cambio: fuori Immobile e dentro El Shaarawy. Nelle intenzioni di Conte la squadra avrebbe dovuto trasformarsi in un 4-3-3, ma in realtà finiva per essere un 4-5-1, con il Faraone e Candreva praticamente sulla linea dei centrocampisti, più impegnati a garantire i raddoppi che a ripartire. Anche perché Zaza, ormai isolato là davanti, non riusciva a proporsi come punto di riferimento. Da qui la scelta di Pellé. E da lì in avanti l'Italia è cambiata. Troppo tardi.